I segreti del colletto di papa Francesco

28 Ottobre 2016 Mondo di Francesco

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Credit Getty Images

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L’abito deve fare il monaco, quanto meno in Vaticano, ed è giusto che cardinali, vescovi e sacerdoti, anche fuori dalle funzioni religiose, lascino da parte lo sfarzo e gli accessori costosi, in nome di quella sobrietà e austerità che Bergoglio ha rilanciato nella Chiesa.

Come è noto, ad aggiudicarsi il difficile compito di vestire Francesco è stata l’antica sartoria romana “Eredi Annibale Gammarelli”. Anche se a volte, come il Papa stesso ha ammesso, i suoi abiti vengono ordinati per corrispondenza sul catalogo Serpone, azienda che confeziona paramenti sacri e abbigliamento per il clero, decisamente più semplici.

Tra gli oggetti indossati da Francesco uno lo accomuna a tutti i religiosi cattolici del mondo: il colletto bianco che fu voluto per rappresentare il candore e la purezza. Due doti che un ministro di Dio deve per forza avere, figuriamoci un papa. Ma di certo il Pontefice lo usa più per rispettare la tradizione che non per consentire il suo riconoscimento come voce del Signore in Terra!

Essenzialmente esistono tre tipi di colletto. Il primo è quello che vediamo tutte le settimane indossato da papa Francesco. È detto “alla romana”: spunta per un centimetro circa dal bordo della talare, copre tutta la circonferenza del collo (che va in genere da 37 a 50 centimetri con taglie da 14 a 20) ed è cucito direttamente alla veste. Ha un’altezza di circa 3 o 4 centimetri e si chiude con un piccolo bottone. È realizzato  in plastica anallergica per non creare disturbi alla pelle ed è rivestita da uno strato di stoffa. Semirigido e indeformabile, viene lavato direttamente insieme all’abito talare.

La versione più moderna, invece, è rappresentata da un inserto, generalmente di plastica bianca, che viene infilato in apposite fessure del bavero della camicia, formando il caratteristico triangolino bianco proprio al centro del collo: lì dove per un laico va il nodo della cravatta. Le dimensioni sono circa le stesse del colletto “alla romana”. Il terzo modello è una semplice fascetta di una decina di centimetri che copre solo la parte anteriore del collo e viene infilata appena sotto il bavero della camicia. 

Tutte le sartorie specializzate in abiti per il clero producono e confezionano questi colletti, la cui forma può variare da negozio in negozio. Quelli in plastica ovviamente costano di meno: in media 3/5 euro. Per quelli che, invece, sono cuciti insieme alla talare, si paga il prodotto finito, ossia l’abito, e il prezzo aumenta a seconda del tessuto usato.

La tradizione del colletto è piuttosto moderna: comparve, infatti, per la prima volta nel 1827. I primi a utilizzarlo in modo regolare furono i pastori anglicani alla fine del XIX secolo, grazie all’introduzione che ne fece il reverendo Donald McLeod. Tuttavia, in seguito venne accolto anche in ambiente cattolico romano, per rendere un sacerdote immediatamente riconoscibile agli occhi di tutti i fedeli. Anche se oggi molti preti sono tornati a non usarlo più, optando per un abbigliamento meno formale.

Il colletto è detto anche “clergy”. Una parola spesso sovrapposta a “clergyman” che, diversamente da quanto si pensa, non è il semplice colletto bianco che sporge dalla camicia dei preti, ma un vero e proprio abito completo per religiosi. Per lo più nero, blu, grigio chiaro o scuro, è composto di giacca, pantaloni e una camicia particolare con il collo pensato per “ospitare” la fascetta bianca. Francesco lo usava abitualmente prima di diventare pontefice (come vi raccontiamo nel riquadro qui sopra).

di Cecilia Seppia

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