Francesco risponde ai fedeli di Schoenstatt

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Francesco risponde alle domande dei fedeli riuniti nell’Aula Paolo VI (credits: Getty Images)

Francesco risponde alle domande dei fedeli riuniti nell’Aula Paolo VI (credits: Getty Images)

Un dialogo ampio e fortissimo, a tratti divertente, a tratti amaro e di denuncia: così il Papa ha risposto a cinque domande che gli sono state rivolte sabato, nell’Aula Paolo VI, all’udienza concessa a circa 7.500 membri del Movimento di Schoenstatt, giunti a Roma per festeggiare i cento anni di vita del Movimento. I pellegrini arrivavano da oltre 50 Paesi, fra i quali anche l’Argentina, e forse questo ha fatto sentire Francesco così a suo agio da fargli scegliere di parlare in spagnolo. E questo sentirsi così a casa ha spinto il Santo Padre ad approfittare” delle domande per affrontare temi importanti, fino ad aprirsi, quasi in una inaspettata confessione, sul suo rapporto con la preghiera e con la Madonna.

Credits: AGF

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1 Viste le sfide della famiglia di oggi, quali orientamenti darebbe per accompagnare meglio i fidanzati e le famiglie?
In Famiglia si deve perdere tempo. 
«Penso che la famiglia cristiana, il matrimonio, non siano mai stati attaccati come ora», dice il Papa, e questo accade perché la famiglia è vista come un’associazione, dimenticando che invece è fondata su un sacramento. «Si può chiamare famiglia tutto, no? La famiglia la bastonano da tutte le parti… Che possiamo fare? Del matrimonio si fa un rito, un fatto sociale. Molti non hanno nemmeno coscienza che è “per sempre”. E questo è anche colpa della “cultura del provvisorio”, del tutto e subito». E invece i religiosi devono «accompagnare », stare «corpo a corpo» con i fidanzati: «Perdere il tempo! Il più grande maestro del perdere il tempo era Gesù: l’ha perso per accompagnare, per far maturare la coscienza, per curare le ferite, per insegnare…». E di fronte ai ragazzi che non si sposano, Francesco racconta un aneddoto argentino: «Una mamma mi chiedeva: “Cosa posso fare perché mio figlio che ha 32 anni si sposi?”; “Prima di tutto che abbia una fidanzata, signora!”; “Sì, sì! Ha una fidanzata, però non si sposa!”; “Allora, signora, se ha una fidanzata e non si sposa, non gli stiri mai la camiciaVedrà che così si sposa!”».

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2 Come vede il ruolo di Maria nella nuova evangelizzazione e nel rinnovamento della Chiesa?
Nessun cattolico è orfano: c’è Maria
«Maria è colei che sa trasformare una stalla nella casa di Gesù con poche fasce e una montagna di tenerezza. Maria è madre. Vi racconto un aneddoto molto doloroso. Anni Ottanta, in Belgio, io sono con buoni cattolici, professori di teologia che per il tanto studiare avevano un po’di “febbre” in testa… Mi dissero: “Conoscendo già Gesù, non abbiamo bisogno di Maria…”. Io rimasi gelato, triste, ci stetti male. Maria è colei che continuamente ci sta dando la vita. È madre della Chiesa. Il cristiano non ha diritto di essere orfano: ha una Madre! Un anziano predicatore, parlando a questi tipi con psicologia da orfani, terminò il sermone dicendo: “Bene, colui che non vuole Maria come Madre, l’abbia come suocera!”».

 

Credits: Agf

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3 Che consiglio dà per invitare i giovani a condividere una vita più piena con Cristo?
No ai “parrucchieri spirituali”
«Parto da una frase di Benedetto XVI: “La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazioneE l’attrazione la dà la testimonianza. Vivere in modo tale che negli altri vinca la voglia di vivere come noi! Noi non siamo salvatori di nessuno, siamo trasmettitori di Colui che ci salvò tutti, Gesù». Per ottenere questo risultato, dice il Papa, è fondamentale «uscire». «Un movimento ecclesiale che non va in missione è un movimento di snob, e quindi, anziché andare a cercare per attrarre, passano il tempo a pettinare le bambole: sono “parrucchieri spirituali”…Questo non va! Bisogna uscire, uscire da noi stessi. Una Chiesa chiusa si ammala. Una Chiesa che esce si sbaglia… Ma è tanto bello chiedere perdono quando si sbaglia! Non abbiate paura!».

Credit: AGF

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4 Come riesce a mantenere gioia e speranza, nonostante le difficoltà del nostro tempo?
 “Io sono un poco incosciente”
Come mantiene gioia e speranza, il Papa? «Non ho la più pallida idea! Un po’ per la personalità: direi di essere un poco incosciente… Quindi l’incoscienza mi porta a essere temerario. Prego e mi abbandono. Il Signore mi ha dato la grazia di avere una grande fiducia, di abbandonarmi alla sua bontà, incluso nei momenti di maggiore peccato». Poi Francesco svela il suo segreto: «Mi si chiedeva quale fosse il mio segreto: non so, ma mi aiuta guardare le cose dalla periferia e non dal centro. C’è un solo centro: Gesù! Quando uno si chiude in un piccolo mondo – del movimento, della parrocchia, dell’arcivescovato, della curia… – allora non afferra la verità. Infine per perseverare nel servizio ci vogliono audacia, coraggio, pazienza, saper sopportare il peso del lavoro. E abbandonarsi a Dio, perché questo fa miracoli».

(credits: Getty Images)

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5 Come possiamo aiutarla di più nel rinnovamento della Chiesa?
La chiesa si rinnova dentro i cuori
«Rinnovare la Chiesa non è fare un cambiamento qui, un cambiamento lì… Questo non è il rinnovamento…Certo bisogna rinnovare la Curia e si sta rinnovando la Curia, o la Banca Vaticana… Tutti questi però sono rinnovamenti esterni: questo è quello che dicono quotidianamente. È curioso, nessuno parla del rinnovamento del cuore. Non capiscono nulla di quello che significa rinnovamento della Chiesa: che è la santità, il rinnovamento del cuore di ognuno». Ma che cosa può aiutare il Santo Padre nel suo impegno di rinnovamento? «La libertà di spirito, la preghiera: che si preghi di più e si lasci agire lo Spirito Santo». E un’ultima raccomandazione: no al disaccordo: «È l’arma del demonio e, tra parentesi, vi dico che il demonio esiste, se qualcuno avesse dei dubbi…».

di Cecilia Seppia

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