Francesco: nuovo appello per la pace

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(credits: Getty Images)

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Pace, una parola così semplice. Eppure una realtà così lontana dal mondo di oggi. Francesco la ama, la chiede con insistenza, senza aver paura di urlarla quasi con rabbia nelle sue omelie. Questo perché, mai come in questo inizio di 2015, il problema della guerra è diventato un’irrinunciabile urgenza per la nostra società.

Parole d’affetto ai vescovi ucraini
Tra i principali pensieri di Francesco c’è l’Ucraina, dove la guerra civile, tra milizie filorusse e il governo, prosegue da quasi un anno. Il Papa ne ha parlato con il cancelliere tedesco Angela Merkel e ha incontrato una delegazione di vescovi ucraini: prima all’udienza generale di mercoledì, poi in privato giovedì. Bergoglio li ha confortati: «Vi trovate in una situazione di grave conflitto, che continua a mietere vittime e causare sofferenze. Sono particolarmente vicino a voi con la mia preghiera per i defunti e per tutti coloro che sono colpiti dalla violenza».

Parole d’affetto, seguite dall’ncitamento a essere colonne per chi sta soffrendo: «È importante ascoltare le voci che vengono dal territorio, dove vive la gente affidata alle vostre cure pastorali. Ascoltando il vostro popolo, voi vi fate solleciti verso i valori che lo caratterizzano: l’incontro, la collaborazione, la capacità di comporre le controversie. In poche parole: la ricerca della pace possibile».E Francesco potrebbe giocare un ruolo di mediatore nella risoluzione del conflitto, tramite i rappresentanti della chiesa ortodossa che hanno stretti rapporti con il presidente russo Vladimir Putin.

Il dramma libico di martiri e migranti
La settimana, invece, si era aperta con la drammatica uccisione di 21 cristiani copti in Libia per mano dei terroristi dello stato islamico dell’Isis. Francesco aveva subito lanciato il suo grido: «Il sangue dei nostri fratelli è testimonianza di fede». E a questa vicenda tristissima, che tante lacrime ha fatto versare, il Papa ha voluto dedicare la messa di martedì a Casa Santa Marta.

«Offriamo questa messa per i nostri fratelli copti, sgozzati per il solo motivo di essere cristiani. Preghiamo per loro, che il Signore come martiri li accolga, per le loro famiglie, per il mio fratello Tawadros (patriarca della Chiesa ortodossa copta; ndr) che soffre tanto», ha detto papa Francesco.

Ma collegato alla guerra in Libia c’è anche un altro grande problema: quello dei migranti che proprio dalle coste libiche sono in fuga, dagli scontri e dalla povertà, verso l’Italia e l’Europa. Come il Pontefice abbia nel cuore le loro sorti, ve lo abbiamo già raccontato.

A ulteriore conferma di questa presa di posizione, martedì sera Francesco ha ospitato a Casa Santa Marta una delegazione della Guardia costiera italiana cui ha manifestato il proprio apprezzamento per il coraggio e il lavoro per chi ha così bisogno di aiuto. Siete persone «ai limiti della vita e della morte, della speranza, della disperazione», sono state le parole di Bergoglio.

L’appello per nord Africa e Medioriente
Libia, ma anche Medioriente con l’infinita questione tra Israele e Palestina: due stati che Francesco si è impegnato ad aiutare in prima persona come mediatore durante il viaggio in Terra Santa dello scorso maggio e quando, poche settimane dopo, piantò l’ulivo della pace con il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen. Senza dimenticare la Nigeria, dove i terroristi islamici delle milizie “Boko Haram” ogni settimana mietono vittime su vittime.

O ancora lo Yemen, l’Egitto, la Siria, l’Iraq e l’Afghanistan: terre dilaniate, nella maggior parte dei casi per motivi religiosi. Così Francesco nel corso dell’udienza del 18 febbraio ha lanciato il suo appello: «Preghiamo anche per la pace in Medioriente e in Nord Africa, ricordando tutti i morti, i feriti e i profughi. Possa la comunità internazionale trovare soluzioni pacifiche alla difficile situazione in Libia».

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Curiosità: che cosa è l’isis e perché fa paura
Tutti i giornali ne parlano. Ma esattamente che cos’è l’Isis? Partiamo dal nome: si tratta di una sigla che sta per “Stato Islamico dell’Iraq e della Siria”. Originariamente è nato come un gruppo terroristico, evoluzione di Al Qaeda (responsabile dell’attacco alle Torri Gemelli a New York) per combattere l’esercito americano in Iraq. A guidarlo è il terrorista Abu Bakr al-Baghdadi che il 29 giugno del 2014 ha proclamato la restaurazione del Califfato (una particolare forma di governo tipica dell’Islam). Da allora ha iniziato a occupare territori in Medioriente e a governarli come uno stato.

di Matteo Valsecchi

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