Il Papa ha telefonato a un bambino per tranquillizzarlo sulla zia malata

30 Dicembre 2015 News

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don Enzo Gabrieli e il Bambinello con i parrocchiani_alta

don Enzo Gabrieli alla messa i Natale ha rivelato che il Papa ha telefonato a una famiglia di suoi parrocchiani

Mendicino è un paese di circa 10 mila abitanti in provincia di Cosenza. In questa periferia geografica, nella settimana di Natale, una sera, poco dopo le 18, squilla il telefono in una famiglia della parrocchia San Nicola. Risponde la mamma e dall’altra parte qualcuno chiede di parlare con il piccolo di casa, l’unico figlio. La madre replica: «Chi lo desidera?». «Sono papa Francesco». Dopo un breve, iniziale imbarazzo, la donna si riprende. Il suo bambino, che frequenta la catechesi per la prima comunione, aveva deciso di scrivere al Pontefice per chiedergli preghiere: la zia materna ha un cancro, sta molto male. E Bergoglio «si è comportato come un parroco, è il parroco di tutti noi.

Ha chiamato per informarsi sulle condizioni della zia senza fretta né alcuna formalità, tanto che è stato percepito subito vicino, come uno di famiglia che si attardava alla cornetta e si interessava con attenzione. Una grande consolazione per loro, compreso il bimbo, autore della lettera, che per l’emozione non è riuscito a parlare con il Santo Padre, ma che ha seguito la telefonata accanto alla mamma», racconta don Enzo Gabrieli, da quasi 15 anni parroco locale. 

A lui la famiglia ha voluto affidare queste confidenze, chiedendo di restare anonima per rispettare la privacy. «Mi hanno però autorizzato a parlarne nella messa di Natale, se l’accaduto poteva far del bene ad altri» così come per loro era stato una carezza sulla sofferenza e «un dono troppo grande» per custodirlo gelosamente. Il Papa ha assicurato il suo ricordo nella preghiera della zia e ha chiesto di salutarla con affetto da parte sua. E la zia, raggiunta dai parenti, ha avuto subito la notizia al telefono: un regalo inaspettato e gradito. «Noi calabresi abbiamo una tradizione: quando viviamo grandi gioie o dolori, ad esempio un matrimonio o un lutto, lasciamo la porta di casa sempre aperta perché nessuno bussi: un segno di condivisione. Così ha deciso di fare questa famiglia, riferendomi della telefonata e dicendomi che potevo a mia volta dare la notizia», dice don Enzo, che non sapeva della lettera. La sua gratitudine verso il Papa è immensa: «Tanta gente si è riavvicinata alla Chiesa grazie alla sua testimonianza. E dall’inizio del Giubileo non faccio altro che confessare chi chiede di ricevere il perdono del Signore. A noi sacerdoti Francesco insegna cosa significa essere pastori, quali sono le priorità: fermarci ad ascoltare, a incontrare le persone. Quando lui parla sentono che quella parola le interpella individualmente, quello sguardo è rivolto a ciascuno».

di Laura Badaracchi

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