Francesco, devoto a Maria Aparecida

tweet
Papa Francesco indica la statua della Madonna dell’Aparecida, cui si è consacrato (credits: Getty Images)

Papa Francesco indica la statua della Madonna dell’Aparecida, cui si è consacrato (credits: Getty Images)

Domenica 12 ottobre ricorre la festa della Madonna Aparecida. È una delle immagini mariane più amate da Francesco, ma in Italia non è certo così popolare. L’intensità della devozione di papa Bergoglio probabilmente è collegata anche al fatto che il santuario brasiliano dov’è venerata la Aparecida, a metà strada tra Rio de Janeiro e San Paolo, è stato teatro di uno dei momenti cruciali nella vita del Pontefice. È una storia che merita di essere raccontata.

La devozione mariana di papa Francesco è straordinaria. Lo dimostrò già il giorno dopo l’elezione portando un mazzo di fiori nella basilica mariana per eccellenza, cioè Santa Maria Maggiore a Roma. Spiegò così il gesto: «Mi ci sono recato per affidare alla Vergine il mio ministero di successore di Pietro». Sarebbe stata la prima di una serie di visite che ancora prosegue.

Francesco, per esempio, è tornato alla basilica prima di partire per la XXVIII Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro, per mettere nelle mani di Maria i frutti spirituali che auspicava giungessero dal grande evento; ancora,vi si è recato in ringraziamento al ritorno dalla Corea, prima ancora di tornare in Vaticano

Un incontro decisivo per la chiesa di oggi
Nel santuario brasiliano dell’Aparecida, invece, Francesco offrì se stesso alla Vergine il 24 luglio 2013 con queste parole: «Prostrato ai tuoi piedi, ti consacro la all’amore che meriti. Ti consacro la mia lingua perché sempre ti lodi e diffonda la tua devozione. Ti consacro il mio cuore perché, dopo Dio, ti ami sopra ogni cosa». Quel giorno Francesco era tornato al santuario da Pontefice, in occasione della Giornata mondiale della gioventù, dopo avervi vissuto un’esperienza fondamentale nel 2007, quando era ancora “solo” arcivescovo di Buenos Aires. Il 12 e 13 maggio del 2007 ad Aparecida si tenne la quinta Conferenza episcopale latinoamericana (la riunione dei vescovi latinoamericani), aperta da Benedetto XVI.

In quell’occasione, il cardinale Bergoglio si compiacque del fatto che i vescovi potessero lavorare a due passi dalle migliaia di fedeli in pellegrinaggio: i pastori vicinissimi alle loro pecore, insomma, uno dei più forti e ripetuti messaggi anche del suo papato. Ma non fu questo l’unico argomento oggi a noi familiare che Bergoglio evocò ad Aparecida. Alla Conferenza, infatti, la discussione su presente e futuro della Chiesa latinoamericana fu così intensa da rendere difficile il trarre conclusioni
dall’incontro, perciò proprio a Jorge Mario Bergoglio fu chiesto di trovare i punti di incontro tra le differenti posizioni e di guidare la commissione che avrebbe scritto il documento finale.

Bergoglio doveva tirare le somme
Il testo finale oggi è noto come Documento di Aparecida ed è considerato una sorta di manifesto delle idee del futuro Francesco, un’anticipazione del suo papato e delle proposte che, da un singolo continente, il Santo Padre intende trasferire alla Chiesa di tutto il mondo. E cioè: il primato della grazia, la misericordia, il coraggio apostolico, la visione di una Chiesa che non regola la fede, ma la facilita e si “offre” a tutti. Una Chiesa nel segno di Maria, insomma, come antidoto a una Chiesa funzionale e burocratica: una Chiesa dove i cristiani trovano la tenerezza dell’amore di Dio riflessa nel volto di Maria che, a partire da Aparecida, ci invita a lanciare le “reti” per avvicinare tutti a Gesù inteso come Via, Verità e Vita.

E le reti sono importanti nella storia di Aparecida. Aparecida vuol dire “apparsa”. E dove? A chi? Siamo nel 1717, a Guaratingueta un paesino nell’interno dello Stato brasiliano di San Paolo. I pescatori Domingos, Felipe e João vengono incaricati di procurare il cibo per festeggiare il conte di Assumar, governatore della provincia di San Paolo. I tre, però, non pescano nulla, così invocano la Madonna e… Nella rete gettata da João nel fiume Paraìba (in località Porto Itaguaçu) compare una statuetta mariana spezzata, prima il corpo e poi la testa. E subito dopo le reti dei tre traboccano di pesci, come nell’episodio miracoloso narrato dal Vangelo. Felipe Pedroso conserva in casa la Madonnina e molti tra i visitatori dichiarano di aver ottenuto delle grazie, poi arrivano i veri e propri miracoli e nel 1745 viene edificata una cappella. La fama dell’Aparecida cresce e nel 1888 s’inaugura una prima basilica.

Una vergine morena, cioè dal volto nero 
Nel 1904 Pio X “incorona” l’immagine col titolo ufficiale di Nossa Senhora da Conceiçao Aparecida (Nostra Signora della Concezione Apparsa); nel 1930 Pio XI la consacra patrona del Brasile. Nel 1955 sorge una seconda immensa basilica, che può contenere tra i 45mila e i 70mila fedeli e attrae ogni anno sette, otto milioni di pellegrini. Paolo VI, nel 1967, dona alla Madonna una Rosa d’oro (un’altra la donerà papa Ratzinger). Il 4 luglio 1980, infine, Giovanni Paolo II consacra ufficialmente la basilica e celebra la Messa sul sagrato.

La Aparecida è amatissima in Brasile. Una delle ragioni di questo culto è il fatto che si tratta di una vergine morena (cioè dal volto nero), apparsa in un’epoca in cui nel Paese il razzismo era fortissimo e gli afroamericani erano per lo più tenuti in condizione di schiavitù.

 

Curiosità:

Le icone mariane più care a Francesco

Nostra Signora di Fatima
Apparsa per la prima volta il 13 maggio 1917 ai pastorelli Francisco, Giacinta e Lucia nella località di Cova d’Iria, nei pressi di Fatima, in Portogallo, la Chiesa ne autorizzò il culto nel 1930. Il messaggio di Fatima è un invito alla penitenza e alla preghiera. Amatissima da Giovanni Paolo II, Francesco le ha consacrato la Chiesa e il mondo.

Nostra Signora di Luján
L’icona, trecentesca, è giunta in Argentina dal Brasile nel 1630. La statua dell’Immacolata era trasportata su un carro trainato da buoi che si bloccarono presso il fiume Luján, a ovest di Buenos Aires, e rimasero fermi finché l’icona non venne scaricata. L’episodio fu letto come il desiderio della Vergine di essere venerata in quella località. La Madonna di Luján è patrona dell’Argentina.

Nostra Signora di Bonària
Nel 1370 una violenta tempesta travolse una nave salpata dalla Catalogna; venne gettato in mare il carico e appena l’ultima cassa toccò l’acqua, la tempesta si placò. La cassa fu aperta sul colle di Bonària, presso Cagliari: conteneva una statua lignea della Madonna col Bambino e una candela accesa. Dal nome Bonària deriva quello di Buenos Aires.

Maria che scioglie i nodi
Il sacerdote Bergoglio ha “conosciuto” questa icona mariana nel 1986, durante la sua permanenza in Germania. L’icona si trova in un santuario vicino ad Augusta. Colpito dal ruolo di mediatrice della Madre di Gesù, raccolse immaginette e le distribuì in Argentina. Il Papa invita ad affidarle i nodi dei nostri peccati e a invocarla, in particolar modo in caso di difficoltà matrimoniali.

 

Cosa diceva Bergoglio nel 2007
Il “Documento di Aparecida” raccoglie le conclusioni della Conferenza dei vescovi latinoamericani tenuta nel 2007 ad Aparecida. Fu curato da Bergoglio e per molti è una anticipazione del suo papato. Ecco i suoi temi più importanti:
• Nella presenza della Chiesa nella società il ruolo più importante è quello del “discepolo missionario”: la Chiesa deve diventare più missionaria.

• I laici devono essere protagonisti della lotta per la giustizia contro le strutture economiche e sociali ingiuste.

• Il primato assegnato alla Fede prevale sul primato assegnato al povero, cui era stata data massima importanza sulla base di una lettura della realtà “ideologizzata”, ovvero fatta attraverso gli “occhiali” del pensiero marxista.

• I cristiani non sono identificati dai drammi della vita, dalle sfide della società o dalle attività da intraprendere. Li identifica
l’amore ricevuto dal Padre, grazie a Gesù Cristo, per l’unzione dello Spirito Santo.

• È fondamentale il contatto diretto di vescovi e sacerdoti con la gente, il mescolarsi con i problemi del popolo portando la speranza di Cristo; non si può rimanere passivi nel proprio tempio: bisogna muoversi per proclamare che l’amore è più forte del male e della morte.

• La Chiesa, come Maria, è madre. La chiesa-famiglia si genera intorno a una madre, che dà anima e tenerezza alla convivenza familiare.

di Enzo Caffarelli

TAG

, , , , ,