Francesco dopo l’attentato a Charlie Hebdo

11 Gennaio 2015 Foto e video story, Gallery

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A volte nemmeno lo sceneggiatore più esperto riuscirebbe a immaginare cosa può accadere nella realtà. Proprio come quello che è successo mercoledì scorso. Praticamente nello stesso momento, infatti, da un lato a Roma papa Francesco incontrava quattro imam francesi nel segno del dialogo tra islam e cristianesimo. Dall’altro a Parigi, due killer (poi uccisi dalle forze speciali francesi due giorni dopo), al grido di «Allah è grande» facevano irruzione nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo, uccidendo dodici persone tra cui il direttore della rivista Stéphane Charbonnier.

Naturalmente sia Francesco sia gli imam (Azzedine Gaci, Tareq Oubrou, Mohammed Moussaoui e Djelloul Seddiki), appena saputa la notizia, hanno espresso la loro ferma condanna verso l’orribile attentato che, al carico di vite spezzate per pura follia, ha aggiunto quello del rischio di un brusco arresto nel tentativo di dialogo tra due mondi che incontrano sempre più difficoltà a parlare tra loro.

«Il Santo Padre esprime la più ferma condanna per l’orribile attentato che ha funestato la città di Parigi con un alto numero di vittime, seminando la morte, gettando nella costernazione l’intera società francese, turbando profondamente tutte le persone amanti della pace, ben oltre i confini della Francia» si legge nella dichiarazione rilasciata dal direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Lombardi.

“Ogni istigazione all’odio va rifiutata”
«Qualunque possa esserne la motivazione, la violenza omicida è abominevole, non è mai giustificabile, la vita e la dignità di tutti vanno garantite e tutelate con decisione, ogni istigazione all’odio va rifiutata, il rispetto dell’altro va coltivato».

Parole quanto mai vicine a quelle pronunciate personalmente da papa Francesco la mattina successiva, durante la messa mattutina a Santa Marta: «L’attentato di ieri a Parigi ci fa pensare a tanta crudeltà, crudeltà umana; a tanto terrorismo, sia al terrorismo isolato, sia al terrorismo di Stato. Ma la crudeltà della quale è capace l’uomo! Chiediamo che il Signore cambi il cuore ai crudeli».

Quelle del Pontefice sono parole che non possono non riportarci alla mente altre immagini, assolutamente di segno opposto. Quelle di Francesco e del gran mufti Rahmi Yaran che, durante la visita pastorale del papa in Turchia dello scorso novembre, pregano insieme nella grande Moschea blu: fianco a fianco, scalzi perché è così che si entra in una moschea.

Pace e rispetto per tutte le religioni
Tre minuti di preghiera comune che valgono più di ore e ore di parole, di incontri, di summit e che qualcuno, con l’alibi della religione, ha tentato di spazzare via a colpi di mitra. Con una strategia omicida che Francesco anche nella sua visita in Turchia non aveva mancato di condannare, invitando i leader islamici a fare altrettanto perché davanti agli atti terroristici «tanti islamici sono offesi, dicono: “Noi non siamo questo, il Corano è un libro di pace, questo non è l’Islam».

A testimoniarlo ci sono le parole dei quattro imam che Francesco ha incontrato la mattina dell’attentato: «Bisogna che la comunità musulmana si rivolti ed esprima il suo disgusto» ha commentato senza mezzi termini il rettore della moschea di Bordeaux Tareq Oubrou. Parole che, ne siamo certi, papa Francesco consegue dividerà visto che, sin dall’inizio del suo pontificato, si è battuto per la pace e il dialogo interreligioso.

Lo aveva detto anche al presidente turco Erdogan: «Un contributo importante può venire dal dialogo interreligioso e interculturale, così da bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, che umilia gravemente la dignità di tutti gli uomini e strumentalizza la religione».

di Tiziana Lupi

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