Francesco ai vescovi: “Non cercate l’appoggio del potere”

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Il rosso delle vesti degli arcivescovi metropoliti e il bianco del pallio appena imposto spiccano nella maestosità della Basilica Vaticana. La Chiesa, nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, patroni di Roma, si stringe intorno al Papa che consegna la tradizionale striscia di stoffa di lana bianca con sei croci nere avvolta sulle spalle: è un richiamo all’immagine di Gesù Buon Pastore che su di sé poggiava l’agnello.

Il pallio, confezionato dalle monache del monastero benedettino di Santa Cecilia a Roma, è dunque il simbolo della comunione con la Santa Sede. Per la prima volta dalla sua elezione, Bergoglio ha indossato lo stesso pallio che ha imposto, un gesto che è in piena linearità con il suo stile di Padre che accoglie. Quest’anno sono 24 gli arcivescovi metropoliti, tra cui due italiani delle sedi di Reggio Calabria e Vercelli, gli altri vengono da altri Paesi del mondo come India, Costa Rica, Scozia, Brasile. A tre arcivescovi non presenti il pallio verrà consegnato nella loro sede metropolitana in Malawi, Myanmar e Germania.

Alla cerimonia partecipa, come da tradizione, una delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli guidata dal metropolita di Pergamo Ioannis Zizioulas e inviata dal patriarca Bartolomeo I con il quale il Papa ha un legame di stima e di amicizia, come dimostrato dalla recente preghiera di pace per la Terra Santa in Vaticano. E nell’omelia di Francesco il primo pensiero va proprio al cammino verso l’unità delle due Chiese sorelle, strette da fraterni legami.

L’esempio di Pietro
Un primo segno di questo procedere insieme è nei canti che hanno animato la liturgia, eseguiti insieme dal coro del Patriarcato di Mosca e dalla Cappella Musicale Pontificia. A guidare la riflessione del Papa è il “seguimi” che il Signore dice a Pietro, nella fiducia totale che l’apostolo ripone in Lui, nell’abbandono a Gesù che, nella notte del tradimento, ha rinnegato «Il Signore ci libera da ogni paura e da ogni catena» afferma il Papa «affinché possiamo essere veramente liberi». Il rifugio è la fiducia in Dio che ci allontana da ogni paura.

Poi con la sua voce bassa, riflettendo sul Vangelo, Francesco ricorre alle domande che spiazzano, che illuminano gli angoli bui di ogni coscienza, che fanno emergere tutte le tentazioni di potere e gloria che il mondo propone soprattutto agli uomini di Chiesa. «Noi, mi domando, cari fratelli Vescovi, abbiamo paura? Di che cosa abbiamo paura? E se ne abbiamo, quali rifugi cerchiamo, nella nostra vita pastorale, per essere al sicuro? Cerchiamo forse l’appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo? O ci lasciamo ingannare dall’orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti, e lì ci sembra di stare sicuri? Dove poniamo la nostra sicurezza?».

I nuovi arcivescovi, in silenzio, ascoltano le domande del Papa, interpellati dall’esempio di Pietro che trovò fiducia quando il Signore gli chiese di pascere le sue pecore. Il signore ripete “seguimi” Pietro, dice il Papa, «sente ancora bruciare dentro di sé la ferita di quella delusione data al suo Signore nella notte del tradimento». Pietro sceglie di non affidarsi a se stesso ma alla misericordia di Gesù e in quel «tu sai che ti voglio bene» spariscono «la paura, l’insicurezza, la pusillanimità». «Anche a noi, oggi, Gesù rivolge la domanda: “Mi ami tu?”. Lo fa proprio perché conosce le nostre paure e le nostre fatiche.

Pietro ci mostra la strada: fidarsi di Lui, che «conosce tutto di noi, confidando non sulla nostra capacità di essergli fedeli, quanto sulla sua incrollabile fedeltà». Una fiducia che scalza via le inutili domande. «Il Signore» afferma con forza il Papa «oggi ripete a me, a voi, e a tutti i Pastori: Seguimi! Non perdere tempo in domande o in chiacchiere inutili; non soffermarti sulle cose secondarie, ma guarda all’essenziale e seguimi nonostante le difficoltà. Seguimi nella predicazione del Vangelo. Seguimi nella testimonianza di una vita corrispondente al dono di grazia del Battesimo e dell’Ordinazione. Seguimi nel parlare di me a coloro con i quali vivi, giorno dopo giorno, nella fatica del lavoro, del dialogo e dell’amicizia. Seguimi nell’annuncio del Vangelo a tutti, specialmente agli ultimi, perché a nessuno manchi la Parola di vita, che libera da ogni paura e dona la fiducia nella fedeltà di Dio. Tu seguimi!».

Un’omelia intensa, piena di forza per gli arcivescovi metropoliti chiamati da oggi a rafforzare la loro fede in Gesù. Al termine della celebrazione, Papa Francesco percorre la navata della Basilica di San Pietro camminando al fianco del metropolita Ioannis  Zizioulas. Quel procedere insieme, evocato nella sua omelia e che spesso sembra più semplice nei gesti quando si parla da cuore a cuore. Un dialogare che Papa Francesco conosce alla perfezione.

Che cos’è il pallio 
Il pallio è una striscia di lana bianca con sei croci nere che simboleggiano le piaghe di Cristo. Sono le monache del monastero benedettino di Santa Cecilia, a Roma, a tessere da anni la stola con la lana tosata di due agnellini allevati nel monastero trappista delle Tre Fontane. I due piccoli animali vengono presentati e benedetti dal Papa il 21 gennaio, nella festa di Sant’Agnese. La stola richiama anche l’immagine di Gesù Buon Pastore che sulle sue spalle poggiava l’agnello.

di Benedetta Capelli

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