Il Papa e la festa nella basilica di San Giovanni in Laterano

15 Novembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

La messa che il Papa ha celebrato a San Giovanni in Laterano sabato 9 novembre, giorno in cui si ricorda la Dedicazione della basilica stessa, è stata una festa. E come succede alle feste, c’erano delle cose nuove: l’ambone (cioè, la tribuna da cui sono proclamate le letture), realizzato da Arte Poli di Verona con una lastra di marmo dell’antica basilica costantiniana, la croce pensile, in lamina dorata e la casula del Pontefice, cucita dalle suore di un monastero romano con un decoro che riprende la croce dell’abside lateranense. Ma anche i canti, le preghiere e non è mancato il regalo: La santità è il volto più bello della Chiesa, il libro della Libreria Editrice Vaticana che raccoglie le catechesi sull’esortazione apostolica Gaudete et exsultate che hanno accompagnato il cammino della diocesi di Roma lo scorso anno pastorale e che il cardinale vicario Angelo De Donatis ha donato a Francesco e ai sacerdoti della diocesi.

Nell’omelia della messa, Bergoglio ha “donato” tre versetti su cui meditare e pregare rispettivamente a tutta la comunità diocesana di Roma, ai presbiteri e alle équipe pastorali, cioè quelle persone chiamate a collaborare con i sacerdoti nelle parrocchie. Il primo lo ha tratto dal Salmo responsoriale: “Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio”. Francesco ha spiegato: «I cristiani che abitano in questa città sono come il fiume che scaturisce dal tempio: portano una Parola di vita e di speranza capace di fecondare i deserti dei cuori. Il terreno che sembrava destinato per sempre all’aridità diventa un giardino con alberi sempre verdi e foglie e frutti dal potere medicinale». Il segreto di tutto questo è il Signore: «Che possa gioire nel vederci in movimento, pronti ad ascoltare con il cuore i suoi poveri che gridano a Lui. Incontrare gli altri, entrare in dialogo con loro, ascoltarli con umiltà, gratuità e povertà di cuore. Vi invito a vivere tutto questo non come uno sforzo gravoso, ma con una leggerezza spirituale: invece di farsi prendere da ansie di prestazione, è più importante allargare la percezione per cogliere la presenza e l’azione di Dio nella città».

Il versetto scelto da Francesco per i presbiteri è tratto dalla Prima Lettera ai Corinzi: “Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo”: «Questo è il vostro compito, il cuore del vostro ministero: aiutare la comunità a stare sempre ai piedi del Signore per ascoltarne la Parola; tenerla lontana da ogni mondanità, dai cattivi compromessi; difenderla dai lupi rapaci, da chi vorrebbe farla deviare dalla via del Vangelo» ha detto il Papa ai sacerdoti. E ha manifestato loro la sua ammirazione: «Da quando sono Vescovo di Roma ho conosciuto più da vicino molti di voi, cari presbiteri: ho ammirato la fede e l’amore per il Signore, la vicinanza alle persone e la generosità nella cura dei poveri. Avete messo da parte contrapposizioni ideologiche e protagonismi personali per fare spazio a quello che Dio vi chiede. Il realismo di chi ha i piedi per terra e sa “come vanno le cose di questo mondo” non vi ha impedito di volare in alto con il Signore e di sognare in grande».

L’ultimo versetto, preso dal Vangelo di Giovanni, è stato per i membri delle équipe pastorali cui Francesco, prima della fine della Messa, ha conferito il mandato: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” dice Gesù. E il Papa ha commentato così: «Nelle nostre esistenze di peccatori spesso ci capita di allontanarci dal Signore e di spegnere lo Spirito. Distruggiamo il tempio di Dio che è ciascuno di noi. Eppure questa non è mai una situazione definitiva: al Signore bastano tre giorni per ricostruire il suo tempio dentro di noi! Nessuno, per quanto sia ferito dal male, è condannato su questa terra ad essere per sempre separato da Dio. In maniera spesso misteriosa ma reale il Signore apre nei cuori nuovi spiragli, desideri di verità, di bene e di bellezza, che fanno spazio all’evangelizzazione».

Prima di entrare nella basilica Francesco si era fermato sul sagrato davanti alla lapide commemorativa in onore delle vittime della povertà e ha recitato una preghiera con i fedeli presenti, dando inizio ufficialmente alla terza Giornata Mondiale dei Poveri che prevede diversi appuntamenti, che culmineranno nella Messa di domenica 17 novembre nella basilica di San Pietro. Il Pontefice ha pregato, tra l’altro, «per i milioni di bambini piegati dai morsi della fame che hanno perso il sorriso ma vogliono ancora amare» e «per i milioni di giovani che, senza un motivo per credere o esistere, cercano invano un avvenire in questo mondo insensato».

E IN BASILICA ARRIVANO L’AMBONE E LA NUOVA CROCE

In occasione della festa della Dedicazione, la basilica di San Giovanni in Laterano si è vestita di nuovo. Nuovo l’ambone e nuova la croce pensile sull’Altare papale, entrambi realizzati su richiesta del cardinale vicario Angelo De Donatis. L’ambone in marmo, firmato da Arte Poli di Verona, è stato disegnato su una prima bozza di Sandro Barbagallo, curatore del patrimonio artistico lateranense che spiega: «È una costruzione nuova ma resa antica perché stilisticamente riprende proprio tutto ciò che ha intorno». Tutt’altra cosa rispetto al leggio che esisteva precedentemente  e che aveva sì la forma del Tau (il simbolo prediletto da san Francesco d’Assisi) ma era una struttura quasi anonima, avulsa dal contesto. Per quanto riguarda la croce in lamina d’oro e argento, questa è opera del maestro Stefano Lazzari della Bottega Tifernate di Città di Castello e riproduce perfettamente il crocifisso di Nicola di Guardiagrele del 1451: «È stata fatta una copia scansionata e realizzata con una stampante 3D. Ed è identica anche nelle misure: un metro e dieci per uno». La copia si è resa necessaria perché l’originale è una croce astile e ha un innesto che viene utilizzato per inserire il manico e portarla in processione. Per poterla appendere se ne sarebbe dovuta modificare la struttura.

di Tiziana Lupi

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