Il Papa scrive ai sacerdoti una lettera di ringraziamento ed esortazione

7 Agosto 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Domenica, poco prima di chiudere l’Angelus, papa Francesco ha ricordato che il 4 agosto è una data importante. È il giorno in cui ricordiamo Jean-Marie Baptiste Vianney, il santo francese noto col nomignolo di “curato d’Ars”. Vianney morì il 4 agosto di 160 anni fa (1859) ad Ars, il paesino nel cuore di Francia nel quale passò più di quarant’anni a fare il parroco per una comunità di pochissime anime. Pochissime anime alle quali, però, lui si dedicò con energie infinite, come se fossero tutti i cristiani del mondo. E per questo nel 1925 papa Pio XI non solo lo fece santo, ma lo volle anche patrono dei parroci.

E a tutti i sacerdoti, parroci e no, Francesco ha annunciato di avere scritto una lettera per incoraggiarli nel timore che si sentano “colpevolizzati” per crimini che non hanno commesso. La lettera è scandita in quattro capitoli: Dolore, Gratitudine, Coraggio, Lode. Questi sono alcuni passi salienti.

Sul Dolore: “Indubbiamente, è un tempo di sofferenza nella vita delle vittime che hanno subìto diverse forme di abuso; anche per le loro famiglie e per tutto il Popolo di Dio… Se in passato l’omissione ha potuto trasformarsi in una forma di risposta, oggi vogliamo che la conversione, la trasparenza, la sincerità e la solidarietà con le vittime diventino il nostro modo di fare la storia e ci aiutino ad essere più attenti davanti a tutte le sofferenze umane”.

Queste le parole del Papa sulla Gratitudine: “Fratelli, grazie per la vostra fedeltà agli impegni assunti. È veramente significativo che, in una società e in una cultura che ha trasformato “il gassoso” in valore ci siano delle persone che scommettano e cerchino di assumere impegni che esigono tutta la vita”.

Sul Coraggio: “Delusi dalla realtà, dalla Chiesa o da noi stessi, possiamo vivere la tentazione di aggrapparci a una «tristezza dolciastra», che i padri dell’Oriente chiamavano accidia… Conosciamo quella tristezza che porta all’assuefazione e conduce gradualmente alla naturalizzazione del male e dell’ingiustizia con il debole sussurro di quel «si è sempre fatto così». Tristezza che rende sterili tutti i tentativi di trasformazione e conversione, propagando risentimento e animosità… Fratelli, riconosciamo la nostra fragilità, sì; ma permettiamo che Gesù la trasformi e ci proietti in continuazione verso la missione”.

Infine, così si esprime Francesco sulla Lode: “È impossibile parlare di gratitudine e incoraggiamento senza contemplare Maria… Se qualche volta lo sguardo inizia a indurirsi, o sentiamo che la forza seducente dell’apatia o della desolazione vuole mettere radici e impadronirsi del cuore; se il gusto di sentirci parte viva e integra del Popolo di Dio comincia a infastidirci e ci sentiamo spinti verso un atteggiamento elitario… (bisogna) non avere paura di contemplare Maria e intonare il suo canto di lode”.

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA SCRITTA DA PAPA FRANCESCO AI SACERDOTI

Ai miei fratelli presbiteri.

Cari fratelli,

ricordiamo il 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars, proposto da Pio XI come patrono di tutti i parroci del mondo. Nella sua festa voglio scrivervi questa lettera, non solo ai parroci ma anche a tutti voi, fratelli presbiteri, che senza fare rumore “lasciate tutto” per impegnarvi nella vita quotidiana delle vostre comunità. A voi che, come il Curato d’Ars, lavorate in “trincea”, portate sulle vostre spalle il peso del giorno e del caldo (cfr Mt 20,12) e, esposti a innumerevoli situazioni, “ci mettete la faccia” quotidianamente e senza darvi troppa importanza, affinché il Popolo di Dio sia curato e accompagnato. Mi rivolgo a ciascuno di voi che, in tante occasioni, in maniera inosservata e sacrificata, nella stanchezza o nella fatica, nella malattia o nella desolazione, assumete la missione come un servizio a Dio e al suo popolo e, pur con tutte le difficoltà del cammino, scrivete le pagine più belle della vita sacerdotale.

Qualche tempo fa ho manifestato ai Vescovi italiani la preoccupazione che, in non poche regioni, i nostri sacerdoti si sentono ridicolizzati e “colpevolizzati” a causa di crimini che non hanno commesso e dicevo loro che essi hanno bisogno di trovare nel loro vescovo la figura del fratello maggiore e il padre che li incoraggi in questi tempi difficili, li stimoli e li sostenga nel cammino.

Come fratello maggiore e padre anch’io voglio essere vicino, prima di tutto per ringraziarvi a nome del santo Popolo fedele di Dio per tutto ciò che riceve da voi e, a mia volta, incoraggiarvi a rinnovare quelle parole che il Signore ha pronunciato così teneramente nel giorno della nostra ordinazione e costituiscono la sorgente della nostra gioia: «Non vi chiamo più servi… vi ho chiamato amici»…

di Enrico Casarini

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