Il Papa ad Angela Merkel: “aiutiamo i migranti”

11 maggio 2016 Mondo di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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La città tedesca di Aquisgrana ha deciso che quest’anno in Europa è Francesco l’uomo della pace e dell’unità, è lui che più di tutti si è impegnato per “costruire una società di valori”, e dunque è a lui che spetta il premio internazionale Carlo Magno (che ad Aquisgrana visse e regnò, ndr.).

Perciò nella Sala Regia del Palazzo apostolico in Vaticano sono arrivate decine di autorità europee, pronte ad accoglierlo con applausi, congratulazioni e strette di mano calorosissime. E il Papa, che già da cardinale era solito rifiutare qualsiasi tipo di premio, decide di fare un’eccezione in onore di quei Padri Fondatori del progetto europeo che hanno fatto tanto per costruire una casa comune, una famiglia di popoli che oggi quasi non esiste più.

Così quando inizia a parlare, questo prestigioso riconoscimento, consegnatogli dal sindaco di Aquisgrana Marcel Philipp,  più che un atto celebrativo, diventa occasione per pronunciare uno dei più intensi discorsi del suo pontificato e scuotere ancora le coscienze. «Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita…»

E subito le sue parole riportano alla memoria quel famoso “I have a dream”, scandito da Martin Luther King, che cambiò la storia americana sul fronte dei diritti civili. E poi va avanti, senza spezzare il ritmo, con l’eco del microfono che aiuta tutti a “vedere” quello che sta vedendo lui:  «Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo.

Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa, in cui essere migrante non è delitto, bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo e dalla corruzione; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile.

Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni. Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia».

Eccolo il sogno del Papa rivolto a un Continente che ha smarrito la strada e che oggi, come lui stesso ha affermato, appare stanco, invecchiato, sterile.

 «Un’Europa nonna» che, però, dei nonni non ha più nemmeno la saggezza o la generosità, piuttosto si affanna a costruire muri, anziché ponti, a conquistare e dominare spazi anziché condividerli includendo tutti.  Bergoglio chiede a gran voce il recupero della memoria dei Padri per poter realizzare un nuovo inizio, una solidarietà concreta che nulla ha a che vedere con l’elemosina e poi mentre si domanda «Dove sei finita, Europa?», Francesco propone come antidoto alla crisi culturale, sociale e religiosa, un modello di umanesimo basato su tre capacità: integrare, dialogare e generare, soprattutto il lavoro per i giovani, la cui assenza non è più tollerabile.

Uscendo dalla Sala Regia, dopo i saluti di rito e lo scambio di battute con tutti i leader presenti, il Papa decide di fermarsi coi bambini del Coro della cattedrale di Aquisgrana, che durante l’evento hanno intonato alcuni brani in tedesco, per ringraziarli di tanta bravura! 

Poco prima della cerimonia, Francesco aveva invece ricevuto in udienza privata il cancelliere tedesco Angela Merkel, che ormai in Vaticano è abbastanza di casa (questa era la sua quarta volta): tailleur blu, giacca e pantalone, passo sicuro, è arrivata da sola nel suo studio, senza delegazioni al seguito e poi si è fermata a colloquio col Santo Padre per 25 minuti.

Nello scambio dei doni, la Merkel ha regalato al Papa tre cofanetti contenenti cd musicali; lui stavolta l’ha omaggiata col medaglione dell’Angelo della Pace, una copia dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e un rosario. Quando è arrivata l’ora di andare, la Merkel lo ha salutato con un semplice «Auf Wiedersehen», che vuol dire «Arrivederci!». Il Papa ha ricambiato convinto che certo che non mancherà occasione per trovarsi ancora a lavorare per una nuova Europa.

di Cecilia Seppia

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