Getsemani, gli ulivi hanno 900 anni

26 Aprile 2014 Mondo di Francesco

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uliveti

A vederli lì contorti e nodosi viene da pensare a quei vecchi contadini di una volta, seduti al sole d’autunno. Gli ulivi del Giardino del Getsemani da secoli guardano Gerusalemme dalla collina di fronte. Sono stati testimoni della Passione di Gesù? Il cinema li ha fatti diventare protagonisti tante volte. Ricordate il buio e cupo giardino rappresentato da Mel Gibson in The Passion, dove un diavolo impersonato da una inquietante Rosalinda Celentano vagava proprio nascosto dagli ulivi? Ma quegli ulivi sono davvero millenari come pensano i pellegrini che sostano a milioni davanti alle antiche piante? Per scoprire la storia degli ulivi del Getsemani i frati francescani della Custodia di Terra Santa, che se ne occupano da centinaia di anni, hanno deciso di fare uno studio scientifico.

Hanno almeno novecento anni
Le piante che oggi sono custodite nel giardino di fronte alla Basilica dell’Agonia, sono state al centro di uno studio iniziato nel 2009 che per tre anni ha visto impegnato un team di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, con l’aiuto di alcune prestigiose università italiane. Il risultato? Gli ulivi hanno almeno novecento anni. Giovanni Gianfrate, professore di agronomia ed esperto di storia dell’ulivo del Mediterraneo, insieme ad Antonio Cimato, dell’Istituto valorizzazione del legno e delle specie arboree di Firenze, hanno sottoposto a esami specifici tre degli otto ulivi. Sono piante del Dodicesimo secolo. La datazione riguarda solo il fusto e la chioma, ma le radici (che non sono databili) sono di certo più antiche. Anche se forse questi ulivi non sono esattamente quelli che videro la passione di Gesù, ne sono in qualche modo i discendenti e storia di milioni di pellegrini che fin dai tempi delle Crociate vennero a pregare in questo giardino.

Prima i crociati poi i francescani
Le antiche cronache infatti raccontano che il giardino è stato sempre meta di pellegrinaggio e ci sono testimonianze scritte fin dal 333. La chiesa più antica costruita nel Giardino era una basilica bizantina distrutta da un terremoto nel 746. Poi fu costruita una cappella dai Crociati che venne abbandonata nel 1345. Forse i Crociati costruirono la loro cappella all’ombra delle antiche piante, o magari hanno voluto creare un giardino così come lo vedevano con gli occhi della fede. Infine arrivarono i francescani nel 1681 e da allora curarono gli ulivi in modo particolare.

Sui resti delle antiche chiese ora ne sorge una costruita negli anni ’20. I ricercatori hanno scoperto anche le “impronte digitali” delle piante di ulivo basandosi sullo studio del Dna. Le analisi hanno descritto “profili genetici identici” tra tutti gli otto ulivi. Insomma sono ulivi gemelli, cioè “figli” della stessa pianta madre. Questo significa che sono stati piantati tutti insieme, forse proprio nel Dodicesimo secolo, ma probabilmente anche molto prima. Rileggendo il Vangelo al tempo di Gesù gli ulivi erano già lì ed erano adulti. E che ci fossero degli ulivi in quel giardino lo dimostra un esame dei testi di storici e pellegrini, nel corso dei secoli.

Tutte le piante sono sanissime
E la cosa più sorprendente è che le piante, nonostante la loro età, sono sanissime e producono frutti ottimi da cui si ricava un olio eccezionale con particolari caratteristiche di “finezza e fluidità, con un gusto armonioso e non aggressivo, un aroma di fruttato maturo, di mandorla dolce e sensazioni di frutta”, spiegano gli esperti.

Uno studio tutto italiano, nato dalla passione per l’ulivo e l’olio della Associazione Culturale “Coltiviamo la pace” di Firenze e da Giovanni Gianfrate che, insieme alla Custodia di Terra Santa, nel 2009 ha iniziato a presentare il progetto “La memoria di un ambiente: il Giardino del Getsemani”. Tra i sostenitori anche la Confederazione Produttori Agricoli che con l’iniziativa “Adottiamo gli Ulivi del Getsemani”, ha finanziato la ricerca e messo a disposizione del progetto le capacità scientifiche di numerosi esperti.

Padre Pierbattista Pizzaballa, francescano Custode di Terra Santa, che si occupa con i frati della cura dei luoghi santi ha detto che questi ulivi plurisecolari raffigurano il “radicamento e la “continuità della comunità cristiana di Gerusalemme. Come questi ulivi, piantati, bruciati, abbattuti e di nuovo germogliati, nel corso della storia, anche la prima comunità cristiana sopravvive, nonostante gli ostacoli e le persecuzioni. Un vero messaggio di pace per una terra troppo spesso ferita dalla violenza.

La Passione di Gesù è iniziata qui
Il podere del Getsemani, parola aramaica che significa frantoio, viene descritto nei Vangeli di Matteo e di Marco come il sito in cui ha inizio il dramma della Passione di Gesù. In quel luogo si fermò con i discepoli e cominciò a provare tristezza e angoscia e disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Si allontanò e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

Citiamo dal Vangelo di Matteo: Mentre parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!».
Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».

Venti chili di olive l’anno
Nonostante l’età, gli otto olivi del Getsemani sono piante sane e in grado di produrre un olio di buona qualità che avrebbe anche le caratteristiche per essere commercializzato. Il problema è che non producono più di 20 chili di olive l’anno, la maggior parte vengono utilizzate per tenere sotto controllo la salute degli alberi. I noccioli invece serviranno ad alcune famiglie di Beit Sahour, vicino a Betlemme, per farne dei rosari. Quel che rimane della polpa diventa olio, destinato a essere offerto in piccole boccette.

di Angela Ambrogetti

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