… dove ha incontrato Andrea Bocelli. Che ci racconta la sua emozione

2 Ottobre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Martedì 24 settembre papa Francesco ha visitato la Cittadella Cielo di Frosinone, cuore della Comunità Nuovi Orizzonti (la cronaca dettagliata è a pagina 8). Tra gli amici della comunità presenti c’era il popolarissimo tenore Andrea Bocelli, accompagnato dalla moglie Veronica e dal figlio ventunenne Matteo, nato dal primo matrimonio e che oggi lo segue sul cammino del canto già con grande successo. Il grande Andrea ha raccontato a Il mio Papa le sue emozioni.

È riuscito a catturare attenzione e cuore di papa Francesco…

«È stata un’esperienza meravigliosa, indimenticabile. Onestamente, però, credo siano ben altre le voci che hanno catturato l’attenzione del Santo Padre durante la visita: testimonianze di chi ha conosciuto l’inferno, storie della forza salvifica della scoperta di chi ti ama e perdona, verità di quel “mistero di una persona quando incontra Gesù”, come ha detto papa Francesco… Quanto al cuore, quello del Santo Padre, proprio come il suo diretto Superiore, è immensamente grande e, sì, penso di trovarvi anche io, come tutti i presenti alla Cittadella, come tutti voi, un posto».

Francesco è stato accolto amorevolmente dai giovani di Nuovi Orizzonti: ognuno di loro ha raccontato com’è riuscito a uscire dalla droga o da altre dipendenze… Cosa condivide di ciò che ha detto loro il Papa?

«Ogni sua affermazione. Condivido e imparo, ogni volta. Il Santo Padre ha dapprima ascoltato i racconti drammatici di tanti ragazzi che hanno conosciuto solitudine, droga, criminalità. Poi si è rivolto loro con l’affetto di un padre, con parole semplici e profonde, commuovendo, confortando, con umanità e umiltà. Come tutti, come i ragazzi di Nuovi Orizzonti, che nella loro vita hanno toccato il fondo, come i giornalisti e gli artisti presenti (la parte fortunata della società), io stesso sono rimasto conquistato e toccato dalla bontà, dalla pazienza, dalla calma di quest’uomo, non a caso guida spirituale del popolo cattolico e vicario di Cristo in Terra».

 Quali parole ha usato Francesco per incoraggiare i giovani?

«Le parole del Santo Padre, oltre alla forza del messaggio (che posso, questo sì, tentare di riassumere), hanno una potenza emotiva del tutto speciale, che non so paragonare ad altro se non alla poesia: hanno il carisma di una naturalezza, di una genuinità che tocca le coscienze… Proprio come dei versi, con la musica che portano dentro, versi che oltre al senso hanno anche la forza lirica della bellezza della bontà che li forgia. Papa Francesco ai ragazzi di Nuovi Orizzonti ha parlato della sacralità delle testimonianze intese, espresse dalle scelte di questi giovani che un giorno hanno incrociato quello sguardo d’amore che ha cambiato loro la vita, ascoltando una voce che – come lo definiva il profeta Elia – è come un “filo di silenzio sonoro”. Papa Francesco ha ricordato che il Signore non ci insegna mai a rinnegare il passato, perché è dal fango che siamo stati forgiati, da lì veniamo; ha parlato di fecondità, nelle sue accezioni spirituali e fisiche, e dell’importanza di seminare: vita e amore, proprio come Dio che è amore e ci è accanto e ci prende per mano. Ha infine ricordato che la ricostruzione della vita è una grazia da difendere con la Fede e con la lotta: mattoni e spada, fiducia nel lavoro e fiducia nella preghiera, che è voglia di ricostruire senza mai scoraggiarsi. Perché ci saranno ancora sconfitte, ha detto il Santo Padre, ma Dio è più grande di ogni sconfitta».

 Lei è un artista applaudito in tutto il modo, ma avere in platea il Papa… Che emozione  prova ogni volta?

«Quando posso offrire il mio modesto contributo e cantare di fronte al Santo Padre, per il quale nutro profonda devozione, è sempre motivo di grande gioia. Com’è noto sant’Agostino ci ricorda come il canto possa essere una straordinaria forma di preghiera. Ed è questo, il mio obiettivo, il mio intento: pregare insieme. Chiara Amirante, fondatrice di Nuovi Orizzonti, ha usato una frase che ben descrive un’emozione che faccio mia: la presenza del Santo Padre è “una carezza del cielo”».

Quali canzoni ha proposto e perché le ha scelte?

«Ho proposto dapprima Fall on Me, un duetto per me particolarmente significativo perché ho la gioia di cantarlo con mio figlio Matteo. E mi hanno commosso le parole di papa Francesco che nel suo discorso ha citato la fecondità del messaggio degli artisti e anche di questo piccolo brano che propone le voci e, in un certo senso il racconto, di un padre e di un figlio. Nel corso della celebrazione della Santa Messa, con l’amico flautista Andrea Griminelli ho proposto Panis Angelicus di César Franck, nel corso dell’Eucarestia, e l’invocazione mariana per eccellenza, l’Ave Maria di Franz Schubert, in chiusura della sacra funzione».

Il motto di Nuovi Orizzonti è “Portare gioia a chi ha perso la speranza”, in linea con lo spirito del suo impegno nel sociale. Nel 2011 ha fondato la Fondazione Andrea Bocelli: quali attività svolgete?

«Vorrei dire prima di tutto che papa Francesco, anche per la fondazione che porta il mio nome, è un faro imprescindibile che illumina il nostro cammino. Già alcuni anni fa, nel corso di una udienza privata, lo avevamo informato sulla al tempo giovanissima nostra avventura filantropica, mettendo a disposizione le nostre pur limitate forze, laddove ci avesse indicato. Ciascuno degli oltre venti progetti che abbiamo portato a termine in questi otto anni lo abbiamo impostato seguendo le medesime linee guida etiche. Abbiamo operato all’estero (da Haiti ai Paesi africani) e in Italia sempre in armonia con la mission della fondazione e dunque adoperandoci affinché vengano create opportunità di crescita e valorizzazione del talento. Puntando sull’educazione, di recente abbiamo ricostruito le scuole di Sarnano e di Muccia, località marchigiane messe a dura prova dal terremoto del 2016. La nostra nuova sfida è restituire a Camerino (anch’essa vittima del sisma) il suo Palazzo della Musica, che sarà anche sede distaccata del conservatorio di Fermo».

La musica è la voce dell’anima e la sua forza arriva dappertutto. Qual è il messaggio che ogni volta cerca di trasmettere?

«Io per primo, sulla mia pelle, vivo la musica come via privilegiata per accedere alla bellezza, e la vera bellezza è intimamente connessa alla vera bontà. L’amore, quando intride un brano cantato, può farsi ascoltare anche laddove i mezzi espressivi più comuni non sortiscono effetto. Ecco perché ritengo che la voce, quando al servizio della bellezza, possa consolare, possa farci crescere, possa “guarire” nel senso di indirizzarci al bene. Possa essere latrice di un’esperienza perfino mistica, potenzialmente incidendo sulla vita di tanti. D’altronde non dico nulla di nuovo: millenni orsono Aristotele sosteneva come la musica potesse mutare il carattere morale dell’anima, e dunque aprirci il cuore e la mente. La voce, quella mia come quella di ognuno, è un dono. Senza alcun merito, cerco solo di onorare tale dono, mettendo a disposizione questo strumento per condividere valori quali amore, ottimismo, fratellanza».

Suo figlio Matteo ha seguito le sue orme e ha già ottenuto grandi riconoscimenti nel mondo. Da padre e artista, cosa prova quando è applaudito?

«Grande emozione! Contentezza, ma anche una certa apprensione, perché so quanto sia complesso l’ambiente dello spettacolo e ho piena coscienza del fatto che una carriera artistica porta sempre pesanti incognite proprio perché non si può costruire a tavolino. Il fatto che mio figlio porti un cognome noto ha vantaggi iniziali, ma anche svantaggi: è un’arma a doppio taglio. Comunque lui pare determinato, oltre a essere dotato di ciò che non si impara: il talento. Altrettanto importanti saranno la determinazione, lo studio e il senso di sacrificio che porrà in atto».

Lei e Veronica siete credenti. In che modo la Fede ha condizionato le sue scelte di vita?

«Siamo cristiani, cattolici, praticanti. La Fede è un elemento basilare della nostra vita, un dono inestimabile che abbiamo cercato di custodire e che ci sostiene, giorno dopo giorno. La Fede, intesa quale Fede in Dio ma anche nell’uomo, non l’ho mai vissuta come espressione dogmatica bensì come un approdo meditato, frutto di una continua messa in discussione e di una altrettanto continua, quotidiana conferma. Cito un’equazione che mi è cara: il bene sta al male come il costruire sta al distruggere. L’uno è molto più impegnativo dell’altro. Distruggere è facile, immediato, e guadagna puntualmente una vasta risonanza, anche mediatica, mentre costruire è operazione lenta e sovente silenziosa, chiede costanza, impegno, fatica. Ma il mondo, seppure lentamente, continua a progredire, a migliorare. Ecco perché resto fiducioso ed ecco come la Fede condiziona ogni giorno che il buon Dio mi destina, ecco perché ritengo sempre che l’unica strada percorribile sia quella del costruire, perseguendo il bene con forza e con coraggio, con impegno e ottimismo».

Da bambino ha fatto il chierichetto ed è cresciuto cantando in chiesa. Quanto le è servito per la sua vita e per la sua formazione artistica?

«In verità il chierichetto non l’ho fatto, ma ho frequentato comunque assiduamente, insieme alla mia famiglia, la piccola chiesa di Lajatico (PI), il paese dove sono nato e cresciuto: c’era un organo la cui potenza sonora mi suggeriva grandi emozioni… Era una sorta d’invito alla riflessione, mi aiutava a rivolgere la mia attenzione al cielo, e a quelle domande cruciali per ogni uomo. Quelle alle quali, a mio avviso, c’è un’unica risposta. Devo dire che purtroppo poi, teenager, proprio quelle domande tentavo di aggirare, definendomi, con giovanilistica presunzione, agnostico. E così facendo accantonavo il problema più cruciale dell’esistenza… Poi però, al primo fondamentale bivio dell’età adulta (e cioè “credere o non credere”) ho scelto la via che mi sembrava più logica, quella che la mia intelligenza, per quanto limitata, individuava come percorso senza alternative. E la mia attività di musicista, proprio come l’attività filantropica che svolgo attraverso la Fondazione, risponde a una scelta antica, che potrei riassumere nella volontà di omaggiare la bellezza e dire sì al bene, stando sempre e comunque dalla sua parte».

Lei ha cantato per diversi papi. Che ricordi ha?

«Ho conosciuto tre papi: Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio. Magnetico il primo, pura mente il secondo, di poche parole ma di grandi fatti Bergoglio. Tre spiriti superiori, ponte fulgido tra la nostra avventura terrena e il trascendente. Considero le occasioni avute di cantare per loro un grande privilegio: sono stati momenti tra i più emozionanti della mia carriera».

In un’intervista a “Il mio Papa” lei disse che Francesco è “una benedizione calata sul mondo”. Quali altre espressioni le vengono in mente per descrivere il nostro Papa?

«Le parole, ce lo ha ricordato il Santo Padre proprio l’altro giorno a Frosinone, possono essere assai fragili e lasciare il tempo che trovano… Le azioni del Papa, la sua testimonianza viva della presenza di Cristo sulla terra, sono immensamente più chiarificatrici di qualunque descrizione verbale. Posso comunque, sommessamente, offrire qui una suggestione legata a come vivo la sua persona ed il suo pontificato: ritengo Francesco un eroe dei nostri giorni. E continuo a pensare che sia un gigante, perché ha la grandezza dei Buoni e la bontà dei Grandi».

di Antonella Silvestri

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