“Nei piccoli gesti quotidiani c’è la santità”

tweet
(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Fino a poche ore prima dell’udienza generale, Roma era sotto un acquazzone. Ma il cielo offre una tregua quando Francesco esce dall’Arco delle Campane con la sua papamobile per fare il giro di piazza San Pietro: «Meno male, c’è il sole! – dice – Sono contento per tutta questa gente!». Francesco, però, non dimentica le vittime e i danni che il maltempo ha provocato nelle scorse settimane e al termine del suo discorso saluta la popolazione della Liguria, ricorda i morti della recente alluvione che ha colpito Genova, i comuni vicini e tutto il Nord del Paese e assicura preghiere e solidarietà.

Ma c’è anche un altro pensiero che turba il cuore del Santo Padre: il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente dopo l’attentato alla sinagoga di Gerusalemme. «Assicuro una particolare preghiera per tutte le vittime e per quanti soffrono le conseguenze di questa situazione. E dal profondo del cuore – continua il Papa – rivolgo un appello affinché si ponga fine alla spirale di odio e violenza e si prendano decisioni coraggiose per la riconciliazione e la pace. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento!».

“I bimbi pensano che sia un dottore…”
Durante il giro con la papamobile Francesco è sommerso dall’affetto dei pellegrini, a lungo si intrattiene con i bambini e se piangono scherza con i genitori: «Mi vedono vestito di bianco e pensano forse che sono il medico che arriva in ambulanza!». Nella catechesi il Papa parla della santità, ma lo fa in modo leggero e a tratti divertente. «Non è un traguardo – precisa subito – ma una vocazione cui tutti i cristiani sono chiamati, perché tutti hanno pari dignità davanti a Dio. La santità – prosegue – è un dono e nessuno può procurarsela per conto proprio». «Inoltre – conclude – è il volto più bello della Chiesa: è riscoprirsi in comunione con Dio, nella pienezza della sua vita e del suo amore». Perciò, «per essere santi non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi» e neppure «bisogna staccarsi dalle faccende ordinarie per dedicarsi esclusivamente alla preghiera».

«Qualcuno – ha detto Francesco in modo ironico – pensa che la santità sia chiudere gli occhi e fare la faccia da immaginetta. No! Non è quella la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo… Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi». Ciò vale per i consacrati, per chi è sposato, perché può manifestare la sua santità prendendosi cura con amore del marito o della moglie; ma anche per chi non lo è, che può mettersi al servizio dei fratelli; per i genitori, i nonni, perché in fondo per essere «una buona madre, una buona nonna, ci vuole tanta pazienza e in questa pazienza viene la santità»; e ancora per chi è catechista, educatore o fa il volontario: l’importante è che nessuno si scoraggi a camminare su questa strada.

“Nelle piccole cose c’è la santità”
Per far capire meglio la bellezza della santità, che non è qualcosa di «triste o pesante», ma piena di gioia e che risiede soprattutto nelle piccole cose quotidiane, il Papa, a braccio, comincia poi a fare qualche esempio: «Una signora va al mercato a fare la spesa e trova un’altra vicina e incominciano a parlare; poi vengono le chiacchiere e questa signora dice: “No, no, no io non sparlerò di nessuno.” Quello è un passo verso la santità, questo ti aiuta a diventare più santo. Poi, a casa tua, il figlio ti chiede di parlare un po’ delle sue cose fantasiose: “Oh, sono tanto stanco, ho lavorato tanto oggi…”. Ma tu accomodati e ascolta tuo figlio, che ha bisogno! Questo è un passo verso la santità ».

«Poi finisce la giornata – continua Francesco – siamo stanchi tutti, eh, ma la preghiera… facciamo la preghiera! Anche quello è un passo verso la santità. Poi arriva la domenica e andiamo alla Messa a fare la Comunione, delle volte, una bella confessione che ci pulisca un po’. Questo è un passo verso la santità… Poi vado per strada, vedo un povero, un bisognoso, mi fermo gli domando, gli do qualcosa, è un passo verso la santità».

“Dobbiamo cercare il bene comune”
Piccole cose, dunque, gesti quotidiani che ci renderanno migliori, liberi dall’egoismo e aperti ai fratelli e alle loro necessità. Francesco chiude l’udienza con un saluto ai partecipanti al convegno del World Economic Forum per promuovere vie che aiutino a superare l’esclusione sociale ed economica. «Auspico – ha affermato – che l’iniziativa contribuisca a favorire una nuova mentalità in cui il denaro non sia considerato idolo da servire, ma un mezzo per perseguire il bene comune»

Un giovane prete Bergoglio in una foto di famiglia (credits: Corbis Images)

Un giovane Bergoglio prete in una foto di famiglia (credits: Corbis Images)

Curiosità: Francesco, la santità e il ricordo del papà ragioniere…
«“Ma, padre, io lavoro in una fabbrica; io lavoro come ragioniere, sempre con i numeri, ma lì non si può essere santo…” Sì, si può! Lì dove tu lavori tu puoi diventare santo ». Il Papa ha detto questa frase nella catechesi per ribadire che la santità può essere vissuta in ogni luogo della vita. In queste parole c’è forse il ricordo del papà di Francesco, Mario Bergoglio, che arrivato a Paranà ha cominciato a lavorare come contabile, prima nell’impresa di pavimentazioni che era dei suoi fratelli, poi in una società che gestiva linee ferroviarie (senza che gli venisse riconosciuto, però, il titolo di studio da ragioniere conseguito in Italia).

di Cecilia Seppia

TAG

, , , , , ,

VEDI ANCHE