San Pietro di Caridà: la fede in una comunità di confine

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(credits: Agf)

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Don Giuseppe Sofrà si interroga: «Il gesto più bello di papa Francesco per me?». E la risposta è presto detta: «La sua vicinanza e il suo pensiero per noi sacerdoti, oltre ai suoi gesti di amore per tutti». Prete da quasi sette anni, don Giuseppe vive con entusiasmo la sua missione, sbocciata quando era ancora un bambino: «Sono cresciuto nelle fila dei ministranti della parrocchia fin dall’età di tre anni», ricorda: «Ovviamente nel mio cammino non sono mancate le crisi, ma sono sempre stato aiutato da buoni sacerdoti».

Oggi 33enne, dal 5 marzo 2011 è parroco di Maria Santissima Assunta e San Pietro Apostolo a San Pietro di Caridà, paese di 1.350 abitanti. «È l’ultima parrocchia della diocesi, al confine tra la provincia di Reggio Calabria e Vibo Valentia; una comunità rurale», dice.

È molto vicino agli anziani e ai ragazzi 
Una realtà non facile «ma bella, vista la bontà della gente. Gli abitanti sono per lo più anziani. Da qualche anno le scuole hanno chiuso i battenti e i giovani emigrano al nord per motivi di studio e in cerca di lavoro. Quindi m’impegno a essere vicino agli anziani».

Tante le iniziative da lui organizzate: «Lo scorso anno l’attenzione si è incentrata su una frazione del paese chiamata “Prateria”, dove per molto tempo è mancata la presenza di una piccola chiesa: ne abbiamo aperta una». Ad affiancare il parroco, un diacono e due suore indiane: «Si occupano dell’apostolato agli anziani, oltre al catechismo», spiega don Sofrà, aiutato anche dal gruppo “Marta”, formato da mamme che si occupano del decoro della chiesa.

I riti liturgici sono animati dal coro parrocchiale “Laudamus”, mentre per il servizio all’altare un gruppo di ministranti è sempre vicino a don Giuseppe, che si dedica molto anche ai ragazzi, coinvolgendoli nei momenti di gioco e di festa. E di recente è stata istituita «la confraternita della Madonna delle Grazie, rivolta agli uomini e i giovani adulti».

Questa è San Pietro di Caridà (Reggio Calabria)
Immerso tra boschi e prati, è un paese di circa 1.500 abitanti ai piedi del Monte Crocco che vive soprattutto di agricoltura; la sua fondazione risale a prima dell’anno Mille; si trova all’estremo nord della provincia di Reggio Calabria e al confine con la  provincia di Vibo Valentia. Il nome Caridà deriva dal greco “charis” per indicare un luogo di carità, ricco di misticismo, sorto sotto la dominazione bizantina.

Il piccolo villaggio s’ingrandì e venne costruita un’alta muraglia in pietra a sua difesa. Alla dominazione greco-bizantina seguì quella normanna. Molte le opere architettoniche risalenti al Settecento che hanno resistito al terremoto del 1783; da non perdere i palazzi nobiliari nel centro storico. Da notare anche il palazzo del municipio.

di Laura Badaracchi

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