Il Concistoro di papa Francesco

24 Novembre 2016 Mondo di Francesco

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Credit Osservatore Romano

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Fino all’effusione del sangue, che in latino si dice: «Usque ad sanguinis effusionem». È questo il giuramento compiuto dai nuovi cardinali il 19 novembre, dinanzi a papa Francesco nella basilica di san Pietro. Da ora possono vestire il colore rosso porpora che simboleggia proprio questa loro disponibilità ad arrivare fino al martirio nella fedeltà al Pontefice. Non a caso Bergoglio in questo concistoro (la cerimonia di “creazione” dei nuovi cardinali) ha scelto come primo della lista Mario Zenari, da otto anni nunzio in Siria, Paese martoriato dalla guerra. Un fatto storico: è, infatti, la prima volta che viene nominato cardinale un nunzio (cioè un ambasciatore). 

Anticamente i cardinali venivano scelti tra i parroci di Roma. Il 19 novembre il Papa li ha chiamati chiama da tutto il mondo. In questo concistoro erano 13 i cardinali nominati con diritto di voto al prossimo conclave (al di sotto degli 80 anni di età) e 4 senza diritto di voto (ultra 80enni). Due gli italiani: Zenari e Renato Corti, già vescovo di Novara. Gli altri arrivano persino da Papua Nuova Guinea (John Ribat) e dalle isole Mauritius (Maurice Piat).

Per conservare un legame con la tradizione che li voleva parroci di Roma, a ciascun cardinale viene assegnato un “titolo”: vale a dire gli viene assegnata, simbolicamente, una parrocchia della capitale.

In passato la creazione dei cardinali avveniva in due momenti: il concistoro vero e proprio con l’imposizione della “berretta” (cioè la consegna del tradizionale cappello rosso cardinalizio) e la consegna della pergamena con il “titolo”, cioè l’indicazione della parrocchia assegnata. Il giorno seguente il Papa celebrava la messa con i nuovi cardinali e consegnava loro l’anello cardinalizio.

Bergoglio ha voluto semplificare le cose e in un’unica cerimonia di consegna di berretta, anello e pergamena. La cerimonia è stata così più semplice e sobria, in sintonia con lo stile di Francesco.

Ai neocardinali il Papa ha chiesto di contrastare con tutte le forze «il virus della polarizzazione e dell’inimicizia». Poi l’incitazione: «Amate, fate il bene, benedite e pregate. Proveniamo da terre lontane, abbiamo usanze, colore della pelle, lingue e condizioni sociali diversi; pensiamo in modo diverso e celebriamo anche la fede con riti diversi. E niente di tutto questo ci rende nemici, al contrario, è una delle nostre più grandi ricchezze», ha detto il Pontefice rivolgendosi ai 16 nuovi porporati (Sebastian Koto Khoarai, 87 anni, del Lesotho, è rimasto in patria per problemi di salute).

I neoporporati sono arrivati a Roma da lontano e la prima cosa che hanno dovuto fare è stato provvedere all’abito cardinalizio. Anche da questo punto di vista le cose sono semplificate rispetto al passato. I nuovi cardinali si sono dovuti recare presso una delle più antiche rinomate sartorie ecclesiastiche, Gammarelli, per prendere le misure e sistemare gli abiti. Ormai per ciascun cardinale è sufficiente un “abito corale” (per le cerimonie) e un “abito piano” (per gli incontri ufficiali), più la mitria damascata e lo zucchetto porpora. Abolito il ferraiolo (un grande mantello) e il saturno (il cappello circolare): il costo complessivo per un corredo cardinalizio si aggira intorno ai 5mila euro ed quasi sempre è donato da sostenitori e amici. L’anello, invece, è dono del Pontefice. Una volta nominati dal Papa i cardinali ricevono dalla Santa Sede il cosiddetto “piatto cardinalizio”, un contributo mensile (circa 3mila euro) per le loro necessità, per sostenere il costo dei frequenti viaggi a Roma per le riunioni dei dicasteri o gli incontri con il Papa, o per iniziative di carità. 

di Ignazio Ingrao

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