I dieci film preferiti da Papa Francesco

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Il film italiano più amato da Papa Francesco è "La strada" di Federico Fellini (credits: Getty images)

Il film italiano più amato da Papa Francesco è “La strada” di Federico Fellini (credits: Getty images)

Ricordo un film:  “I bambini ci guardano, era bello». Lo ha detto papa Francesco, lunedì 19 maggio, parlando alla 66ª Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana. Il richiamo al film di Vittorio De Sica, considerato tra i padri del Neorealismo, gli è servito per offrire ai presenti alcuni spunti di riflessione sull’importanza del ministero episcopale. Ma, nello stesso tempo, ha scatenato la curiosità di molti fedeli che si saranno chiesti: “Quali sono i film preferiti del Papa?”.

Sicuramente tra i titoli in cima alla lista c’è “Roma città aperta“. Otto Preminger, uno dei registi più originali e innovatori del suo tempo, del film diretto nel 1945 da Roberto Rossellini diceva: “La storia del cinema si divide in due ere, una prima e una dopo Roma città aperta”. Non sappiamo se papa Francesco sia o no d’accordo con la sua affermazione, ma, certo, condivide l’amore per uno dei film che hanno fatto la storia del cinema.

Bergoglio lo ha detto ad Antonio Spadaro nell’intervista che ha rilasciato lo scorso anno alla rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica: «Unfilm che ho molto amato è Roma città aperta» racconta il Pontefice e non è difficile capire il perché, visto che rappresenta una delle pagine più intense del nostro cinema. Impossibile dimenticare quel «Francesco! » gridato dalla protagonista Anna Magnani, Pina nel film, prima di venire uccisa da una raffica di mitra, partita dal camion tedesco che sta portando via il suo uomo, e lasciata sull’asfalto sotto lo sguardo impietrito di don Pietro, il prete interpretato da Aldo Fabrizi, ispirato alla figura di don Pappagallo, il sacerdote ucciso dai nazisti nella strage delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944.

 Una passione che viene dai genitori
Roma città aperta, tuttavia, non è l’unico film interpretato dall’indimenticabile “Nannarella” amato dal Pontefice che, a Spadaro, ha raccontato di «avere visto tutti i film con Anna Magnani e Aldo Fabrizi (insieme hanno fatto altri due film: Campo de’ Fiori e L’ultima carrozzella, n.d.r.) quando avevo tra i 10 e i 12 anni. Devo la mia cultura cinematografica soprattutto ai miei genitori che ci portavano spesso al cinema». Il ricordo dei film visti insieme alla famiglia si trovava anche nel libro-intervista Papa Francesco.

Il nuovo Papa si racconta. Ai due autori, Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti, l’allora arcivescovo di Buenos Aires spiegava di apprezzare in modo particolare «il Neorealismo italiano. I miei ci tenevano tantissimo che le mie sorelle e io lo conoscessimo, così non ci hanno fatto perdere neanche un film di Anna Magnani e Aldo Fabrizi. E poi ce li spiegavano, un po’ come facevano con le opere, per farci orientare».

L’amore per la poesia di Federico Fellini
Il film italiano che, però, papa Francesco ha amato di più è La strada in cui Federico Fellini, nel 1954, raccontò la storia di Zampanò, un uomo violento che si esibisce nelle fiere di paese come mangiatore di fuoco (interpretato da Anthony Quinn), e di Gelsomina (una straordinaria Giulietta Masina), una ragazza ingenua e ignorante che Zampanò maltratta per tutto il tempo della loro vita insieme finché, dopo averla abbandonata e avere saputo della sua morte, prende coscienza della sua solitudine.

«Mi identifico con quel film, nel quale c’è un implicito riferimento a san Francesco», racconta il Papa a Civiltà Cattolica, probabilmente senza sapere cosa scrisse, poco dopo l’uscita del film, Dominique Aubier su Cahiers du Cinéma, la più prestigiosa rivista cinematografica francese: «La Strada è un film che tratta del sacro, di quel bisogno primitivo e specifico all’uomo che ci spinge ad andare oltre, all’attività metafisica, sia sotto forma religiosa che sotto quella artistica. Sembra che Federico Fellini sappia perfettamente che questo istinto è all’origine sia delle religioni che dell’arte».

Tuttavia, nonostante sia un grande estimatore del nostro Neorealismo (ma ha apprezzato anche La vita è bella di Roberto Benigni, uno degli ultimi film che papa Francesco ha ricordato di aver visto) nella lista dei titoli amati da Bergoglio ce ne sono anche molti non italiani. A partire da Il pranzo di Babette, il cui regista Gabriel Axel è scomparso lo scorso febbraio a 95 anni. Quel film gli piace perché, ha spiegato, «vi si vede un caso tipico di esagerazione di limiti e proibizioni. I protagonisti sono persone che vivono in un calvinismo puritano esagerato, a tal punto che la redenzione di Cristo si vive come una negazione delle cose di questo mondo. Quando arriva la freschezza della libertà, lo spreco per una cena, tutti finiscono trasformati. In verità, questa comunità non sapeva cosa fosse la felicità. Viveva schiacciata dal dolore, aveva paura dell’amore».

I classici del cinema argentino
Naturalmente, da buon argentino, Francesco apprezza anche il cinema del suo Paese. Come, per esempio, i film interpretati da Laura Ana Merello, più conosciuta come Tita Merello, attrice, cantante e ballerina argentina, scomparsa quasi centenaria nel 2002, con più di trenta film all’attivo, tra cui la prima versione cinematografica della celebre Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, che debuttò nel gennaio 1950 a Buenos Aires e in cui interpretava il ruolo della protagonista, ruolo che due anni dopo, nella prima versione italiana, Eduardo avrebbe affidato alla sorella Titina.

Del cinema argentino, ricorda il Pontefice, che quando era ancora bambino («avrò avuto otto o nove anni» ) apprezzò molto Claro de Luna, film degli anni Quaranta interpretato dalle sorelle Silvia e Mirtha Legrand. Quest’ultima, dopo avere letto che il film di cui era stata protagonista era nientemeno che tra i preferiti del Papa, gli ha scritto per ringraziarlo e per invitarlo al programma televisivo che conduce per una emittente argentina.

Il Pontefice, a sua volta, le ha risposto ringraziandola per l’invito, che però non ha accettato («perché non ho l’abitudine di farlo, spero che non ci rimanga male») e le ha ribadito il suo gradimento per Claro de Luna. Due altri titoli completano il “catalogo cinematografico” di papa Francesco: Los isleros di Lucas Demare, che lui definisce “un’opera maestra” e che, interpretato anch’esso da Tita Merello, racconta la vita dura degli abitanti delle isole del delta del Paranà negli anni Quaranta; ed Esperando la Carroza, un cult del cinema comico argentino, diretto da Alejandro Doria e ispirato all’omonimo lavoro teatrale di Jacobo Langsner. Un film con cui, ricorda Bergoglio, «mi sono divertito molto».

di Tiziana Lupi

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