Francesco ha aperto la Settimana di Preghiera per l’Unita dei Cristiani

23 Gennaio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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La  Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani è un appuntamento così importante per papa Francesco che ha scelto di fare una modifica al suo calendario di impegni pur di non mancarlo.

Tradizionamente la celebrazione dei vespri presieduta dal Papa cadeva alla chiusura dell’iniziativa. Quest’anno, però, la Settimana sarebbe finita venerdì 25 gennaio, mentre Francesco è a Panama… Così è stata presa la decisione di fare questo piccolo stravolgimento: papa Francesco avrebbe aperto la Settimana con i vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura.

Per Francesco l’appuntamento è cruciale per continuare a camminare con le diverse confessioni religiose sulla strada dell’unità.  La Settimana è stata istituita nel 1908 su stimolo di padre Paul Wattson, un pastore episcopale statunitense che l’anno successivo avrebbe abbracciato il cattolicesimo: desiderava che questa preghiera per l’unità dei cristiani diventasse pratica comune per le varie confessioni. Il suo sogno si è realizzato: anche a San Paolo fuori le Mura sono risuonate le tante voci della Chiesa: si è pregato in greco, in georgiano, in finlandese, e perfino in malayalam, lingua parlata principalmente nel Kerala indiano. 

All’inizio, Francesco ha meditato davanti alla tomba di San Paolo con i rappresentanti di ortodossi e anglicani. Nell’omelia, poi, il Papa ha pregato perché il Signore doni un cuore generoso e disponibile per accogliere la grazia dell’unità. 

Il tema della Settimana di quest’anno è “Cercate di essere veramente giusti” e l’iniziativa è stata preparata dai cristiani d’Indonesia, un Paese con circa 270 milioni di abitanti, l’86% dei quali è musulmano mentre solo il 10% è rappresentato da cristiani. 

Richiamando il tema, il Papa ha ricordato come gli Indonesiani siano preoccupati per la crescita economica del Paese, visto che ha creato molte diseguaglianze: «È a repentaglio l’armonia di una società in cui persone di diverse etnie, lingue e religioni vivono insieme», ha commentato, aggiungendo che questo vale anche nel resto del mondo. «Non c’è più a fondamento della società il principio della solidarietà e del bene comune… Ci siamo scordati della saggezza della legge mosaica (di Mosé, ndr.), secondo la quale se la ricchezza non è condivisa la società si divide». Divisi anche come popolo di Dio, ha detto il Papa, che ha evidenziato il pericolo di «pensare che la grazia spirituale donataci sia di nostra proprietà… È un grave peccato sminuire i doni che il Signore ha concesso ad altri fratelli» e ha indicato la strada dell’umiltà e dello scambio, «Per camminare sulla via che porta all’unità».

di Benedetta Capelli

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