Ecco chi prepara le ostie per le messe del Papa in Sudamerica

10 Luglio 2015 Foto e video story, News

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Getty Carmelitane paraguayNel grande viaggio di papa Francesco in Sudamerica, sicuramente uno degli appuntamenti più attesi sarà quello della messa presso il campo grande adiacente al parco metropolitano di Ñu Guazù ad Asunciòn, Paraguay, domenica 12 luglio. La capitale paraguayana si trova a pochi chilometri dal confine con l’Argentina: basta puntare lo sguardo oltre la sponda occidentale del Rio Paraguay che lambisce la città per entrare con gli occhi nella terra di Francesco. Saranno, quindi, tantissimi i connazionali del Santo Padre pronti a superare la “frontera” e abbracciare almeno idealmente il Papa: i giornali locali hanno pronosticato la presenza di almeno 3 milioni di persone.

Monache al lavoro in convento
Ad appena qualche via di distanza da Ñu Guazù c’è il quartiere di Las Lomas che da quelle parti tutti chiamano “Carmelitas”: vie grandi, tanti piccoli negozietti di alimentari e soprattutto la chiesa e il convento delle monache Carmelitane Scalze, la cui presenza (sono arrivate in Paraguay dal 1951) ha evidentemente ispirato il soprannome dell’area. E proprio le religiose nel corso delle ultime settimane sono state davvero indaffarate. Ma come mai…?

Sono loro ad aver preparato, cucinato e confezionato le ostie che verranno date ai fedeli al momento della Comunione alla messa di Ñu Guazù: 500mila quelle che inizialmente erano state commissionate loro, ma dato l’enorme afflusso di persone gli è stato chiesto di prepararne anche di più.

Di che cosa si tratta
Le ostie sono di farina di frumento, circolari, di tre centimetri di diametro: sono state realizzate dalle Carmelitane con gli stessi procedimenti a cui ricorrono le panetterie professionali. Questo è stato possibile grazie ad alcune speciali attrezzature di ultima generazione, importate nientemeno che dalla Francia, che hanno consentito di migliorare la preparazione rendendola più rapida ed efficace.

Sedute attorno al grande tavolo della cucina del convento, pur senza trascurare i momenti di preghiera, le monache coordinate dalla madre superiora Maria Yolanda de Jesus hanno utilizzato oltre 5 quintali di farina e si sono occupate anche di metterle in speciali buste di plastica necessarie per il trasporto a Ñu Guazù. Madre Maria Yolanda ricorda come furono sempre loro a preparare le ostie per la messa che san Giovanni Paolo II celebrò ad Asunciòn nel 1988: allora ne fecero “solamente” 200mila: «Bisogna dire che 27 fa era tutto più difficile perché le ostie venivano fatte in modo del tutto artigianale, quasi stese a mano». Per loro fortuna nel tempo le procedure sono migliorate sensibilmente e la fatica di una volta è ormai solo un ricordo. Tant’è vero che oggi le Carmelitane riforniscono di ostie la maggior parte delle parrocchie della città e anche di alcune di cittadine limitrofe.

Non solo ostie.
Non è stato, tuttavia, questo il solo compito a cui le religiose si sono dedicate ultimamente. Hanno, infatti, anche cucito le 50 mitre che indosseranno altrettanti vescovi i quali sono stati chiamati a concelebrare la messa insieme al Papa. Soprattutto hanno confezionato quella che sperano vestirà lo stesso Francesco. Si tratta di una mitra molto speciale, fatta in tessuto “ñandutí”: in lingua Guaranì (la seconda lingua ufficiale del Paraguay insieme allo spagnolo castigliano) significa “ragnatela” ed è un merletto eseguito ad ago, che si tesse su piccoli telai circolari sviluppandosi a raggi partendo dal centro e disegna motivi geometrici.

Matteo Valsecchi

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