Ebola, l’appello del Papa alla comunità internazionale

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Il Papa non rinuncia mai a salutare i fedeli in piazza San Pietro durante l’udienza del mercoledì (credist: Getty Images)

Il Papa non rinuncia mai a salutare i fedeli in piazza San Pietro durante l’udienza del mercoledì (credist: Getty Images)

Che cosa è la Chiesa? Chi la compone? Due domande apparentemente semplici alle quali, però, è così difficile dare risposta… Papa Francesco affronta l’argomento nell’udienza generale del mercoledì per spiegare, nella sua catechesi, come la Chiesa abbia al contempo «realtà visibile e spirituale». Per capire l’approccio del Papa, partiamo dalla conclusione dell’udienza stessa. Il Santo Padre chiude con un appello alla comunità internazionale perché attivi ogni mezzo per sconfiggere l’epidemia di ebola, che ha colpito l’Africa occidentale uccidendo in pochi mesi più di cinquemila persone e contagiandone oltre diecimila.

«Sono vicino con l’affetto e la preghiera alle persone colpite», dice Francesco, «come pure ai medici, agli infermieri, ai volontari, agli istituti religiosi e alle associazioni che si prodigano eroicamente per soccorrere questi nostri fratelli e sorelle ammalati». Ecco: il Papa sottolinea lo sforzo dei tanti che si spendono per alleviare «i disagi e le sofferenze di quanti sono così duramente provati » e questo è un esempio di ciò che ha appena insegnato, ovvero che la Chiesa è chiamata a farsi prossima, vicina a chi soffre. C’è una Chiesa, dunque, che è realtà visibile e una Chiesa che è una realtà spirituale.

Il Papa ricorda che la prima è composta dalle comunità, dalle parrocchie, dalle diocesi, dal Pontefice, dai vescovi, dai preti, dalle suore, da «tanti fratelli e sorelle battezzati che nel mondo credono, sperano e amano». Insomma, «la Chiesa siamo tutti noi, tutti coloro che seguono il Signore Gesù e che, nel suo nome, si fanno vicini agli ultimi e ai sofferenti, cercando di offrire un po’ di sollievo, di conforto e di pace». Una realtà sì visibile, ma non misurabile «perché – si chiede – come si fa a conoscere tutto il bene che viene fatto? Come si fa a conoscere tutte le meraviglie che, attraverso di noi, Cristo riesce a operare nel cuore e nella vita di ogni persona? Vedete: anche la realtà visibile della Chiesa va oltre il nostro controllo, va oltre le nostre forze ed è una realtà misteriosa, perché viene da Dio”.

“La chiesa sia sempre vicina ai poveri” 
E’ infatti in Cristo che si spiega, nella Chiesa, il rapporto tra la sua realtà visibile e quella spirituale. In lui «riconosciamo una natura umana e una natura divina, unite nella stessa persona in modo mirabile e indissolubile. Ciò vale in modo analogo  – sottolinea il Papa – anche per la Chiesa». «Attraverso la sua realtà visibile, i sacramenti e la testimonianza di tutti noi cristiani, la Chiesa è chiamata ogni giorno a farsi vicina a ogni uomo, a cominciare da chi è povero, da chi soffre e da chi è emarginato, in modo da continuare a far sentire su tutti lo sguardo compassionevole e misericordioso di Gesù». Ma anche come Chiesa si può sbagliare, si fa esperienza di fragilità perché tutti siamo peccatori.

“Chi non è peccatore alzi la mano!” E nessuno dei 30 mila in piazza la alza…
Papa Francesco lo rimarca con forza ma poi, distogliendo lo sguardo dai fogli, si rivolge direttamente alla piazza. «Se qualcuno di noi si sente che non è peccatore, alzi la mano»: nessuno dei 30mila presenti osa farlo e allora nella sua bonaria risata aggiunge: «Tutti lo siamo». La cosa più importante per i cristiani è non «diventare motivo di scandalo». «Quante volte – dice il Papa – abbiamo sentito, nel quartiere: “Ma, quella persona di là, va sempre in Chiesa, ma sparla di tutti…”.

Questo non è cristiano, è un cattivo esempio: è un peccato. La nostra testimonianza è quella di far capire che cosa significa essere cristiano. Chiediamo di non essere motivo di scandalo». È un compito difficile, che si può perseguire con il dono della fede «perché possiamo comprendere – afferma – come nonostante la nostra pochezza e la nostra povertà il Signore ci ha reso strumento di grazia e segno visibile del suo amore per tutta l’umanità». Solo percorrendo questa via – conclude Francesco – si diventa «motivo di testimonianza» perché è con la vita che si mostra il disegno di Gesù su di noi.

I diritti umani sempre in prima linea
Al termine della catechesi, il Papa saluta nelle varie lingue, ma nella sua – lo spagnolo – si rivolge ai fedeli provenienti dal Messico ricordando la tragica fine di 43 studenti scomparsi il 26 settembre scorso a Iguala, nello Stato meridionale di Guerrero, bruciati vivi dai narcos. Una storia resa nota da padre Alejandro Solalinde, noto difensore dei diritti umani, che non ha trovato però conferma negli ambienti governativi. «Che il nostro cuore di fratelli – afferma il Papa stia loro vicino».

 Francesco, insomma, dimostra di avere molte preoccupazioni. Pensieri che non ha spazzato via il prologo dell’udienza, che è stato ricco di colori e di festa. Prima di salire sulla papamobile per il consueto giro, infatti, nei pressi dell’Arco delle Campane è stato salutato dai carri di San Leo, trainati da buoi, protagonisti ogni anno, il 30 aprile a San Martino in Pensilis (Campobasso), della storica corsa del Carrese, disfida fra carri di diversi colori: bianco e celeste è quello dei “giovani”; giallo e rosso dei “giovanotti” e giallo e verde è quello dei “giovanissimi”.

di Benedetta Capelli

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