Il cardinale Ravasi racconta John Newman, uno dei nuovi santi voluti dal Santo Padre

16 Ottobre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

La cultura dell’incontro, l’amicizia, l’arte, la Fede. Il cardinale Gianfranco Ravasi ci guida a conoscere John Henry Newman, uno dei santi voluti da Francesco, canonizzato domenica 13 ottobre scorso. Un cardinale inglese del secolo scorso, convertito al cattolicesimo all’età di 44 anni, ma con un forte legame con Roma e San Filippo Neri.

Eminenza, lei ne è per certi versi un successore.

«Bisogna dire che ogni cardinale diventa automaticamente membro del clero di Roma e quindi come tale ha una sua chiesa. E io ho questa, peraltro bellissima chiesa, che è San Giorgio al Velabro, vicino all’arco di Giano e alla famosa Bocca della Verità. Newman è stato titolare di questa chiesa dal 1879».

Lei ha quindi un legame diretto con il santo.

«Ho letto molti suoi libri, non tutti perché la sua opera omnia in inglese sono 40 volumi ed è un filosofo e teologo molto complesso. La maggior parte dei suoi testi, forse non le sue poesie, ma le preghiere e la parte più spirituale dei suoi insegnamenti sono ardui, soprattutto il suo capolavoro, il testo più conosciuto che in italiano possiamo tradurre come “Grammatica dell’assenso”».

Ci aiuti a comprendere.

«Anche a chi non è un teologo, ma pratica la teologia per riuscire ad avere un’adesione alla Fede, non basta un’adesione istintiva, primordiale, primitiva, ma esiste una vera e propria grammatica, come quando s’impara una lingua. Newman diceva che questa grammatica ha livelli diversi: c’è un livello teologico, che è il livello alto con una struttura complessa e sofisticata, ma c’è anche quello per la persona semplice, la quale aderisce con la sua strumentazione più limitata, ma in una maniera cosciente e coerente».

Il popolo di Dio tanto caro a Francesco… Newman ha punti in comune con il Papa?

«Newman è stato un teologo di alto profilo legato idealmente a Benedetto XVI che lo ha beatificato in Inghilterra. Dall’altra parte lui favoriva i legami personali, di amicizia, tant’è vero che sulla porta della sua casa a Birmingham aveva fatto mettere una targa che diceva: “Benedizione a tutti coloro, che senza essere conosciuti, senza essere sperati, attesi, sono però venuti”».

La chiesa a porte aperte.

«Newman è entrato nella Congregazione dei Filippini, l’ordine di San Filippo Neri, istituzione popolare che aveva adottato l’oratorio come metodo di evangelizzazione. Oratorio che non è solo, come dice la parola latina “orare”, un luogo di preghiera. Ancora adesso dove ci sono gli oratori abbiamo luoghi di gioco, l’incontro dei ragazzi, il teatro. Oratorio è un termine che si usa persino in musica».

Certo, anche qui ritroviamo la visione di Francesco.

«Sì. In Newman è presente anche l’aspetto ecumenico, caro al Papa, perché lui a 44 anni diventa ministro della chiesa d’Inghilterra e poco dopo passa alla chiesa cattolica. Dopo un travaglio complesso, però: ha sempre conservato il legame di dialogo con la comunità di origine. Newman era anche un sacerdote che ha composto preghiere molto belle. Mi colpisce quella in cui evoca: “fa che ti predichi senza predicare, non con le parole, ma con il mio esempio.”».

Ci parli del suo legame con il Papa.

«Indipendentemente dagli incontri frequenti, c’è sintonia sull’aspetto del dialogo. La mia è sempre stata sostanzialmente una vita di confronto, anche con il mondo non credente, con le altre religioni e mondi dagli orizzonti molto diversi tra di loro». 

Il Papa l’ha incaricata Commissario per l’Expo di Dubai.

«Sono da poco stato nominato Commissario per il Padiglione di Orticoltura a Pechino. Noi non abbiamo rapporti ufficiali, diplomatici con la Repubblica Popolare, ma il Governo cinese ci ha invitato a partecipare. Parlando con le autorità mi sono accorto che l’integrazione è possibile proprio sulla base dell’enciclica Laudato Si’ di Francesco, che è stata ben recepita. Il problema dell’inquinamento per loro è reale. A Dubai ci aspetta un Expo sulla sostenibilità».

Con Francesco c’è sintonia nel metodo: anche lei parla spesso della cultura dell’incontro.

«E l’incontro come dice la parola stessa è un termine curioso perché unisce due elementi che sono antitetici: “in” (andare verso, abbracciarlo) e “contro” quindi la diversità. Quindi anche il fatto che il Papa a volte susciti discussioni fa parte di questa volontà d’incontro con l’altro che però è diverso da te . E la diversità genera tensione. Quindi bisogna conservare quest’aspetto del confronto, invece del duello.  Meglio il duetto, che in musica è composto da due voci soliste, che pur nella diversità creano armonia».

di Adriano Alimonti

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