Il Papa alla commissione tutela dei minori: linea dura con i pedofili

27 Settembre 2017 News, Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

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Decisivo. Così potremmo definire l’incontro di giovedì scorso tra il Papa e i membri della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, da lui stesso istituita tre anni fa per combattere l’orribile e odioso crimine della pedofilia. E così le parole che escono dalle mura della Biblioteca vaticana in un attimo rimbalzano sui media di tutto il mondo. Il testo scritto conferma la linea ormai nota voluta da Francesco e cioè tolleranza zero contro la pedofilia nel clero come principio irrevocabile a tutti i livelli e senza alcuna eccezione. Ma è nel suo discorso “a braccio” che Francesco esprime tutto il suo disappunto: ammette gli errori e i ritardi della Chiesa e dice che il pedofilo, uomo, donna, prete che sia, è un malato che rischia la ricaduta in qualsiasi momento. Perciò no, lui non concede nessuna grazia a chi abusa di un bambino.

1. NEI PROCESSI CHI E’ COLPEVOLE NON AVRA’ APPELLO

Il Papa ha voluto una novità importante nei processi per casi di abuso: chi viene giudicato colpevole non potrà ricorrere in appello. “Anche un solo caso di abuso su minore, se provato, è sufficiente per ricevere la condanna senza appello. Se ci sono le prove è definitiva”. Il Papa ha annunciato che nella commissione interna alla Congregazione per la Dottrina della Fede (che esamina i ricorsi) oltre agli avvocati canonisti, spesso inclini alla «tentazione di abbassare la pena», ci saranno anche i vescovi diocesani che conoscono i problemi del territorio. Niente appelli dunque né sconti di pena, «perché una persona che fa questo, uomo o donna, è malata. Oggi si pente, noi lo perdoniamo e dopo due anni ricade. Dobbiamo metterci in testa che è una malattia», ha tuonato il Papa. 

2. IL PAPA VUOLE INCHIESTE PIU’ VELOCI

La Commissione per la tutela dei minori lavora bene e deve continuare a lavorare “controcorrente” per «far salire il problema in superficie e guardarlo in faccia». Il primo passo è cominciare a studiare e classificare i dossier in modo da velocizzare alcuni processi rimasti in fase di stallo. Col nuovo segretario, Giacomo Morandi, ha garantito il Papa, si sta cercando di assumere più gente che lavori in questo ambito.

3. NOVITA’ IN TEMA DI DIRITTO

Sradicare la piaga della pedofilia non è cosa che riguarda la sola Commissione per la tutela dei minori ma «tutta la Santa Sede» ha detto il Papa, a cominciare dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, cioè il Dicastero attualmente preposto per affrontare tali crimini. «Per il momento credo che risolvere il problema di abusi dev’essere ancora sotto la competenza di questo Dicastero e  lo dico – ha spiegato – perché alcuni chiedono che vada direttamente al sistema
giudiziale della Santa Sede, cioè alla Rota e alla Segnatura». 

4. NIENTE GRAZIA. “IO NON LA FIRMO” DICE IL PAPA

“Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò. Spero che sia chiaro… è una brutta malattia, brutta e vecchia, già San Francesco Saverio rimproverava i monaci buddisti per questo vizio”.

5. L’AMMISSIONE. “IO E LA CHIESA ABBIAMO FATTO DEGLI ERRORI”

Parlando di un tema tanto scottante il Papa ha anche fatto una ammissione. Davanti ai membri della Commissione presieduta dal cardinale O’Malley, arcivescovo di Boston, Francesco ha detto di aver compiuto un errore. Da cui però ha imparato la lezione. 

Ero nuovo, non capivo

Bergoglio ha raccontato che all’inizio del suo pontificato gli era stato sottoposto il caso di un sacerdote a cui decise di dare una punizione in linea con quello che la Chiesa aveva sempre fatto fino ad allora: allontanarlo dalla diocesi da cui erano arrivate le segnalazioni e mandarlo in esilio lontano, senza spretarlo, pensando che lì non potesse fare danni. «Ero nuovo, non capivo bene queste cose e davanti alle due possibilità ho scelto la più benevola. E invece quel sacerdote, due anni dopo, è ricaduto… È stata l’unica volta che l’ho fatto» ha ammesso il Papa. «Non lo farò mai più». 

Siamo arrivati tardi 

«La Chiesa è arrivata tardi», tardi nell’avere coscienza della gravità del problema, tardi nell’assumersi le proprie responsabilità, tardi anche nel decidere la via giusta. «È la realtà: siamo arrivati in ritardo» ha rimarcato, «e forse l’antica pratica di spostare la gente ha addormentato un po’ le coscienze. E quando la coscienza arriva tardi, anche i mezzi per risolvere il problema arrivano tardi».

di Cecilia Seppia

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