E Francesco scelse la veste su un catalogo per corrispondenza…

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Napoli, Italia - Veduta dell'azienda Serpone, specializzata in produzione di arredi e paramenti Sacri, bandiere e stendardi. L'azienda, che ha sede a Napoli, è leader nel settore anche grazie alla vendita per corrispondenza. Ph. Roberto Salomone

L’azienda Serpone di Napoli è specializzata in produzione di arredi e paramenti sacri, bandiere e stendardi che vende anche per corrispondenza Ph. Roberto Salomone

Semplice, diretto, poco incline al lusso. Questo è il ritratto di papa Francesco che abbiamo imparato a conoscere nei primi due anni del suo pontificato. Un uomo che vuole con tutto se stesso una chiesa umile, vicina alla gente, lontana dagli sfarzi e dagli eccessi. E lui non può che essere il primo a dare il buon esempio: a noi fedeli che lo seguiamo tutti i giorni, così come ai cardinali, ai vescovi, ai sacerdoti di cui è guida e modello.

Una scelta, quella dell’umiltà, che Bergoglio dimostra anche nel suo abito: la classica talare bianca. Pensate che, appena eletto, il 13 marzo del 2013, prese una decisione assolutamente originale: «Uno dei suoi segretari ci telefonò, dicendo che papa Francesco voleva una delle talari pubblicate sul nostro catalogo per corrispondenza». A raccontarcelo è Paolo Serpone, insieme al padre Diego e al fratello Ruggiero erede di una famosa dinastia napoletana che realizza abiti e arredi sacri. Paolo ci spiega meglio come andò: «Abitualmente inviamo a tutti i cardinali, a tutte le diocesi, a tutte le parrocchie quel catalogo con i nostri prodotti: siamo la prima azienda in Italia ad aver effettuato la vendita per corrispondenza. Così, quando due anni fa il Santo Padre dopo l’elezione lo vide, arrivò quella chiamata».

La volontà di Francesco fu una piccola anticipazione di quella che, da quel momento, sarebbe stata la linea guida del suo pontificato: «Ci fu indicata una talare classica, bianca, in cotone e terital: un materiale molto economico (per una spesa di circa di un centinaio di euro; ndr). Il suo collaboratore ci comunicò le misure e le taglie del Papa e ci fu spiegato che non era necessario ricamare sulla fascia lo stemma pontificio per cui solitamente si usano dei tessuti pregiati. Inoltre fu chiesta una casula, anche in questo caso molto semplice. Non ha voluto croci d’oro, mantelle, filati costosi. Riconosco che è stata una situazione assolutamente atipica nella nostra esperienza: non era mai avvenuto che un Pontefice ci ordinasse qualcosa direttamente». Una volta cucita la talare, poi, il gioco fu facile: «La confezionammo e la spedimmo  semplicemente per posta all’indirizzo che ci era stato fornito», sottolinea il signor Paolo.

D’altronde, la ditta Serpone ha alle sue spalle una lunghissima storia nel campo della vendita per corrispondenza: «Siamo nati nel 1820», racconta Paolo Serpone «E in passato abbiamo fatto tantissimi lavori per i papi precedenti: in particolare per papa Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che ha indossato alcune delle nostre casule più recenti. Questo perché siamo fornitori ufficiali della Sacrestia Pontificia. L’idea del catalogo per corrispondenza venne in mente a mio bisnonno Vincenzo alla fine dell’Ottocento. Stava facendo un viaggio a Parigi e in quei giorni vide un catalogo analogo. Perciò volle realizzarne uno simile e iniziò a inviarlo a tutti i parroci e alle chiese». La storia di un’idea che è giunta fino ai giorni nostri.

E intanto, il basso profilo voluto da papa Francesco sta finendo per influenzare anche le alte sfere della Chiesa. Aggiunge Serpone: «Sicuramente il Santo Padre non ama il lusso eccessivo e le persone che stanno attorno a lui adesso devono quasi per forza presentarsi e proporsi in un modo più modesto. La Chiesa stessa deve diventare avere un atteggiamento più sobrio, perché ci sono cose decisamente più importanti di cui occuparsi che non di un abito. In questo senso sono del tutto d’accordo con il Papa».

di Matteo Valsecchi

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