Il cardinale nel tombino

15 Maggio 2019 In Edicola

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Cari lettori, Don Corrado, come viene chiamato comunemente monsignor Krajewski, l’elemosiniere di Francesco, passa la vita a fare del bene. Di notte gira col suo camioncino per dare da mangiare (e qualche spicciolo) ai poveri accampati per le strade di Roma, mette a disposizione bagni, dormitori e mense per i senzatetto, raccoglie offerte e distribuisce agli “ultimi” ciò che ha ricavato. È un cardinale, ma se lo chiamate “eccellenza” vi fa una multa di 10 euro (che finiscono nel borsellino delle offerte). L’altra notte si è calato in un tombino e dopo un po’ di lavoro ha riattaccato i fili della corrente a una casa occupata da centinaia di persone (non una casa qualunque, un vero e proprio esperimento di convivenza tra culture e religioni diverse nella complessa realtà di Roma). La luce era stata tagliata per morosità, certo. E c’è chi dice (con ragione) che le bollette vanno pagate e che chi non paga non può avere quel servizio. Vero, verissimo. Ma Don Corrado parte da un altro punto di vista: quello di chi i soldi non li ha, quello dei bambini che vivevano al buio da una settimana, quello delle famiglie povere nei cui frigoriferi quel poco che erano riuscite a mettere insieme senza elettricità doveva essere buttato. Don Corrado “fa”, alle conseguenze “politiche” delle sue azioni ci penseranno gli altri. Lui pensa alle conseguenze umanitarie. E al diritto di vivere in maniera dignitosa, anche partendo da una bolletta non pagata.

di Aldo Vitali

Il direttore de Il Mio Papa Aldo Vitali

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