Il latino, la lingua ufficiale del Vaticano

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Papa Francesco durante la celebrazione della messa in piazza Madre Teresa, a Tirana, Albania, ha parlato in latino (credits: Getty Images)

Durante la celebrazione della messa in piazza Madre Teresa, a Tirana, il Pontefice ha parlato in latino (credits: Getty Images)

Ascoltando la Messa presieduta da papa Francesco a Tirana, qualcuno avrà avuto un tuffo al cuore: «La messa in latino, come tanti anni fa! Che bella!». Qualcuno, invece, sarà rimasto perplesso: «E chi la capisce!?». Non c’è nulla di strano se in Albania e prima ancora in Corea del Sud, Francesco ha fatto ricorso alla liturgia in latino nella celebrazione della messa. Il latino, infatti, è una lingua “morta” solo per chi non l’apprezza: in realtà è la lingua ufficiale della Città del Vaticano e la Chiesa l’utilizza da sempre per diffondere il messaggio del Vangelo.

Quando Benedetto XVI ha istituito nel 2012 la Pontificia Accademia di Latinità con un Motu proprio (altra definizione in latino! È un documento in cui è indicata la volontà del Santo Padre), ha ribadito che è necessario conoscere lingua e cultura latina «per lo studio delle fonti a cui attingono numerose discipline ecclesiastiche». Il latino è anche lingua universale per eccellenza e perciò è usato per scrivere i libri liturgici, i documenti e gli atti del magistero del Papa. Il valore di “universalità” del latino per la Chiesa l’aveva proclamato in maniera chiara ancora papa Ratzinger nel 2007, invitando a celebrare le messe in latino durante gli incontri internazionali (eccezion fatta per letture, omelia e preghiera dei fedeli) per sottolineare l’unità della Chiesa. Francesco, dunque, si è allineato a una consuetudine.

Si può, se il vescovo dà il permesso
Ma com’erano i tempi in cui tutte le messe erano dette in latino? La celebrazione seguiva il rito di san Pio V del 1570, detto tridentino, perché seguiva i canoni del Concilio di Trento. Il sacerdote, per esempio, dava la schiena ai fedeli perché l’Eucaristia doveva essere assolutamente centrale. Questo rito venne rinnovato con il Concilio Vaticano II: nel 1970 si adottò il messale promulgato da Paolo VI che istituiva la celebrazione come è oggi. Ma questo, ripetiamo, non significava che il latino non si possa più usare.

Oggi un sacerdote può celebrare in latino, se il vescovo lo autorizza. Da anni lo fa don Romano Nicolini nella chiesa di San Nicolò al Porto di Rimini. Don Romano ha pubblicato e distribuito più di 20mila copie di un fascicolo di introduzione al latino per gli studenti delle medie, ma non ama definirsi un fanatico del latino, bensì della messa «detta bene», perché in Chiesa «si incontra Dio, non il prete », dice. Ogni domenica alle 11, la sua chiesa si riempie di giovani che partecipano rispondendo «anche in modo giusto». «Certo, oggi è una lingua che va scomparendo», commenta don Romano. «Sono lontani i tempi quando, da seminarista, al Concilio Vaticano II parlavo con i vescovi solo in latino…».

Questa consuetudine, però, è rimasta, soprattutto nei Sinodi, le riunioni con vescovi da tutto il mondo. Il latino, comunque, resta anche nella vita quotidiana della Chiesa. Abbiamo già raccontato della presenza in Vaticano di bancomat che, tra le lingue a disposizione, hanno anche il latino. L’ultima novità è stata il profilo Twitter del Pontefice in latino. Oggi circa 280mila persone leggono i messaggi di Bergoglio in latino: il traduttore è monsignor Daniel Gallagher, latinista americano, che porta nella lingua di Cicerone anche parole nuovissime. L’impresa più ardua l’ha affrontata un anno fa, quando Francesco ha scritto: «Non esiste un cristianesimo low cost», cioè a basso costo; monsignor Gallagher ha tradotto così: «Nulla pretii parvi christiana reperitur religio». Impeccabile. Altro che “lingua morta”!

Curiosità: cinque formule latine mai dimenticate
Ite, missa est / Deo Gratias La Messa è finita, andate / (Rendiamo) grazie a Dio è la frase di congedo alla fine della messa. È un
richiamo alla missionarietà della Chiesa.

Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper: et in sæcula sæculorum. Amen. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo… è la preghiera di lode.

Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpaPer mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. è una parte del Confiteor, cioè la preghiera penitenziale.

Dominus vobiscum / Et cum spiritu tuo / Sursum corda / Habemus ad Dominum.
Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito. In alto i nostri cuori. Sono rivolti al Signore. è il Prefazio, la formula d’inizio della preghiera eucaristica. •

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi: miserere nobis. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Si recita dopo lo scambio della pace e lo spezzare il pane.

di Benedetta Capelli

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