Il Papa celebra la rinascita della chiesa di San Giulio

10 aprile 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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Papa Francesco ha portato tutto il suo cuore alla comunità parrocchiale di San Giulio Papa, in via Maidalchini nel quartiere romano di Monteverde: la visita che ha fatto domenica scorsa, infatti, non poteva essere “scontata” e ben prima che arrivasse l’emozione era già enorme…

La chiesa di San Giulio ha conosciuto momenti duri. Tre anni fa un incendio ha quasi causato il crollo del soffitto in muratura e da quel momento tutte le funzioni si sono tenute sotto una grande tenda acquistata dai parrocchiani. Tra loro c’è anche una mamma che attende l’arrivo di Francesco tenendo in braccio la sua Gaia, bimba di un anno e mezzo: «Gaia è stata battezzata qui, sotto un diluvio universale», racconta. «Ma noi non abbiamo mai abbandonato questa “tensostruttura”: con la pioggia o con il vento, la comunità si è sempre ritrovata qui».

Per questo, dunque, l’arrivo del Vescovo di Roma ha significato doppia festa: perché la sua presenza ha confermato nella fede la comunità, e perché Francesco ha presieduto personalmente alla “dedicazione” del nuovo altare nella chiesa, segnando così il ritorno della comunità nella sua “casa” originaria, finalmente sistemata.

Prima della messa, papa Francesco ha fatto diversi incontri. Toccante il dialogo con i giovani, compresi quasi 300 bambini del catechismo. In particolare, Eleonora e Carlotta gli hanno fatto domande dirette, quasi spiazzanti, ma il Papa si è lasciato dolcemente provocare. Ecco Eleonora, allora: «Hai mai dato da mangiare personalmente ai poveri?»; Francesco ha risposto subito, guardandola negli occhi: «Sì, parecchie volte: è una cosa che tutti i cristiani devono fare. Tutti siamo stati “poveri” all’inizio della vita, è stata la mamma a darci il latte e a farci crescere». 

Più lungo il confronto con Carlotta, una dolcissima catechista ventenne che s’interroga sul modo corretto di trasmettere la fede e parla senza filtri al Papa: «Hai mai avuto dubbi nella fede?». Francesco ricambia la franchezza: «Tutti gli uomini, tutte le donne, tutti i bambini, a un certo momento hanno dei dubbi. Dubitare è parte della vita ed è anche un po’ come mettere alla prova Dio per vedere se lui è fedele, se ci ascolta. Quando c’è una malattia in famiglia, per esempio, o vengono a mancare il papà o la mamma, o i nonni, ci si chiede: Signore, perché? Sorgono queste domande: perché? Perché? E vengono i dubbi… In quel momento dobbiamo scommettere su una cosa: la fedeltà di Gesù. Gesù è fedele ed è l’unico totalmente fedele… È una fedeltà che non delude mai. Non aver paura di dubitare e condividi questo dubbio con gli altri, discutilo, fallo crescere… Come responsabile dei cresimandi insegna loro a dubitare bene, perché se non imparano a dubitare faranno della Cresima quel sacramento che i romani chiamano il “sacramento dell’addio”: dopo la Cresima si dice “Se non ci si vede più, buona fortuna!” e la gente se ne va perché non sa come gestire i dubbi… Invece tu come responsabile devi cercare risposte al dubitare e devi preparare i cresimandi perché la Cresima non sia il “sacramento dell’addio” ma quello della forza dello Spirito Santo». 

Quando papa Francesco si è mostrato disponibile a parlare ancora, i giovani lo hanno “incalzato»: «Ma come possiamo superare i dubbi? Lei stesso è stato messo veramente alla prova?», ha chiesto Eleonora. 

Il Papa ha aperto il suo cuore: «Ne ho avuti tanti di dubbi, tanti, di fronte alle calamità, e alle cose che mi erano successe nella mia vita… Come sono riuscito a uscirne? Io credo che non sono uscito da solo. Non si può mai uscire da soli dal dubbio: ci vuole compagnia per andare avanti. Bisogna sempre parlare con gli altri e con Gesù. Certe volte la gente mi diceva “Io con Gesù non ci parlo, perché mi ha rovinato la vita e mi sono arrabbiato con lui”… Anche arrabbiarsi con Gesù è un modo di pregare: a Gesù piace vedere la verità del nostro cuore, non il nostro fare finta. Questa è una bella preghiera e lui è tanto paziente, ci aspetta… Alcuni giorni fa ho ricevuto una lettera da un ragazzo di circa trent’anni, che mi diceva che, dopo una esperienza di fidanzamento fallita, era pieno di angoscia. Scriveva: “Io sono rotto”. Tante volte noi ci sentiamo così: distrutti dentro. Che cosa possiamo fare? Guarda Gesù! Lamentati con lui e cerca un amico o un’amica che ti possano risollevare. Bisogna sempre, anche quando siamo caduti noi (tutti abbiamo delle cadute…), aiutare chi è caduto a sollevarsi. Pensate che l’unico momento in cui è legittimo guardare un altro dall’alto in basso è quando lo si aiuta a sollevarsi. Altrimenti non si può mai guardare qualcuno con superiorità».

Dopo questo intenso confronto, le piccole Gretel e Maria Chiara hanno donato al Papa dei disegnini fatti per un progetto che insegna a regalare le merendine ai bambini più bisognosi. 

Chiuso il “momento” dei giovani, Francesco si è spostato in chiesa per la dedicazione dell’altare. Non ha pronunciato omelia, preferendo raccogliersi in preghiera e riflessione a capo chino. Al momento della partenza da ogni finestra dei palazzi circostanti si sono affacciate persone per salutarlo, anche sventolando le bandierine vaticane bianche e gialle.

di Nina Fabrizio

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