Il Papa e “il treno dei bambini”

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Il treno speciale dei bambini è arrivato nella stazione ferroviaria dentro le mura del Vaticano (credits: Getty Images)

Il treno speciale dei bambini è arrivato nella stazione ferroviaria dentro le mura del Vaticano (credits:Getty Images)

Cappellino in testa, zainetto in spalla e gli occhi felici di chi sa di poter fare qualcosa di davvero speciale e indimenticabile. Così sono arrivati alle 9.30, direttamente presso la piccola ma meravigliosa stazione ferroviaria del Vaticano, gli oltre 500 bambini provenienti da sei scuole di Napoli e Roma, a bordo del Freccia Argento delle FS che, partito dal capoluogo campano, ha fatto poi tappa nella capitale, alla Stazione Termini. Hanno tutti tra i 9 e i 10 anni, ma ciò che accomuna davvero questi ragazzini è il pericolo dell’abbandono  scolastico per tanti seri motivi, primo tra tutti la difficile condizione sociale e l’indigenza in cui vivono le famiglie. Molti di loro provengono dai rioni napoletani di Barra, Mercato Miano e Scampia, o da quelli romani di Trigoria e Colle Prenestino, tutti quartieri attraversati da grosse, diverse problematiche che le istituzioni e la Chiesa hanno deciso di affrontare insieme.

Il Pontificio Consiglio della Cultura (attraverso il Cortile dei Bambini) ha infatti pensato di dedicargli questa iniziativa del “Treno dei bambini”, giunta alla seconda edizione, per far loro capire quanto sia importante e giusto studiare per potersi costruire un futuro  migliore. Alle 12.30, dopo la visita nella Basilica di San Pietro che li ha lasciati a bocca aperta e una merenda veloce, ecco che ad accogliere questi piccoli “Scavatori di Luce” (così sono stati chiamati visto l’itinerario di studi che li ha portati pure alla scoperta delle catacombe) sull’atrio dell’Aula Paolo VI compare Francesco.

In un attimo viene circondato e salutato con grida di gioia, sommerso dal loro affetto e dalle loro domande: qualcuno gli chiede persino come si fa a diventare Papa, qualcun altro “perché riesca a essere così buono con i cattivi. Francesco non nasconde l’entusiasmo, sorride, regala carezze. Per lui tanti doni: primo tra tutti la canzone  italiana più conosciuta al mondo, “O Sole Mio”, riadattata per l’occasione in “O Papa Mio!” cantata a squarciagola grazie all’aiuto dell’orchestra Sanitansamble del Rione Sanità. Francesco batte le mani a tempo, ascolta divertito l’omaggio che solo la creatività partenopea poteva pensare. Più che un incontro, quello di oggi è in realtà un dialogo vero, genuino, coinvolgente, senza filtri istituzionali e pieno di colpi di scena.

Altro regalo dei bimbi al Santo Padre è una pianta in un vaso contenente terra delle catacombe, quelle di San Gennaro – le “migliori al mondo” – scherza Francesco strizzando l’occhio. E da qui lo  spunto per ricordare la differenza tra ciò che è buio e morte e ciò che invece è luce e dunque vita. “L’Importante è cercare la luce” “Che cosa è più importante – chiede Francesco – il buio o la luce?”. E loro in coro, senza esitazione: “la luce!”. “Ecco – prosegue il Santo Padre – mi avete portato questa terra del buio per farla diventare luce! E quando noi siamo nel buio, cosa è importante fare? Dove bisogna andare?”. “A cercare la luce – rispondono”. “Giusto – dice lui – la luce. Ma bisogna cercarla dentro di noi: sempre. Perché la luce ci dà gioia, ci dà speranza. E tutti noi abbiamo la possibilità di trovare la luce”.

Fuori dal coro una piccola napoletana si lascia andare in un sìììì! E il Papa la incoraggia subito: “Tu sei brava, eh? Tu non hai nessun dubbio!”. Poi lo fa ripetere a tutti: “Abbiamo la possibilità?”. E i bimbi si lanciano in un “” davvero convinto. “è nella luce infatti – spiega il Pontefice – che ci sono le cose buone, quei frutti che ci aiutano a fare un mondo…”. Francesco sospende la  frase per lasciare che i piccoli la completino in una rincorsa di fiati: “migliore!!!”. Un mondo migliore per tutti, dunque, migliore di quello in cui siamo ora. “Ma come si fa? – chiede ancora – Con l’odio?Noooo!” dicono insieme. Con l’amore. “Esatto – replica il Papa – con l’amore, tutti insieme, come fratelli, lottando uno accanto all’altro! Dio è amore! Quindi è importante andare verso l’amore di Dio, che è dentro di noi anche nei momenti bui, ma non ci lascia mai”.

A ogni domanda, Francesco incalza: “Forte, più forte che non sento!”. E loro divertiti gridano e poi aspettano di sentirsi dire: bravi! In chiusura il Papa dice di essere “tanto contento di questa visita” e anche i bimbi ricambiano con uno slancio incredibile. Poi il Papa promette: “Adesso io pregherò il Signore per voi, perché faccia di voi bambini, bambine, ragazzi, ragazze, uomini, donne che portano avanti l’amore. E quando va avanti l’amore di Dio, tutto va bene!”. Non stanco, Francesco chiede un’altra canzone e loro lo accontentano. Questa giornata speciale, che è proseguita con un altro giro per Roma e la tappa al Colosseo, i bambini di Scampia e tutti gli altri se la ricorderanno sempre. E anche Francesco ricorderà la loro gioia, la loro vivacità, quell’essere belli, intelligenti, capaci, bisognosi di crescere in un mondo migliore.

di Cecilia Seppia

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