Il Papa in visita alla Cittadella della Carità

4 Dicembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

C’è gente ovunque quando il Papa arriva poco dopo le 16 alla Cittadella della Carità, la grande struttura di Caritas-Roma che sorge su via Casilina Vecchia. Una visita all’insegna della festa, per i 40 anni di vita dell’organismo diocesano ma anche, inevitabilmente, della misericordia che ormai caratterizza le uscite del Papa di venerdì. Prima tappa è la preghiera nella cappella “Santa Giacinta”, cuore del complesso, dove l’altare e l’ambone sono stati realizzati da don Andrea Santoro,  martire in Turchia nel 2006.

Subito dopo, accompagnato dal direttore della Caritas, don Benoni Ambarus, il Pontefice ascolta con attenzione la presentazione dell’Ambulatorio odontoiatrico e dell’Emporio di Solidarietà: il primo supermercato gratuito nato in Italia, grazie al quale solo nel 2018 sono state distribuite oltre 490 tonnellate di prodotti alimentari. Commuovono come se le vedessimo per la prima volta le carezze e gli abbracci del Papa agli ospiti di Casa Santa Giacinta, che nella sala mensa attendevano emozionati il suo ingresso: sono anziani, migranti, bambini. Tutti fanno a gara a stringersi intorno a lui, lo sommergono di regali, sorrisi e selfie col telefonino.

A loro Francesco lascia il primo messaggio di questa giornata: «Continuate a essere insieme aiutandoci uno con l’altro, perché questo fa bene al cuore. Quando il cuore si ferma non c’è vita. E il cuore dell’amicizia deve essere sempre in movimento, perché così c’è la vita».

Nella Sala Grande della Cittadella Francesco incontra poi i volontari, gli operatori e altri ospiti, in tutto 220 persone: anche qui è accerchiato, stretto da quell’affetto che difficilmente riesce a stare composto. Don Benoni lo saluta a nome di tutti esordendo con un «caro padre Francesco!», per poi illustrargli l’attività della Caritas e le sue tante “palestre di solidarietà” alla scuola del Vangelo, ma sono le testimonianze di Ornella e Alessio, una volontaria e un ospite salvato dall’inferno della strada, a colpire profondamente il cuore del Papa. «La vulnerabilità ci accomuna tutti» esclama a braccio il Santo Padre. «Tutti siamo vulnerabili e per lavorare nella Caritas bisogna riconoscere quella parola, farla carne nel cuore… È l’incontro di ferite diverse, di debolezze diverse, ma tutti siamo deboli, tutti siamo vulnerabili».

Vulnerabili è il nostro cognome sulla carta d’identità, spiega Bergoglio, ricordando come anche Gesù fosse vulnerabile, perseguitato, povero e migrante. Rispondendo alla sfida lanciata da don Benoni su come annunciare il Vangelo della carità, Francesco propone l’esempio del samaritano che pur non essendo religioso, soccorre l’uomo ferito dai ladri e lo porta in una locanda, pagando per farlo mangiare: «Quel locandiere, cosa avrà pensato?  Questo è un pazzo! Questa è la parola che io vorrei dirvi: pazzia. Pazzia d’amore, pazzia di aiutare, pazzia di condividere la propria vulnerabilità con i vulnerabili… Ma questi preti invece di rimanere in chiesa, dire Messa, stare tranquilli, fanno tutto questo movimento … Sono pazzi! Bravo: sono pazzi!» conclude il Pontefice.

di Cecilia Seppia

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