Don Marco, il parroco che opera tra i terremotati

12 Novembre 2016 Gente di Francesco, News

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Schermata 2016-11-09 a 11.12.05Le scosse del terremoto del 24 agosto, seguite da quelle del 26 e del 30 ottobre, hanno ferito anche Camerino, danneggiando la parrocchia di San Venanzio martire, non più agibile come le altre chiese del luogo, riferisce don Marco Gentilucci.

«Celebriamo la Messa nei centri di accoglienza e all’aperto, incontrando la gente nei luoghi di ritrovo, anche se assistiamo a un vero e proprio esodo. È un’emergenza, senza precedenti. Si riparte da zero come strutture, ma si riparte dal grande cuore della nostra gente», dice il parroco, legato alle clarisse del monastero Santa Chiara che rientra nel territorio parrocchiale, evacuato il 26 ottobre.

Ora le monache sono ospiti delle consorelle a San Severino Marche. Proprio nel monastero lesionato dal sisma, il parroco 36enne ha iniziato il suo cammino di discernimento, che l’ha portato a entrare in seminario dopo una lunga esperienza fra gli scout: aveva 23 anni e allora le clarisse erano alle prese con la ricostruzione dopo il sisma del ’97. «Sono stato accompagnato con pazienza e vicinanza dall’abbadessa suor Chiara Laura e dalle consorelle. Attraverso di loro Dio mi ha mostrato quella tenerezza capace di farmi superare le difficoltà della vita», commenta don Marco, sacerdote dall’aprile 2013.

 

«Anche la recente esperienza dolorosa del terremoto ci accomuna nella ricerca di dare speranza alle tante persone che si rivolgono a noi per trovare conforto. Mi sento di chiedere attenzione e solidarietà per tutti noi. Non è in gioco solo la conservazione di beni culturali, ma la sopravvivenza di intere comunità cristiane che intorno e dentro le loro chiese trovano quella casa accogliente e quelle porte aperte che tanto Papa Francesco ci ricorda», rimarca don Gentilucci.

E aggiunge: «Fin dai primi giorni del mio ministero ho cercato di far comprendere alla gente che il prete è si un fratello scelto e chiamato, ma che viene dal popolo e il popolo deve servire con passione e senza riserve, non avendo paura di mostrare quell’umanità che ci fa uomini, spesso segnata da fragilità e sofferenza».

di Laura Badaracchi

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