Il nostro Gamaleri da Bergoglio a Casa Santa Marta

28 Giugno 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Un’emozione grandissima, un sogno diventato realtà anche se, qualche giorno dopo, fa ancora fatica a credere che si sia realizzato. Gianpiero Gamaleri, il teologo che da sempre collabora con Il mio Papa commentando le omelie che Francesco pronuncia a Casa Santa Marta, ha avuto il privilegio di essere vicino al Santo Padre proprio durante una delle messe mattutine nella cappella della residenza del Papa.

L’abbiamo contattato per farci raccontare innanzitutto come è stato invitato. «Circa un mese fa avevo consegnato in Vaticano una copia del mio ultimo libro intitolato Pensieri nascosti di papa Francesco, che contiene le omelie del periodo 2017-2019. Pensieri nascosti nel senso che sono più intimi rispetto alle parole che pronuncia nelle cerimonie pubbliche come le udienze generali. Nei giorni scorsi ho ricevuto la telefonata di monsignor Scotti che è la persona incaricata dal Santo Padre di organizzare le messe mattutine con la presenza dei fedeli. Mi ha dato appuntamento per il 18 giugno alle 6.40 del mattino».

Superati i controlli di sicurezza, il professor Gamaleri è stato fatto accomodare per alcuni minuti in una sala insieme agli altri ospiti. «È una stanza che abbiamo visto tante volte in tv e sui giornali, lì il Santo Padre ha ricevuto persone importanti, capi di Stato. Non ho resistito alla tentazione di farmi un selfie sotto al quadro della Madonna che scioglie i nodi, tanto amata dal Papa».

Poi è stato poi accompagnato nella cappella dove ha conosciuto di persona mons. Scotti che gli ha fatto una richiesta: «Ha voluto sapere se ero disponibile a leggere la preghiera dei fedeli. Ero decisamente emozionato, emozione che è cresciuta quando da un lato della cappelle ha fatto il suo ingresso papa Francesco». Il Santo Padre ha celebrato la messa insieme ad altri sacerdoti e uno di loro ha letto il Vangelo. «Subito dopo, il Papa non ha fatto l’omelia, ed era già successo altre volte in passato, ma si è seduto su uno scranno vicino all’altare in preghiera. Ho visto un uomo fisicamente insieme a noi, ma isolato, a riflettere. Forse è anche per quello che Francesco chiede spesso di pregare per lui. Ho avuto la sensazione di un uomo che sente il peso di tutta la Chiesa e di tutta l’umanità».

A fine messa, papa Francesco ha fatto rientro in sacrestia lasciando il professore e gli altri ospiti. Ma dopo qualche minuto «è rientrato nella cappella ed è andato a sedersi su una poltrona in fondo alla sala, all’altezza delle ultime file, come fosse un ospite qualunque, in preghiera. Dopo alcuni minuti c’è stato il congedo ufficiale».

Al momento di uscire gli ospiti sono stati messi in fila per incontrare il Pontefice: è stato il momento più emozionante della breve esperienza a Casa Santa Marta, ricorda Gamaleri. «Quando è stato il mio turno ero agitato, mi chiedevo cosa avrei dovuto dirgli in un minuto. Alla fine gli ho detto che da cinque anni raccoglievo le sue omelie su Il mio Papa, gli ho ricordato la prima che avevo commentato, e gli ho dato una copia del giornale (il nostro settimanale, peraltro, è da sempre disponibile su un tavolo all’ingresso di Casa Santa Marta, ndr). Mi ha ascoltato con attenzione, poi gli ho consegnato anche una copia del mio libro. C’è stato un sguardo, intenso, fraterno, paterno che forse ha avuto più significato di tante parole. Al momento non ci si rende conto di quello che si sta vivendo, mentre con il trascorrere dei giorni si capisce la portata dell’evento». Un’esperienza che il professor Gamaleri terrà nel cuore per sempre.

di Antonio de Felice

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