Gallicchio: accoglienza e carità

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(credits: Getty Images)

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Una frase di Francesco che don Marco Volpe custodisce nel suo cuore: «Non lasciatevi rubare la speranza, perché accompagnata dalla sua determinazione: non teme nulla, se non Dio solo». Il sacerdote 35enne, che ha visto due volte il Papa alle udienze del mercoledì, da quasi
sette anni è alla guida della parrocchia di Santa Maria Assunta a Gallicchio in provincia di Potenza.

«In precedenza ero stato viceparroco della stessa comunità per alcuni mesi. La cultura del nostro tempo mette le comunità piccole e apparentemente  improduttive ai margini: la nostra parrocchia è in se stessa periferia, non solo nel senso positivo indicato da papa Francescoma, negativamente, come scarto agli occhi dei “grandi”».

Risposte concrete per la sua comunità
Anche in un paese di un migliaio di anime, però, ci sono le emergenze sociali: in questo caso, «disoccupati e gli anziani, a cui dare risposte concrete. Attraverso iniziative come la giornata parrocchiale della carità, in cui raccogliamo beni per coloro che sono in difficoltà. Così riusciamo a dare piccole risposte al dramma delle periferie del nostro territorio», fa sapere don Marco.

Una vocazione precoce, la sua: «Il giorno della Prima Comunione di mia sorella andai a messa con lei, prendendola per mano: proprio in quel momento sentii una chiamata irresistibile a conoscere meglio Gesù. Subito dopo è nato un bellissimo rapporto con il mio parroco, un po’ burbero, che iniziò a raccontarmi del suo passato da missionario nel Madagascar».

Fin da quando aveva 17 anni, racconta il giovane parroco, «il Signore mi ha sempre infiammato il cuore nella prospettiva di servirlo donando i sacramenti alle persone e aiutandole a vivere come Cristo ». Ora don Marco è impegnato a tempo pieno perché la sua diventi una «comunità in missione », anche se è «prevalentemente anziana».

Come? «La liturgia è arricchita dall’esperienza quotidiana dell’adorazione eucaristica e dalla preghiera di Lodi e Vespri; la catechesi coinvolge le famiglie, spingendo i ragazzi e i giovani ad azioni missionarie. E la carità non è semplicemente raccolta beni alimentari, ma vicinanza e accompagnamento nelle difficoltà».

Questa è Gallicchio
Poco meno di un migliaio di abitanti, arrampicato sulle colline della Basilicata, il paese di Gallicchio esisteva già nel quarto secolo a.C. Il suo nome, di origine greca, significa «belle e nuove case». Alcuni luoghi (“fosso de’ Monaci”, “casa de’ Monaci”) attestano la presenza di religiosi nella zona: quella di monaci nel monastero di Santa Caterina è provata da documenti storici.

Resta viva la tradizione popolare dei “Fuochi di san Giuseppe”, protettore dei poveri:con l’accensione dei falò si ricorda il peregrinare della Vergine Maria e del suo sposo a Betlemme, senza trovare un alloggio per partorire Gesù. La consuetudine si lega alla necessità di bruciare gli arbusti della potatura e i residui del raccolto la sera del 18 marzo, vigilia della festa di san Giuseppe, in cui si saluta l’inverno per dare il benvenuto alla primavera.

di Laura Badaracchi

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