Il Papa incontra il sindaco di Roma

4 aprile 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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Il vescovo e il sindaco: è sempre importante l’incontro tra la massima autorità religiosa di una città e la sua massima autorità civile (con contorno di consiglieri e assessori) quando avviene nel municipio, cioè la “casa” di tutti i cittadini. 

L’incontro entra addirittura nella storia quando avviene a Roma e il sindaco più “importante” d’Italia incontra il suo vescovo, ovvero il Papa. 

Ci segniamo, dunque, la data di martedì 26 marzo, quando, attorno alle 10.30, papa Francesco è giunto sul colle del Campidoglio per incontrare per la prima volta il sindaco Virginia Raggi nel Palazzo Senatorio, la sede dell’amministrazione comunale romana. 

Quando la Focus blu è arrivata in piazza del Campidoglio, Virginia Raggi (con la fascia tricolore delle occasioni ufficiali) si è fatta incontro a Francesco per dargli il benvenuto a nome della città. Lui, sorridente e come tutti incurante della pioggerella che scendeva, ha detto: «Era tanto che volevo venire!». 

Così è iniziata la visita, densa di “appuntamenti”. Salito lo scalone di papa Sisto IV fino al primo piano, Francesco prima ha incontrato nel Salotto dell’Orologio la famiglia del sindaco (il marito Andrea e il figlio Matteo: Il Messaggero ha scritto che il Papa lo ha esortato a realizzare il suo sogno di diventare uno scienziato), poi si è ritirato con la Raggi nel suo studio per un colloquio privato aperto con il “dono” più emozionante che un sindaco di Roma può fare a un ospite: uno sguardo sul Foro dal balconcino dello studio, ricavato nel torrione di Niccolò V. Francesco ha poi incontrato nella Sala dell’Arazzo dirigenti, assessori, consiglieri (a loro ha donato copie di Ripensare il futuro dalle relazioni, volume che raccoglie i suoi discorsi sull’Europa), ha firmato il Libro d’Oro Capitolino riservato agli ospiti illustri, e infine è entrato nell’Aula Giulio Cesare dove, dopo il saluto del sindaco, ha parlato alla giunta comunale e ai consiglieri: in pratica alla città e al suo governo…

Le sue parole sono state al contempo una dichiarazione di rispetto e affetto per Roma e un’esortazione alla città, perché sia all’altezza di ciò che incarna.

«Roma è divenuta meta e simbolo per coloro che, riconoscendola come capitale d’Italia e centro del Cattolicesimo, si sono incamminati verso di essa per ammirarne le tracce del passato, per venerare le memorie dei Martiri, per celebrare le principali feste dell’anno liturgico e per i grandi pellegrinaggi giubilari, ma anche per prestare la loro opera nelle istituzioni della Nazione italiana o della Santa Sede…»..

«Roma è un organismo delicato che necessita di cura umile e assidua e di coraggio creativo per mantenersi ordinato e vivibile, perché tanto splendore non si degradi e al cumulo delle glorie passate si possa aggiungere il contributo delle nuove generazioni, il loro specifico genio, le loro iniziative, i loro buoni progetti… Ancora più decisivo, però, è che Roma sappia anche nelle mutate circostanze odierne essere faro di civiltà e maestra di accoglienza, che non perda la saggezza che si manifesta nella capacità di integrare… Roma città dei ponti, mai dei muri! Non si temano la bontà e la carità!». Dopo queste parole accorate, Francesco ha portato allegria chiudendo con un saluto irrituale: «Su ciascuno di voi invoco l’abbondanza delle benedizioni divine e per tutti assicuro un ricordo nella preghiera. E voi pregate per me… E se qualcuno di voi non prega, almeno pensatemi bene!».

L’ultimo pensiero del sindaco per il Papa è stato quello di intitolare la Sala della Piccola Protomoteca (vuol dire “raccolta di busti”) all’enciclica Laudato si’ (ma è stato fatto notare che il titolo sul cartello era sbagliato: Laudato sì…). Dopo lo scambio dei doni e il saluto ai romani che attendevano in piazza del Campidoglio («Vorrei chiedere a ciascuno di voi di prendervi cura l’uno dell’altro, di rispettarvi. Così incarnate i valori più belli di questa città: una comunità unita, che vive in armonia») a mezzogiorno il Papa è tornato in Vaticano.

di Enrico Casarini

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