Il Papa telefona a suor Vincenza: “Sono Francesco!”

5 Febbraio 2020 News

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Gioia e stupore, dopo oltre un mese, non abbandonano suor Vincenza Pesenti dal pomeriggio del 28 dicembre. Poco dopo le 17 squilla il telefono nella Casa della Divina Provvidenza a Dronero (CN) dove la congregazione delle Figlie della Carità accoglie donne con disabilità fisica e psichica.

Qui la religiosa vive da 65 anni, praticamente da quando è diventata suora, e alle «ragazze», così le chiama affettuosamente, ha dedicato con amore tutta la sua esistenza. Suor Anna Maria, la portinaia, risponde e pensa che dall’altro capo del filo sia il fratello di suor Vincenza o un suo parente, quindi la chiama, ignara della grande sorpresa che l’attende. «Pronto, sono papa Francesco», dice l’uomo. «Non potevo crederci, ero confusa, ho pensato a uno scherzo. E gli ho chiesto: non ho capito, ma è papa Francesco quello di Roma? Non avrei mai pensato a una cosa così grande». Con la voce rotta dall’emozione, suor Vincenza continua: «Ma come Santità, lei ha chiamato me, una povera tapina che non capisce niente?». Bergoglio insiste: «Volevo parlare proprio con lei, la suora più giovane della casa!», scherzando sui 90 anni della religiosa, compiuti lo scorso ottobre. «Complimenti, perché continua a lavorare per le sue ragazze», ha continuato il Papa. E suor Vincenza: «Sa, le superiore non sapevano dove mettermi, alla mia età, e mi hanno lasciata qui».

Infine il Santo Padre la ringrazia per quello che fa e la saluta con la consueta richiesta di pregare per lui. Piena di felicità, racconta tutto alle consorelle e poi alle “perle”, così vengono definite le ospiti della Casa. «Quando vedono la foto di Francesco, la baciano e dicono che il Papa si è ricordato di loro», testimonia suor Lucia Moretti, superiora della comunità composta da 9 religiose, una trentina di donne accolte, operatori e volontari.

«Sono contentissima per il dono ricevuto: il Papa parla sempre a un’immensità di persone e pensare che per qualche minuto è stato tutto per me mi riempie il cuore» commenta suor Vincenza. «Tutti in paese mi chiedono della telefonata con il Papa, anche chi non è credente. Sarei felice se chiunque mi fa domande dicesse un’Ave Maria per le intenzioni del Santo Padre, che sono sempre nelle nostre preghiere», aggiunge.

E ricorda contenta che ha professato i primi voti nel maggio del lontano 1954, dopo 3 anni di formazione. «È stata la mamma per tante ragazze orfane, povere e disabili, dedicandosi a loro giorno e notte» sottolinea la superiora suor Lucia. «E ancora oggi non si risparmia. Un esempio per tutti».

Pochi minuti dopo la chiamata del Papa era squillato anche il telefono del giornalista Alberto Burzio, chiamato Barba Bertu (“barba” è il termine con il quale, in piemontese, si identifica confidenzialmente lo zio in famiglia, ndr). Al cellulare compare “numero privato” e anche lui pensa a uno scherzo quando sente la voce di Bergoglio. «No no, sono proprio papa Francesco», insiste l’interlocutore. Fra le mani del Papa è arrivato il libro Uomini e donne sulle tracce di Dio scritto da Burzio (vedi riquadro qui sotto), che contiene anche la storia di suor Vincenza, e voleva ringraziarlo. «Gli ho detto che non meritavo la sua telefonata e che avevo un desiderio: che chiamasse suor Vincenza. Mi ha risposto che l’aveva già fatto!», riferisce lo scrittore, che collabora con il settimanale diocesano La Guida. Anche ad Alberto è arrivata la richiesta del Papa di pregare per lui. Una richiesta subito accolta.

di Laura Badaracchi

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