Messa per l’Epifania: il Papa ricorda la missione dei Re Magi

8 Gennaio 2020 News

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Credit Osservatore Romano

L’arrivo dei Magi alla capanna di Betlemme dove è nato Gesù Bambino è il culmine dell’Epifania, la festa che nella tradizione è associata anche alla figura della Befana. Lei, la povera vecchina che, secondo la leggenda, si rifiutò di seguire i Magi e poi pentita, con un sacco pieno di doni, vagò casa per casa alla loro ricerca e a quella di Gesù.

Nel celebrare la Messa, nella basilica di San Pietro, Francesco si sofferma sull’adorazione dei Magi che si prostrarono davanti al bambino, ultimo atto del loro cammino iniziato seguendo la stella. Adorare, spiega il Papa, è «un gesto d’amore che cambia la vita», è il mettersi «faccia a faccia con Gesù», ponendo Lui al primo posto per non essere più «centrati su noi stessi».

È fare il contrario di quello che fece Erode che cercò di ingannare i Magi chiedendo dove fosse il bambino, fingendo di volerlo omaggiare. «L’uomo, quando non adora Dio, è portato ad adorare il suo io. E anche la vita cristiana, senza adorare il Signore, può diventare un modo educato per approvare sé stessi e la propria bravura» spiega il Papa. Un insegnamento che è anche per la Chiesa, «adoratrice innamorata di Gesù suo sposo», perché «non basta sapere», sottolinea il Pontefice, è necessario «uscire da sé stessi; senza incontrare senza adorare, non si conosce Dio».

È dunque «nel piegare le ginocchia davanti a Lui» che si permette a Gesù di guarirci e di cambiarci, di trasformarci con il suo amore. «Adorando, infatti, si impara a rifiutare quello che non va adorato: il dio denaro, il dio consumo, il dio piacere, il dio successo, il nostro io eretto a Dio. Adorare è farsi piccoli per scoprire che la grandezza della vita non consiste nell’avere, ma nell’amare». È il cammino dei Magi che a Gesù portarono oro «per dirgli che niente è più prezioso di Lui»; offrirono l’incenso perché «solo con Lui la nostra vita si eleva verso l’alto»; gli diedero «la mirra, con cui si ungevano i corpi feriti e straziati, per promettere a Gesù di soccorrere il nostro prossimo emarginato e sofferente, perché lì c’è Lui».

L’invito del Santo Padre è di crescere nell’adorazione come cristiani e come comunità perché attraverso la preghiera si potrà provare quella «gioia grandissima» che gli stessi Magi provarono. Anche all’Angelus, i tre Re sono al centro della riflessione di Bergoglio. Piazza San Pietro, in questa giornata, è la meta del corteo storico “Viva la Befana”, dedicato ad Allumiere (RM) e alla Valle del Mignone, nel Lazio. Un’iniziativa che da 35 anni anima le strade intorno al Vaticano con musica, pellegrini in costume, auto d’epoca e cavalli e che Francesco saluta dalla finestra del suo studio. Nella catechesi ricorda che i Magi escono cambiati dall’incontro con Gesù e si rimettono in cammino per nuove strade con un cuore risanato e lontano dal male. «Ecco la differenza tra il vero Dio e gli idoli traditori, come il denaro, il potere, il successo…; tra Dio e quanti promettono di darti questi idoli, come i maghi, i cartomanti, i fattucchieri. La differenza è che gli idoli ci legano a sé, il vero Dio ci apre vie di novità e di libertà, perché Lui è Padre che è sempre con noi per farci crescere» spiega il Papa.

di Tiziana Lupi

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