Francesco e la tradizione dello zucchetto

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Il copricapo papale per eccellenza sarebbe la tiara, o triregno. È la corona del pontefice, ma da Paolo VI in poi compare solo negli stemmi (credits: Getty Images)

Il copricapo papale per eccellenza sarebbe la tiara, o triregno. È la corona del pontefice, ma da Paolo VI in poi compare solo negli stemmi (credits: Getty Images)

Tentazione irresistibile: papa Francesco è a pochi centimetri dal fedele e questi può porgergli uno zucchetto bianco, così simile a quello che già il Santo Padre indossa… Se Francesco – nella baraonda dei tantissimi che lo accerchiano festanti – si accorge dell’offerta, sappiamo che cosa farà quasi certamente: scambierà il suo zucchetto con quello che gli viene dato. Durante il viaggio nello Sri Lanka e nelle Filippine, questa scena si è ripetuta tantissime volte. Qualcuno ha calcolato che lo scambio si sia ripetuto almeno una quarantina di volte, ma non abbiamo potuto verificare l’esattezza di questa stima.

Ha rinnovato un gesto antico di devozione
Abbiamo potuto confermarci, però, almeno in due certezze. La prima è questa: papa Bergoglio ha trasformato un antico gesto di devozione riservato a pochi, in un gesto quasi popolare. Come ha spiegato Lorenzo Gammarelli, uno dei titolari della prestigiosa sartoria ecclesiastica romana Eredi Annibale Gammarelli, «è un’usanza che risale almeno a Pio XII (pontefice dal 1939 al 1958), e dopo di lui lo hanno fatto tutti i papi. Un tempo, però, bisognava chiedere il permesso al segretario personale del pontefice; con Francesco è tutto più semplice: lui è sempre tra la gente».

La disponibilità di Francesco è ormai così nota ovunque, che Marc Eric Lim, tecnico dell’aeroporto filippino di Villamor, presso Manila, ha atteso che atterrasse di ritorno da Tacloban per consegnargli uno zucchetto che aveva ordinato via posta da un negozio romano con parecchie settimane d’anticipo. «L’idea me l’ha suggerita un amico prete. Ho preparato tutto, ma non sapevo se avrebbe accettato», ha detto il signor Lim. «Quando ho visto il Papa, l’ho chiamato: “Padre Jorge! Ho un dono per lei dal popolo filippino e dal personale dell’aeroporto che si occupa del suo aereo!”. Lui mi ha sentito, mi ha sorriso e ha detto “Sì”. È stato un attimo, ma la mia fede si è fatta ancora più forte e lo zucchetto resterà fra i miei cimeli di famiglia».

La seconda certezza, che abbiamo visto confermata: per Francesco lo scambio non è un gesto “meccanico”, fatto senza pensarci. Abbiamo visto, infatti, che ogni volta confronta lo zucchetto che gli viene offerto con il suo (lo ha fatto anche con il signor Lim…). Se la misura coincide, il Papa indossa lo zucchetto nuovo (talvolta – se rimane un dubbio – interroga con lo sguardo chi lo scorta: veste bene?); se la misura è sbagliata, rifiuta con tutto l’affetto e la cortesia possibili.

Un contrattempo non ferma Francesco
A proposito di zucchetti, però, il viaggio in Asia ci lascia con un “mistero”. Quando l’aereo che portava il Papa dallo Sri Lanka alle Filippine è atterrato a Manila, Francesco è stato accolto da un vento impetuoso. Giusto il tempo di affacciarsi sulla scaletta e il suo zucchetto è volato via. Che fine ha fatto? Un giornale filippino lo vorrebbe già all’asta su Internet, ma la verità è ancora tutta da scoprire.

L’entusiasmo di Francesco non è stato scalfito dal contrattempo. A capo scoperto, con i capelli un po’ scompigliati dal vento, ha salutato il presidente filippino Benigno Aquino III e gli esponenti della Chiesa locale, tenendo in mano lo zucchetto di riserva che gli era stato passato con discrezione.  In fondo è stato un gesto innovativo anche questo: per i religiosi, infatti, è d’obbligo stare a capo scoperto di fronte al Papa (solo i cardinali possono rimettere lo zucchetto dopo il saluto), ma non è certo il Pontefice che deve stare a capo scoperto di fronte a loro.

(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Curiosità: Lo zucchetto cos’è e cosa simboleggia
Nonostante sia il copricapo più usato dai pontefici e simboleggi la mano di Dio posta a protezione della persona, lo zucchetto ha origini umili. Lo spiega un altro nome con cui è conosciuto: pileolo. È un sinonimo che viene dal latino pileulus, “piccolo pileo”: il pileo è un antico berretto di feltro o cuoio, a forma di cono, che veniva utilizzato dalla povera gente, e in particolare dai pescatori (e i religiosi sono appunto “pescatori di anime”…).

Il primo compito dello zucchetto fu molto semplice: coprire la tonsura, cioè il taglio di capelli di chi si era consacrato a Dio. Successivamente il suo colore divenne un “segnale” di rango: per i sacerdoti è nero, per vescovi e arcivescovi è viola, per i cardinali è rosso, e per i papi è naturalmente bianco. Lo zucchetto è fatto a spicchi (sono otto in quello di stile “romano”, più comodo e stabile rispetto al “francese”, che ne ha sei), ha un rivestimento interno e una fettuccia che lo “lega” al capo, e in cima ha una lingua di tessuto per metterlo e toglierlo con comodità.

di Enrico Casarini

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