Gendarmeria Vaticana, gli angeli custodi della Santa Sede

1 Marzo 2018 News

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Credit Stefano Spaziani

Credit Stefano Spaziani

Qualche tempo fa, come forse ricorderete vi abbiamo parlato di un film dal titolo Custodire e proteggere – La Gendarmeria Vaticana, andato in onda su Raiuno a fine dicembre scorso. Di quel filmato ci aveva colpito in particolare una frase pronunciata da uno dei gendarmi coinvolti nel progetto: «Un giorno sei alla Casa Bianca con il Santo Padre e il presidente Trump ti augura “Buon lavoro”. Il giorno dopo, all’ingresso della Città del Vaticano di Porta Sant’Anna (quello da cui si accede all’Elemosineria, ndr), e un pensionato passa e ti chiede: «“A genda’, hanno scaricato lo zucchero?”». Ripensando a quelle parole, abbiamo deciso di andare a vedere “da vicino” che cosa fanno i Gendarmi Vaticani e abbiamo trascorso qualche ora nella Città del Vaticano osservando le loro diverse attività. Il risultato della nostra ricerca lo trovate in questo articolo. 

Innanzitutto va detto che, diversamente da qualsiasi altro Paese, la Gendarmeria Vaticana racchiude in sé tutti i compiti solitamente affidati alle varie forze di polizia, (in Italia, ad esempio, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Polizia Municipale), assolvendo così le funzioni di Polizia giudiziaria, stradale, di frontiera, tributaria ed economico-finanziaria, di ordine e sicurezza pubblica e via dicendo. Perché, diversamente dalla Guardia Svizzera cui spetta unicamente il compito di proteggere il Santo Padre, la sua residenza, il personale diplomatico e di rappresentanza della Santa Sede, i gendarmi devono occuparsi della tutela del Papa ovunque si trovi. Ma anche della sicurezza dello Stato della Città del Vaticano, delle persone che ci vivono e ci lavorano e di quelle che vi si recano per partecipare alle udienze e alle funzioni presiedute dal pontefice, per visite turistiche, per fare acquisti in farmacia o per i più svariati motivi. 

È questa la ragione per cui difficilmente si riesce a percorrere più di cinquanta metri senza incontrare almeno un gendarme, a piedi o in auto, a seconda del servizio che sta svolgendo. 

C’è chi controlla le Porte d’accesso alla Città del Vaticano, chi è in servizio all’ufficio permessi, chi regola il traffico all’interno dello Stato (di solito i più giovani), chi è di guardia fuori a Casa Santa Marta o al monastero Mater Ecclesiae (attuale residenza del papa emerito Benedetto XVI) e chi gira con l’automobile elettrica in servizio di pattuglia nei viali dei Giardini Vaticani. 

Altri ancora svolgono servizio nella sala operativa (intitolata a Giovanni Paolo II), vero cuore pulsante dell’attività della Gendarmeria che da lì, ventiquattro ore su ventiquattro, grazie a una sofisticata tecnologia fa fronte a qualsiasi emergenza e controlla le innumerevoli telecamere collocate non solo all’interno dello Stato, ma anche nelle zone extraterritoriali (ad esempio, le Basiliche Papali o l’ospedale pediatrico Bambino Gesù). E persino nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo. Una sala operativa che, diciamo così, si “sdoppia” quando papa Francesco si reca, come ha appena fatto, per gli Esercizi Spirituali della Quaresima ad Ariccia. Lì ai Castelli Romani, infatti, per l’occasione ne viene installata una temporanea. 

A far sì che tutto funzioni alla perfezione è il comandante della Gendarmeria Vaticana Domenico Giani, l’uomo che vedete sempre accanto a papa Francesco, sia durante i “semplici” giri in piazza San Pietro sia nei viaggi apostolici. È lui l’uomo che, prima di ogni evento in cui è presente il Pontefice, provvede a valutarne “in loco” le condizioni di sicurezza. Difficile strappargli qualche parola sulla sua attività: «Siamo servi inutili che facciamo la nostra piccola parte» è la frase che ama sempre ripetere. 

Va detto che, nonostante i compiti e le responsabilità di cui abbiamo parlato, i Gendarmi Vaticani sono, in realtà, uomini come tutti gli altri. Innanzitutto perché i requisiti per arruolarsi non sono poi così proibitivi: bisogna essere di sesso maschile, avere un’età compresa tra i 21 e i 25 anni, essere di sana e robusta costituzione, altezza non inferiore a 178 cm, stato civile celibe (ci si può sposare solo in seguito), avere conseguito un diploma di scuola media superiore o titolo equipollente. 

E per finire, cosa non certo meno importante, naturalmente, sono necessarie professione e pratica della fede cattolica: devono essere attestate dal parroco o da un altro sacerdote. 

La vita quotidiana dei Gendarmi Vaticani assomiglia molto a quella di qualsiasi altro militare: sveglia la mattina in caserma (dove dormono soprattutto i più giovani che, magari, arrivano da fuori Roma), colazione in mensa, un’occhiata all’ordine di servizio e via con il lavoro di tutti i giorni, eccezion fatta per coloro che hanno fatto il turno di notte. 

Nel tempo libero c’è anche la possibilità di uscire, di frequentare l’attrezzata palestra della caserma (l’efficienza fisica, dimentichiamolo mai, è essenziale) o, perché no, fare due chiacchiere con i commilitoni davanti al distributore automatico del caffè.

CHI E’ IL SANTO CHE PROTEGGE LA GENDARMERIA VATICANA

Il patrono della Gendarmeria Vaticana è san Michele Arcangelo (sopra, mentre combatte Satana, in un dipinto di Guido Reni), il capo supremo dell’esercito celeste, cioè degli angeli che combattono il male. È l’antitesi di Lucifero, il capo degli angeli che decisero di fare a meno di Dio e, per questo, precipitarono negli Inferi. Il suo nome deriva dall’espressione “Mi-ka-El” e significa “Chi è come Dio?”. Proprio perché nessuno è come Dio, l’Arcangelo Michele combatte tutti coloro che, con superbia, sfidano il Signore. La Chiesa festeggia san Michele Arcangelo il 29 settembre. 

di Tiziana Lupi

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