Il cuore di Francesco batte rossoblu

8 Aprile 2014 Mondo di Francesco

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(Credits: Getty Images)

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Il ricordo è antico, ma è ancora fresco nel cuore, perché si rinnova ogni volta che un fedele gli dona una maglietta rossoblu, o quando arrivano notizie del comportamento dei rossoblu nel
campionato di serie A. Rossoblu sono i giocatori del San Lorenzo, la squadra di calcio per la quale papa Francesco tifa da quando era bambino: domeniche nelle quali il padre Mario José lo portava a vedere le partite allo stadio del Viejo Gasometro (il vecchio gasometro), nel quartiere Boedo di Buenos Aires.

Oggi il Viejo Gasometro non esiste più. Ha ospitato l’ultima partita nel dicembre 1979 e quattro anni dopo è stato abbattuto, per lasciare il posto a un grande supermercato. il San Lorenzo gioca allo stadio Pedro Bidegain (detto Nuevo Gasometro…), ma Francesco continua di Daniela Fabbri idealmente a sedersi in tribuna. Lo ha dimostrato rinnovando come sempre (e paga di tasca sua) la tessera di socio della polisportiva che racchiude la squadra, il Club Atletico San Lorenzo de Almagro.

Lo ha ribadito scrivendo – il 20 marzo 2013, pochi giorni dopo l’elezione – a Matias Lammens, presidente della polisportiva, una lettera in cui ha rievocato i giorni con papà e la vittoria dello scudetto del “glorioso campionato” del 1946, risolto in modo entusiasmante “da quel gol di René Pontoni!” all’ultima partita. E naturalmente il Santo Padre continua a sentirsi un “corvo”, com’è il nomignolo dei tifosi rossoblu, tanto da aprire una telefonata a sorpresa a Juan Aime, ragazzo dei quartieri poveri di Buenos Aires conosciuto nel 2008, con uno scanzonato «Ciao, corvo, come stai?». 

I tifosi del San Lorenzo (la curva si chiama la Gloriosa Butteler, ed è famosa per i cori e l’attaccamento ai colori) si chiamano corvi perché sono uccelli neri come le vesti dei preti. La squadra, infatti, è stata fondata nel 1908 da Lorenzo Massa, un salesiano piemontese che cercava il modo di togliere dalle strade i ragazzi del quartiere Boedo. Così, offrì loro l’oratorio per giocare al pallone, in cambio dell’impegno di andare a messa ogni domenica. Dal 1908, il San Lorenzo de Almagro (questo è il nome completo; Almagro è un altro quartiere cittadino, confinante con Boedo: padre Massa non metteva confini alla sua opera) ha vinto 15 scudetti. L’ultimo è arrivato in dicembre, al termine del campionato Inicial del 2013. La stagione della Primera Division, la serie A argentina, si divide infatti in due tornei, Inicial (da agosto a dicembre) e Final (da febbraio a maggio), ciascuno dei quali assegna un titolo. René Pontoni, il campione citato dal Papa nella lettera a Lammens, è una figura storica del calcio argentino e, in particolare, proprio del San Lorenzo.

Nato nel 1920 in una famiglia poverissima, Pontoni fu uno dei migliori attaccanti sudamericani degli anni Quaranta. Spese i suoi anni d’oro in rossoblu, fra il 1945 e il 1948, segnando 66 gol in 98 partite. Nel 1948, un infortunio gravissimo troncò la sua carriera, che proseguì per qualche anno senza grandi soddisfazioni Grandi soddisfazioni, invece, potrebbe portare al San Lorenzo la grande promessa di oggi, il diciannovenne centrocampista Angel Correa. Pare che a lui siano interessate anche grandi squadre italiane come l’Inter e la Juventus. Correa non sarebbe il primo giocatore rossoblu a venir nel nostro Paese: i tifosi italiani, infatti, hanno già apprezzato assi come Ivan Cordoba (Inter) e Ezequiel Lavezzi (Napoli), mentre Diego Simeone (Inter e Lazio) e Ramon Diaz (Napoli, Avellino, Fiorentina, Inter), dopo aver giocato in Italia sono diventati allenatori del club.

Tutti questi campioni hanno una caratteristica: un legame indistruttibile con il San Lorenzo. È il legame che fa sì che i tifosi stiano facendo una colletta, il Proyecto La Gloriosa (“glorioso” è un soprannome del San Lorenzo), per ricomprare il terreno del Viejo Gasometro, per abbattere il supermercato e ricostruire lo stadio. È il legame che rende Francesco fiero di essere “corvo”.

di Daniela Fabbri

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