Francesco: “La Chiesa è il capolavoro dello Spirito”

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(credits: Getty Images)

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Le parole di papa Francesco, però, sono così concrete, così profonde, che le folate neppure si sentono. Oggi l’insegnamento del Santo Padre – la sua catechesi – è impegnativo, ma sicuramente affascinante, da meditare. Seguiamo, dunque, lo sviluppo del suo ragionamento. Francesco parla della Chiesa come corpo, cioè come un essere formato da elementi diversi strettamente uniti all’altro. Di più: la Chiesa è «corpo di Cristo».

Il Papa parte da un brano della Bibbia: lo «scenario desolante» descritto nel capitolo 37 del Libro di Ezechiele. È importante seguire parola per parola quel che dice il Papa: capiremo perché alla fine dell’udienza. «Nel Libro di Ezechiele viene descritta una visione un po’ particolare, impressionante, ma capace di infondere fiducia e speranza nei nostri cuori», dice il Santo Padre. «Dio mostra al profeta (cioè Ezechiele stesso, ndr) una distesa di ossa, distaccate l’una dall’altra e inaridite. Uno scenario desolante… Immaginatevi tutta una pianura piena di ossa. Dio gli chiede, allora, di invocare su di loro lo Spirito».

“Leggete Ezechiele: è bellissimo”
«A quel punto, le ossa si muovono, cominciano ad avvicinarsi e a unirsi, su di loro crescono prima i nervi e poi la carne e si forma così un corpo, completo e pieno di vita. Ecco, questa è la Chiesa! Mi raccomando: oggi a casa prendete la Bibbia, al capitolo 37 del profeta Ezechiele, non dimenticate, e leggere questo è bellissimo». La Chiesa, insomma, è il «capolavoro dello Spirito», che poi ci mette l’uno accanto all’altro, «l’uno a servizio e a sostegno dell’altro, facendo così di tutti noi un corpo solo, edificato nella comunione e nell’amore». Un corpo unico, ripete il Papa, grazie al sacramento del Battesimo che ci «rigenera» e che ci rende parte di Cristo. Siamo il suo “corpo”, da lui ricoperto con «tutta la sua passione e tutto il suo amore, proprio come uno sposo con la sua sposa». Ma quanto è difficile tenere insieme le ossa per farne un corpo vivo!

Lo sapeva bene l’apostolo Paolo – ricorda il Papa – quando scriveva alla comunità divisa dei Corinzi (i cristiani della città greca di Corinto; il Papa fa riferimento alla prima delle due Lettere ai Corinzi nella Bibbia, ndr), che viveva di invidia, incomprensione ed emarginazione. «Tutte queste cose non vanno bene», sottolinea Francesco, «perché invece che edificare e far crescere la Chiesa come corpo di Cristo, la frantumano, la smembrano. E questo succede anche ai nostri giorni». Francesco parla a braccio delle comunità cristiane, delle parrocchie, dei quartieri delle nostre città. «Quante divisioni, quante invidie, come si sparla, quanta incomprensione ed emarginazione. E questo cosa comporta? Ci smembra. È l’inizio della guerra. La guerra non incomincia nel campo di battaglia: le guerre incominciano nel cuore, con incomprensioni, divisioni, invidie».

La parola chiave è “apprezzare”
Il Papa racconta della gramigna,difficile da estirpare, che cresce nel cuore quando si è gelosi perché magari l’altro ha comprato un’auto o ha vinto al lotto. «Tutto ciò smembra, fa male, non si deve fare! Perché così le gelosie crescono e riempiono il cuore. E un cuore geloso è un cuore acido, un cuore che invece del sangue sembra avere l’aceto; è un cuore che non è mai felice, è un cuore che smembra la comunità». E immancabile arriva la domanda su come rendere vivo un cuore arido. “Apprezzare” è la parola chiave indicata dal Papa, che spinge a confessarsi davanti al Signore quando si prova gelosia. L’invito è a farsi prossimi, a partecipare alla sofferenza degli ultimi e dei bisognosi, esprimendo la propria gratitudine.

“Non consideratevi superiori agli altri”
«Il cuore che sa dire grazie è un cuore buono, è un cuore nobile, è un cuore che è contento. Vi domando: tutti noi sappiamo dire grazie, sempre? Non sempre, perché l’invidia, la gelosia ci frena un po’». Altro consiglio, “ereditato” da Paolo, è quello di non reputare nessuno superiore agli altri: «Questo è brutto, non bisogna mai farlo! E quando stai per farlo », suggerisce Bergoglio, «ricordati dei tuoi peccati, di quelli che nessuno conosce, vergognati davanti a Dio», chiudendo la bocca. Nella fase dei saluti, il Pontefice lancia un appello per i lavoratori della compagnia aerea Meridiana. L’azienda ha annunciato più di 1.300 licenziamenti e 150 lavoratori sono in piazza e indossano magliette rosse con la scritta “Io sono un esubero”. Francesco invoca una soluzione perché «nessuna famiglia resti senza lavoro».Alla fine Francesco assegna il compito a casa per tutti: leggere il capitolo 37 del Libro di Ezechiele. E noi faremo il compito con voi…

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