Il Papa che ama stare con gli “ultimi”

25 Novembre 2015 Mondo di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

Un’immagine così non l’avevamo mai vista prima. Papa Francesco che versa dell’acqua da una brocca a un’anziana signora, che si chiama Lorenza, nella mensa della Caritas di San Francesco Poverino in Santissima Annunziata.

È successo a Firenze lo scorso dieci novembre: una foto che è immediatamente diventata storia. Un Pontefice, uno degli uomini più importanti della Terra, la guida di tutti i cattolici. E una persona normale, che potrebbe essere la nonna della nostra famiglia. Ma in quel momento non esistevano più “barriere” dovute ai ruoli: Francesco e la signora Lorenza erano prima di tutto persone.

E il Papa ha fatto il gesto di cortesia che ognuno di noi avrebbe fatto: ha preso la brocca dell’acqua (del rubinetto) e ha riempito il bicchiere della sua vicina di tavola. Una tavola, peraltro, semplicissima, con una tovaglia di plastica, così come le posate e i piatti. 

«Avere cura dei poveri è nel Vangelo ed è nella tradizione della Chiesa. La globalizzazione ha aiutato molti a sollevarsi, ma ne ha condannati tanti altri a morire di fame. Come vorrei una Chiesa povera per i poveri», ha detto Francesco. Ed è questo modo di essere e di pensare che lo rende un Papa così speciale.

Lui vuole restare sempre vicino agli ultimi, ai dimenticati dalla società, alla gente comune. Prima ancora che un “leader” religioso o politico, è un amico che si preoccupa di noi e che più di ogni altra cosa vuole stare al fianco di chi è in difficoltà. D’altra parte, la testimonianza di quanto ci tenga ai poveri l’abbiamo avuta in tante occasioni. Nei piccoli gesti quotidiani, così come nelle tante opere di bene che il Papa ha compiuto.

Come sappiamo, tra i primi pensieri del Papa c’è la condizione dei senzatetto. Da qualche settimana è stato aperto il nuovo dormitorio in via dei Penitenzieri (vedi Il mio Papa numero 43), a pochi metri dalla basilica di San Pietro, che ogni giorno accoglie una trentina di poveri: il Santo Padre lo ha persino voluto visitare il 15 ottobre, fermandosi a chiacchierare con gli ospiti della struttura.

Tuttavia questo non è il solo esempio del suo affetto per i senzatetto. Ricordiamo la costruzione delle famose docce sotto il colonnato del Bernini, ma anche l’invito a visitare la Cappella Sistina o ancora i tanti abbracci regalati varie volte in piazza San Pietro.

Un altro momento storico fu la visita al Luna Park di Ostia del 3 maggio, dove vivono da diversi anni suor Geneviève e suor Anna: due religiose che dormono in un’umilissima roulotte e sono in missione per aiutare i poveri della frazione sul lungomare romano. Francesco le andò a salutare, passeggiando come se niente fosse tra i vialetti in terra battuta delle giostre.

Uno dei riti più importanti della liturgia pasquale è quello della lavanda dei piedi. Quest’anno il Papa ha voluto renderlo ancora più simbolico recandosi presso il carcere di Rebibbia. Qui ha lavato i piedi di dodici detenuti e, prima e dopo la messa, ha stretto mani, ascoltato storie, confortato quelle persone in cerca di redenzione

E persino i viaggi all’estero sono diventati per Francesco un’occasione per incontrare le persone che più stanno male.

Davvero emozionante fu la scorsa estate il saluto al Bañado Norte, il quartiere più degradato della capitale del Paraguay, Asunciòn: «Non potevo trovarmi in Paraguay senza venire da voi, senza stare in questa vostra terra», disse Francesco. Sì, perché per lui stare in mezzo ai poveri è una necessità: quella del pastore che deve rimanere col suo gregge, per curarlo, guidarlo e non fargli mai perdere la speranza.

di Matteo Valsecchi

 

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