Filippo Solibello (Rai Radio2) dona al Papa il suo libro ispirato all’enciclica “Laudato si'”

29 Maggio 2019 News

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Mercoledì 15 maggio, udienza generale in piazza San Pietro: tra i fedeli incontrati e salutati da papa Francesco c’era Filippo Solibello, popolare conduttore su Rai Radio2 di Caterpillar AM e recente autore del libro Spam. Stop Plastica A Mare, che ha fatto da “pretesto” per l’incontro: «Volevo donarlo a papa Francesco, perché questo libro prende spunto anche dalla sua enciclica Laudato si’», ci racconta. «Con me c’era don Guido Colombo dei Cooperatori Paolini, un ascoltatore affezionato della nostra trasmissione. Lo considero il nostro “consigliere spirituale”».

Com’è andato l’incontro con papa Francesco?

«È stato molto emozionante, come credo sia sempre… La cosa curiosa è che il Papa ha guardato il libro, ha visto la foto in copertina con il cavalluccio marino attaccato al cotton fioc e mi ha chiesto “Ma lo sai quanti pesci muoiono ogni anno nel mare per l’inquinamento?”».

E lei cos’ha risposto?

«“Eh, purtroppo tanti, ed è per questo che cerchiamo di fare qualcosa nel nostro piccolo”, gli ho detto. L’emozione era grande, ho cercato di non stramazzare a terra. Poi lo abbiamo salutato e gli abbiamo lasciato il libro. Mi piaceva regalarglielo per ringraziarlo di quello che ha fatto e sta facendo su questo tema. Di tutti i personaggi mondiali che si occupano delle cose “terrene” (lui ovviamente anche di quelle spirituali, ndr), mi sembra che Francesco sia quello che ha la visione più lucida sulle emergenze ambientali».

Ha dedicato loro un’enciclica, appunto… 

«Il fatto che abbia deciso di iniziare il pontificato segnalando il tema ecologico come uno dei più importanti e urgenti, in un momento in cui l’argomento non era ancora così sentito, credo sia importantissimo. Dall’enciclica sono nate tante iniziative: per esempio la Casa Comune di don Luigi Ciotti, una scuola di formazione scientifica sui temi affrontati nella Laudato si’. Quel testo è una road map (una carta stradale, ndr), una “scatola degli attrezzi” per affrontare le emergenze del cambiamento climatico. Ha dato ispirazione al mio libro e per ciò consegnarglielo è stato come chiudere un cerchio».

Nell’enciclica, però, non si parla di plastica in mare…

«Il Papa l’ha scritta prima che scattasse quell’allarme specifico… Però affrontava già tutti i temi del cambiamento climatico: parlava di mari, di oceani, di acqua come bene comune… La cosa che mi ha colpito di quel testo è che rimette l’uomo al centro del rapporto con il pianeta, mentre negli ultimi anni l’attenzione per denaro e profitto ha soppiantato un rapporto sano con natura e pianeta. L’analisi di papa Francesco è lucida e molto concreta, anche per i non credenti».

Il gesto antiecologico di cui si vergogna di più?

«Più che un gesto è un atteggiamento: quello del consumo sfrenato, del comprare e consumare senza pensarci. L’istinto dell’usa-e-getta, uno dei simboli della modernità… Io l’ho avuto mille volte e adesso mi rendo conto di quanto sia deleterio: non dobbiamo produrre cose economiche da gettare velocemente, ma cose più “preziose” da usare più a lungo».

Come si comporta nelle situazioni più concrete?

«Come tanti, non avevo ben chiare le dimensioni del problema. Facevo fatica anche a fare la raccolta differenziata dei rifiuti. Ho fatto il piccolo sforzo di informarmi e ho capito che se il mio sacchetto di plastica va in mare, la tartaruga lo scambia per una medusa, lo mangia e muore».

Pensando al futuro, è più ottimista o più pessimista?

«Assolutamente ottimista. Con le dovute cautele, ci sono tutte le condizioni perché Italia ed Europa giochino “all’attacco” e mettano competenze e industrie al servizio del problema, aiutando i Paesi rimasti indietro. Dall’esportazione di “buone pratiche” ci possiamo solo guadagnare».

di Alberto Anile

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