Francesco si racconta ai bambini del treno: “da piccolo non ero molto diverso da voi”

12 Giugno 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Sabato 8 giugno, incontrando i ragazzini arrivati in Vaticano con il “Treno dei bambini”, papa Francesco ha detto loro: «Siamo uguali, io ero come voi». Intendeva dire, naturalmente, che da piccolo è stato un bambino come tutti gli altri, con i suoi pregi e i suoi difetti e, anche, con le sue marachelle. È proprio grazie ad alcuni racconti della sua infanzia che ci ha fatto lui stesso che ci siamo potuti fare un’idea piuttosto precisa di che bambino sia stato il piccolo Jorge Mario Bergoglio.

lA SCUOLA

Una delle suore della sua scuola elementare ha raccontato che Jorge era molto vivace e imparava le tabelline saltando sulle scale. Lui conferma: «Non mi piaceva studiare, ma ho dovuto imparare». Pur essendo un bambino disciplinato, non è mancato qualche scivolone: «Avevo dieci anni e ho detto una cosa brutta alla maestra. Il giorno dopo è venuta a scuola mia mamma e mi ha fatto chiedere scusa alla maestra».

LO SPORT

Gli piaceva giocare a calcio con i compagni che però lo mettevano quasi sempre in porta: «Mi chiamavano “pata dura”, che vuol dure avere due gambe sinistre». Forse anche per questo il suo sport preferito era il basket.

LA LETTURA

Spesso, dopo avere organizzato la partita di calcio per gli amici, Jorge si metteva a bordo campo a leggere. La lettura, infatti, era uno dei suoi passatempi preferiti; e preferiva leggere all’aria aperta, in compagnia degli amici, piuttosto che a casa, nella sua stanza.

LE CARTE

Giocare a carte era uno dei passatempi di Jorge Mario nel fine settimana quando a casa c’era il padre Mario. Con lui e con i fratelli giocava soprattutto a briscola.

LA MUSICA

Nell’infanzia di Jorge Mario Bergoglio c’era anche tanta musica. Soprattutto quella delle opere liriche che la madre Regina faceva ascoltare alla radio a lui e ai fratelli il sabato pomeriggio: «La mamma ci insegnava com’era quell’opera» ricorda. Francesco prese anche delle lezioni per imparare il pianoforte, ma ha il rammarico di non saper cantare: «Non ho mai potuto cantare. Se cantassi sembrerei un asino».

IL CINEMA

I genitori lo portavano spesso al cinema insieme ai fratelli quando erano bambini: «I miei ci tenevano tanto che conoscessimo il Neorealismo italiano così non ci hanno fatto perdere neanche un film di Anna Magnani e Aldo Fabrizi. Ho visto tutti i loro film tra i dieci e i dodici anni».

IL MERCATO

Anche al piccolo Jorge capitava di seguire mamma e nonna al mercato: «In quel tempo non c’erano i supermarket. Il mercato era sulla strada e c’erano i posti per la verdura, per la frutta, per la carne, per il pesce e si comprava tutto». Al mercato gli era venuta voglia di fare il macellaio: «Perché il macellaio che era nel mercato prendeva il coltello, faceva i pezzi… è un’arte e mi piaceva guardarlo».

I DOLCI

Li ama e ne ha un ricordo particolare: «Per carnevale, quando eravamo bambini, la nonna ci faceva dei biscotti di pasta sottile che buttati nell’olio si gonfiavano. In dialetto si chiamavano “bugie”. Sono come le bugie: sembrano grandi, ma non hanno niente dentro».

IL DIALETTO

Dopo la visita di Francesco a Torino nel 2015, il cardinale Poletto, arcivescovo emerito del capoluogo piemontese, ha rivelato: «Il Papa mi ha salutato dicendo “Cerea” (buongiorno in piemontese) e ha detto che i genitori lo affidavano spesso alla nonna paterna, e così la prima lingua che ha imparato è stato il piemontese».

di Tiziana Lupi

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