Il catechismo dei telefonini

28 Aprile 2016 In Edicola

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18 CoverTutti noi abbiamo in tasca, o comunque sempre a portata di mano, il nostro telefonino. Sembra impossibile che solo fino a qualche anno fa non esistesse, visto il ruolo che ha assunto oggi. Quando si rompe, o ce lo dimentichiamo da qualche parte, sembra che ci manchi una parte di noi (anche se talvolta invece è un vero sollievo).

Per i ragazzi, poi, il telefonino non è solo un modo per comunicare, a voce o via messaggi, con gli altri: serve a informarsi, a giocare, ad ascoltare musica e a mille altre cose ancora. E lo fanno attraverso le cosiddette “app”, le applicazioni che, appunto, permettono loro di trasformare il cellulare in uno strumento potentissimo. Il telefonino ha un solo problema: che talvolta si trova in zone dove “non c’è campo”, dove cioè non arriva il segnale.

In quel caso è uno strumento pressoché inutile. Vi ho detto tutto ciò, e mi scuso se sono stato un po’ banale, perché Francesco nei giorni scorsi ha usato proprio il linguaggio dei telefonini, delle “app” e del “campo”, per parlare ai giovani.

E per rendere ancora più chiaro il messaggio («Se non c’è Gesù, non c’è campo», ha detto) ha mostrato proprio un cellulare che non riceveva il segnale. Credo che non ci sia modo più diretto e immediato per farsi capire dai giovani. Che infatti lo amano e soprattutto lo seguono convinti. Vi raccontiamo tutto a pag. 8. Buona lettura.

di Aldo Vitali

Il direttore de Il Mio Papa Aldo Vitali

Il direttore de Il Mio Papa Aldo Vitali

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