Il mio libro fra le mani di Bergoglio

25 Settembre 2019 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

Se qualcuno le avesse detto, sei anni fa, che un giorno avrebbe consegnato nelle mani del Papa il catechismo da lei ideato per bambini con difficoltà neurologiche, si sarebbe messa a ridere. E invece la dottoressa Francesca Vassallo, 48 anni, ricercatrice clinica in neuroscienze dell’Azienda sanitaria provinciale di Catania, ha visto realizzarsi davvero il suo sogno impossibile.

È accaduto durante l’udienza generale di mercoledì 18, quando lei e il suo gruppo “Puri di Cuore” della parrocchia Santa Maria di Altofonte (in provincia di Palermo) hanno potuto avvicinare papa Francesco. «Non ci volevo credere. Lo avevo davanti a me, ascoltava le mie parole, mi osservava con occhi attenti e sinceramente interessati. Annuiva con il capo, mi ha fatto anche i complimenti. Cosa potevo volere di più? Mi sono sentita in Paradiso» ha esordito ancora incredula.

Ci racconta com’è andata?

«Siamo arrivati in piazza San Pietro alle 7.50, dopo un viaggio di oltre 15 ore consecutive in pullman. Eravamo tutti molto stanchi, ma la sola idea di incontrare Francesco ci riempiva di adrenalina. Abbiamo preso posto nella primissima fila con gli altri catechisti, alcuni genitori e 17 dei nostri bambini. Sei di loro erano stati selezionati per accompagnare il Santo Padre a bordo della papamobile, ma poi per motivi organizzativi non si è potuto più fare».

Siete rimasti delusi?

«No, perché sapevamo che il bello doveva ancora venire: contavamo su un saluto del Papa durante il suo discorso. E quando in effetti ha citato la nostra parrocchia, è stata un’emozione fortissima. A quel punto eravamo già soddisfatti, invece, conclusa l’udienza e completati altri brevi incontri formali, lui si è alzato per raggiungerci e salutarci».

Con chi ha parlato di voi?

«Ha scambiato qualche parola con tutti, ma soprattutto con i bambini, che ha abbracciato ricevendone sorrisi bellissimi e abbracci ancora più forti. Poi è arrivato il mio turno. Mi sono detta: hai pochi secondi per spiegargli tutto per bene, cerca di essere chiara ed esauriente. Allora gli ho raccontato di essere la fondatrice del gruppo con cui ero lì quel giorno, di aver ideato e realizzato nel 2013 il primo modello in Italia di catechismo pensato apposta per bambini con problemi neurologici, che ho sintetizzato in un libro che mi piacerebbe diffondere affinché tutte le parrocchie ne possano beneficiare».

E cosa le ha detto il Papa?

«Mentre parlavo, diceva per esempio “Siete una bellissima famiglia”, “Complimenti!”, “Brava!”. Ha accettato il mio libro che gli ho dato in dono. Poi a un tratto mi ha preso le mani come per unirle in preghiera e mi ha invitato a baciare le sue. È stato un momento che non dimenticherò mai. E che mi ha riempito di tutta l’energia necessaria per continuare ogni giorno la mia attività di catechista».

di Francesco Maimone

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