Francesco accoglie il “Treno dei Bambini”

2 Giugno 2016 Gente di Francesco, News

tweet
Credit Osservatore Romano

Credit Osservatore Romano

Sono le sei del mattino e la stazione del treno di Lamezia Terme è travolta dal loro incontenibile entusiasmo. Sono i quattrocento giovanissimi viaggiatori dell’annuale appuntamento con il “Treno dei Bambini” che li porterà da lì a poche ore nella piccola stazione dello Stato Pontificio. Ad accoglierli troveranno il loro amatissimo “nonno Francesco”.

Il viaggio dura poco più di cinque ore e il treno Freccia Argento arriva all’ombra di San Pietro alle 11.20. 

Subito i ragazzini, che hanno tra i 6 ai 12 anni  (di Reggio Calabria, Vibo Valentia e altre città calabresi) e sono stati scelti dal Pontificio Consiglio della Cultura, organizzatore dell’evento, invadono la banchina: nei loro occhi si legge forte il desiderio di poter abbracciare al più presto il Papa.  

Per prima cosa vengono accompagnati a fare un giro per i Giardini vaticani, che i piccoli guardano con gli occhi spalancati, quasi come se si trovassero all’interno di un parco giochi.

Poco dopo questa breve visita, ecco finalmente il Papa che si presenta nel cortile e viene immediatamente circondato: per lui suona l’Orchestra infantile  “Quattrocanti” di Palermo che attraverso la musica offre la possibilità di riscatto a giovani e giovanissimi. E nello stesso tempo vengono lanciati in cielo centinaia di palloncini bianchi per ricordare tutte le vittime del mare. L’incontro di quest’anno, infatti, è intitolato “Portati dalle Onde” ed è dedicato al dramma dei migranti.

Il momento più coinvolgente si ha quando la piccola folla dei bambini viene fatta accomodare nell’atrio dell’Aula Paolo VI, per l’occasione allestito come un soggiorno di casa.

Seduto su una poltrona bianca, i bimbi attorno a lui con le gambe incrociate e i cappellini rossi, Francesco come al solito dà il meglio di sé: si fa portare i disegni e ai ragazzini chiede di spiegarglieli parlando forte nel suo microfono.

Molto toccante è soprattutto la testimonianza di Osayande, un ragazzo nigeriano che da poco ha perso i suoi cari in un naufragio. Il Papa mostra ancora una volta tutta la sua rabbia per il dramma dei morti in mare (vedi servizio a pagina 12) e la sua contrarietà verso chi si oppone all’accoglienza: «Cosa pensate della gente che non lascia passare queste famiglie?», chiede ai bambini. Le risposte sono tante: «È un’ingiustizia!», «è una cosa brutta», «sono cattivi».

Francesco, invece, invita al gioco di squadra (tra i piccoli ci sono anche 50 ragazzi dell’Associazione “Sport senza frontiere”) e ripete parole come amore, condivisione, accoglienza, pace e uguaglianza che non sono difficili da trasformare in azioni: basta solo tendere la mano e non avere paura.  Il Papa parla ai piccoli «dell’ipocrisia» quando una bimba gli chiede: «Vorrei capire perché molte persone che vogliono professare la fede, dicono di credere in Dio e Gesù, ma non fanno niente: non vanno in chiesa, non aiutano gli immigrati, non danno l’elemosina ai poveri…».

È solo una delle tante domande per il Santo Padre. Tra queste, anche una che lo mette leggermente in imbarazzo: «Cosa vuol dire essere Papa? Cosa si prova a essere una persona che fa del bene?». Il Santo Padre esita per qualche secondo prima di rispondere: «Ma, io provo a fare il poco bene che posso fare… Sento che Gesù mi ha chiamato per questo; Gesù ha voluto che io fossi cristiano, e un cristiano deve fare questo!».

Quesiti serissimi intervallati da richieste bizzarre come quella di scattare delle fotografie o di benedire rosari e collanine o di poter provare la papalina…

Ma nonno Bergoglio non si tira indietro mai, perché anche lui, tra i bambini si sente a casa.

di Cecilia Seppia

TAG

, ,

VEDI ANCHE