Georg Gänswein, il braccio destro di due Papi

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Chi l’avrebbe mai detto che il figlio di un fabbro di un paesino di 450 anime nella Foresta Nera, in Germania, sarebbe finito nei libri di storia della Chiesa? Eppure è proprio così: monsignor Georg Gänswein, 57 anni portati splendidamente, arcivescovo titolare di Urbisaglia, è al servizio di due Papi, il Pontefice «in carica» Francesco e quello «emerito» Benedetto XVI, che vive a poche centinaia di metri di distanza.

Una vita intensa nel nome della fede
Una situazione assolutamente inedita nella storia della Chiesa e una ragione in più che impone una particolare attenzione a don Giorgio, come lo hanno sempre chiamato nell’appartamento pontificio finché non è diventato arcivescovo. Al mattino infatti monsignor Gänswein presta servizio presso il Palazzo Apostolico: in qualità di Prefetto della Casa Pontificia sovrintende a tutte le udienze del Papa, agli incontri e alle visite ufficiali. Nel pomeriggio si trasferisce presso il monastero Mater Ecclesiae all’interno dei Giardini Vaticani, dove svolge il compito di segretario particolare di Joseph Ratzinger. Così don Giorgio descrive il suo lavoro: «Il Prefetto della Casa Pontificia è responsabile, insieme con i suoi collaboratori, di tutte le udienze pubbliche del Papa, in primo luogo di quella generale del mercoledì mattina in piazza San Pietro. Si occupa anche delle udienze pontificie ai Capi di Stato e di governo, ai cardinali, ai capi dicastero, ai vescovi; come pure delle visite delle Conferenze episcopali e degli esponenti della vita politica e culturale».

Organizza le udienze di Papa Francesco
«Il nostro ufficio» continua don Giorgio «organizza e coordina queste attività in stretta collaborazione con papa Francesco e con alcuni organismi della Curia romana, principalmente la Segreteria di Stato. Compete inoltre alla Prefettura occuparsi delle visite del Santo Padre nella sua diocesi, cioè a Roma, e dei suoi viaggi in Italia. A questo si aggiunge la responsabilità su importanti edifici del Vaticano a cominciare dal Palazzo Apostolico dove si tengono le udienze private del Papa. Non dimentichiamo che in Vaticano c’è una grande ricchezza artistica e culturale che bisogna tutelare e conservare». Fin qui l’attività che svolge prevalentemente al mattino. Alle 13.30 poi don Gänswein fa ritorno al monastero Mater Ecclesiae, che si trova in una zona molto tranquilla dei Giardini Vaticani, con un meraviglioso panorama sulla Basilica di San Pietro e sulla capitale. Lo attendono Benedetto XVI e le quattro «Memores Domini», le laiche consacrate di Comunione e Liberazione che assistono il Pontefice emerito:  “Pranziamo tutti insieme, Papa Benedetto, io e le Memores».

Le passeggiate insieme a Benedetto
Poi la tradizionale passeggiata con Ratzinger «dietro la casa, subito dopo pranzo, seguita da un’altra, verso le quattro, per dire insieme il rosario». Nel pomeriggio aiuta il Papa emerito a sbrigare la corrispondenza e a organizzare le visite che riceve. A molti, che chiedono ancora udienza a Ratzinger, è costretto a dire di no. Per il resto assiste Benedetto XVI nella sua attività di lettura e di studio. Se gli si domanda come si sente in questo inedito ruolo risponde con sincerità: «Dicono che ho due signori. In un certo senso questo è vero, e aggiungo che è anche possibile vivere con due signori. Il mio servizio lo svolgo in piena armonia con i due Papi, cercando di fungere da ponte fra i due Pontefici. Finora funziona molto bene e spero che anche i due Papi siano contenti».

Per il tempo libero e la vita personale non rimane molto spazio: «Certamente attendere a tutte le necessità di entrambi i Pontefici comporta un prezzo in termini di tempo, forze, sacrificio, idee. Ma, tutto considerato, sono ben disposto a pagarlo. Sono un grande appassionato della natura e delle escursioni in montagna, in tutte le stagioni. Adoro la musica e la lettura. In estate torno per due settimane dalle mie parti, per rivedere la mia famiglia, i miei fratelli e i cugini e per dedicarmi un po’ alla parrocchia». Anche se non lo dice, qualche volta, quando i numerosi impegni glielo permettono, monsignor Gänswein il martedì fugge in montagna vicino a Roma per una breve escursione. A vederlo così a proprio agio a fianco di sovrani e Capi di Stato nessuno immaginerebbe che don Giorgio è di umili origini: papà fabbro, mamma casalinga, lui il più grande di cinque fratelli. «Mio padre dirigeva una ditta artigianale di fabbri arrivata alla settima generazione a cui più tardi si è aggiunto un negozio di macchine agricole che però non ha mai fruttato molto».

La sua infanzia semplice e serena
«Quando avevo sei anni», prosegue don Georg, «avevamo ancora una piccola azienda agricola. A volte dovevamo “tirare la cinghia”. Inoltre mio padre era molto attivo nella politica del comune e in molte associazioni. Quindi raramente rimaneva a casa la sera. Dunque nostra madre doveva caricarsi tanto più del dovere e del peso dell’educazione dei figli. Noi cinque figli abbiamo avuto un’infanzia spensierata. Naturalmente abbiamo spesso litigato fra di noi». Poi sono arrivati gli anni dell’adolescenza e, immancabile, una certa dose di ribellione: «Ascoltavo Cat Stevens, i Pink Floyd e qualche altra celebrità dei nostri tempi, fra cui anche i Beatles. Nello stesso tempo portavo capelli lunghi e ricci. Questo non faceva piacere a mio padre; allora ci sono state delle discussioni a proposito degli appuntamenti dal parrucchiere e della lunghezza dei capelli. Più tardi tutto questo è cambiato a favore di uno stile molto poco spettacolare». Amante dello sport, in particolare, calcio, sci e tennis, per guadagnare qualche soldo da ragazzo ha lavorato come postino con la bicicletta in un paesino della Foresta Nera.

Quelle lacrime per la scelta di Ratzinger
Naturalmente non sono mancati gli amori e le ragazze. Alla Radio Vaticana ha dichiarato: «Ho dei sensi sani e chi ha dei sensi sani li utilizza». Nessun imbarazzo insomma con le donne: «Ho due sorelle e parecchie cugine, per cui mi sono abituato fin da bambino a comprendere l’universo femminile. Sono cresciuto in maniera totalmente naturale, completamente a mio agio». Nessuna fidanzata fissa, piuttosto «delle adorabili amicizie giovanili». Come segretario di papa Ratzinger è divenuto subito il beniamino di tutte le donne, tanto da essere definito «l’uomo in abito talare più bello che si sia mai visto in Vaticano». La stilista Donatella Versace gli ha persino dedicato una linea di moda. Ma più che il padre Ralph di «Uccelli di rovo», monsignor Gänswein si è rivelato il don Matteo dell’omonima serie televisiva. Con fiuto di detective, è stato lui infatti a smascherare e consegnare alla giustizia vaticana il maggiordomo Paolo Gabriele, che trafugava i documenti riservati di papa Benedetto XVI per farli pubblicare sulla stampa. Ma quando Joseph Ratzinger ha deciso di presentare le sue dimissioni, l’11 febbraio 2013, don Gänswein ha confessato di avere pianto: «Non scorderò mai quando ho spento le luci dell’appartamento pontificio con le lacrime agli occhi». Per mesi, sotto segreto pontificio, ha saputo della volontà di Benedetto XVI di rinunciare al soglio pontificio, senza riuscire a dissuaderlo: «Quando il Papa mi confidò la sua intenzione istintivamente gli risposi che non era possibile, che non poteva farlo. Non mi fu facile al principio accettare questa decisione. Ora invece si può comprendere molto meglio il significato e la portata di un gesto tanto coraggioso».

La sua giornata inizia in sacrestia con la vestizione
Quando si prepara alla liturgia, viene aiutato a indossare l’amitto (quadrato di tela
bianca che copre il collo) e poi la cotta (abito bianco, spesso ricamato, che si mette sopra la talare).

Dalla testa ai piedi, uno stile impeccabile:
Lo zucchetto –  Il copricapo indossato dagli ecclesiastici. In questo caso è di colore viola paonazzo, tonalità che identifica i vescovi.

La pellegrina –È la mantellina che si sovrappone all’abito talare. Arriva fino al gomito, è di colore nero
con bordi e fodera di colore diverso per vescovi e cardinali.

La croce – È la croce d’argento dell’Anno della Fede, recante sul retro lo stemma di Benedetto XVI.

L’anello d’oro – Don Georg lo ha ricevuto il giorno della sua ordinazione episcopale, avvenuta il 6 gennaio 2013.

La talare – È la tipica veste ecclesiastica indossata al di fuori delle celebrazioni religiose. In questo caso è filettata di viola per identificare il grado ecclesiastico di chi la indossa.

La fascia paonazza – È una fascia di seta con frange alle due estremità.

di Ignazio Ingrao

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