Il Papa ricorda: “Dobbiamo conoscere la Parola di Dio”

29 Gennaio 2020 News

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Credit Osservatore Romano

C’erano anche lo scienziato Antonino Zichichi e il calciatore della Roma Nicolò Zaniolo tra le quaranta persone che, domenica scorsa, hanno avuto la gioia di ricevere una Bibbia dalle mani di papa Francesco in occasione della I Giornata della Parola di Dio. Con loro anche un carabiniere, un poliziotto, un docente universitario e altri esponenti di tutte le categorie della società. Un dono simbolico con cui il Pontefice ha voluto ribadire non solo l’importanza della Parola di Dio ma anche che questa è per tutti, per ciascuno di noi.

Francesco ha istituito la Giornata della Parola di Dio lo scorso  settembre e ha stabilito che cada nella terza Domenica del Tempo Ordinario. Per l’occasione, il Papa ha celebrato la Messa nella Basilica Vaticana: «Abbiamo bisogno della Parola di Dio: di ascoltare, in mezzo alle migliaia di parole di ogni giorno, quella sola Parola che non ci parla di cose, ma ci parla di vita» ha detto nell’omelia. E ci ha invitato a fare spazio dentro di noi alla Parola di Dio, pur nella frenesia della vita quotidiana: «Leggiamo quotidianamente qualche versetto della Bibbia. Cominciamo dal Vangelo: teniamolo aperto sul comodino di casa, portiamolo in tasca con noi o nella borsa, visualizziamolo sul cellulare, lasciamo che ogni giorno ci ispiri. Scopriremo che Dio ci è vicino, che illumina le nostre tenebre, e che con amore conduce al largo la nostra vita».

Nell’omelia Francesco ha commentato il Vangelo del giorno, in cui Matteo ripercorre l’inizio della predicazione di Gesù e la chiamata dei primi quattro Apostoli, Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni: «Gesù, che è la Parola di Dio, è venuto per parlarci, con le sue opere e con la sua vita. È un messaggio di gioia: Dio è venuto a visitarci di persona, facendosi uomo» ha detto.


Prosegue il Papa: «Gesù cominciò da una periferia. Possiamo cogliervi un messaggio:
la Parola che salva non va in cerca di luoghi sterilizzati, sicuri. Viene nelle nostre complessità, nelle nostre oscurità. Oggi come allora Dio desidera visitare quei luoghi dove pensiamo che Egli non arrivi». Tra questi luoghi ci sono anche i nostri cuori chiusi a cui Lui, però, non smette mai di parlare: «Non ha paura di esplorare i nostri cuori, i nostri luoghi più aspri e difficili. Egli sa che solo il suo perdono ci guarisce, solo la sua presenza ci trasforma, solo la sua Parola ci rinnova. Apriamo a Lui le nostre vie più tortuose, quelle che abbiamo dentro e che non vogliamo vedere o nascondiamo, lasciamo entrare in noi la sua Parola».

Pensando ai primi che ha chiamato con sé, Francesco ha sottolineato: «I primi destinatari della chiamata furono dei pescatori: non persone accuratamente selezionate in base alle capacità ma gente comune che lavorava». Gente che lo ha seguito subito, senza nemmeno chiedergli perché: «Semplicemente perché si sentirono attratti. Erano stati attirati dall’amore. Per seguire Gesù non bastano i buoni impegni, occorre ascoltare ogni giorno la sua chiamata». Ascoltare la chiamata significa, appunto, accogliere ogni giorno la sua Parola.

di Tiziana Lupi

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