Don Guglielmo Karcher, chi è il cerimoniere di Papa Francesco

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Accanto al nuovo Papa. Monsignor Karcher chiese e ottenne di poter tenere il microfono al Papa durante il saluto subito dopo l’elezione. (Credits: Agf)

Accanto al nuovo Papa. Monsignor Karcher chiese e ottenne di poter tenere il microfono al Papa durante il saluto subito dopo l’elezione. (Credits: Agf)

Monsignor Guillermo Javier Karcher si presenta sorridendo: «Sono l’uomo che teneva il microfono al Papa!». Tutti ricordano quel momento, quando Francesco, dal balcone di San Pietro, testimoniava per la prima volta la sua appartenenza alla diocesi di Roma e parlava di sé come di un Papa venuto dalla fine del mondo.

Monsignor Guillermo, don Guglielmo, è anche lui argentino; a Il mio Papa oggi racconta l’esperienza di vivere al fianco del Santo Padre: «È una grazia che si rinnova ogni giorno…». Con emozione, poi, ricorda ancora il giorno del Conclave, quando – pochi minuti prima del fatidico «Habemus Papam!» – chiese di portare il microfono se il cardinale Bergoglio fosse stato eletto. E racconta, don Guglielmo, di avere avuto anche una visione: «Una Madonna sul carro, con magnifici ornamenti. Ho capito subito che attorno a Francesco c’è un’aura divina che m’impone il massimo rispetto, m’impedisce quasi di avvicinarmi, devo tenermi a distanza».

La guida sicura per gli argentini

«Ogni giorno – prosegue monsignor Karcherm’interrogo su quale sia il significato di questo dono che ho ricevuto, la grazia di poter vivere così vicino al Santo Padre». E proprio dell’emozione che si prova nell’incontrare papa Francesco, don Guglielmo è diventato fondamentale testimone. All’incarico di Ufficiale di protocollo della Segreteria di Stato e Cerimoniere pontificio, ora si è aggiunto un servizio personale e di fiducia nel curare i rapporti del Papa con l’Argentina. A don Guglielmo arrivano migliaia di lettere e di richieste di visite al Santo Padre (sono già programmati gli incontri fino a marzo prossimo): «Sono testimone dei tantissimi amici che lo conoscevano in Argentina e che ora chiedono di poterlo incontrare di nuovo».

Dal primo evento organizzato in occasione dell’elezione di papa Francesco con un centinaio di  argentini nell’Aula Paolo VI, monsignor Karcher è diventato oggi un punto di riferimento anche per i famigliari di papa Bergoglio. «Sono una famiglia molto unita e fiera del senso di appartenenza », racconta don Guglielmo. «Tutti vogliono incontrare quanto prima Francesco», continua monsignor Karcher, spesso preoccupato dell’elevato numero di richieste. Ma quando si rivolge al Papa per aggiornarlo sulla lista degli incontri, sorride pensando alla consueta risposta del Papa: «Aumenta, aumenta! ».

Ma chi sono gli argentini che chiedono di incontrare Bergoglio? Oltre ai politici e agli artisti, molte sono le richieste di calciatori, rugbisti e polisti (in Argentina il polo è sport nazionale, ndr) con le loro divise da fare firmare al Papa. «La squadra del San Lorenzo, di cui il papa è il tifoso “numero uno”, gli ha portato la coppa!».

Il legame di papa Francesco con la patria è molto forte: ogni mercoledì, durante l’Udienza generale, duecento argentini vengono accolti nel consueto incontro con il Santo Padre, cui portano i dolci tipici (alfajores, dulce de leche) e l’erba Mate. Monsignor Karcher li aspetta alla porta di Sant’Anna e li scorta fin sul sagrato sinistro di Piazza San Pietro, dove restano in attesa del saluto.

L’incontro con i connazionali, poi, finisce con una foto nell’antisala della Segreteria di Stato. Per altre centinaia di argentini (in media, oltre trecento ogni settimana) la partecipazione a questo incontro non è possibile, così rimangono nelle vicinanze, in piazza e lungo le transenne. Dall’inizio del pontificato di Francesco, sono triplicati di numero e la compagnia aerea argentina ha deciso di organizzare un volo giornaliero per Roma.

«Al Papa piace incontrare i fedeli, vorrebbe parlare con ciascuno di loro. È consapevole dell’effetto moltiplicatore che si genera: ogni incontro è un “evento” e chi ha la fortuna di parlare con il Papa al suo rientro si trasforma in evangelizzatore. Come scrive nella sua “Evangelii Gaudium”, anche la gioia è contagiosa!».

"I malati sono i primi fedeli che il Papa incontra durante l’udienza del mercoledì", ha dichiarato don Guillermo Javier Karcher (credits: Getty Images)

“I malati sono i primi fedeli che il Papa incontra durante l’udienza del mercoledì”, ha dichiarato don Guillermo Javier Karcher (credits: Getty Images)

Tra Benedetto XVI e Papa Bergoglio

«Molti fedeli vengono da me e mi raccontano le pene di questo viaggio per incontrare il Papa e questo mi commuove», dice don Guglielmo. «Ci sono famiglie che fanno anche tredicimila chilometri per fare benedire un bambino malato. Per Francesco i malati vengono al primo posto». Come quando, in una delle prime udienze in piazza San Pietro, ha fatto fermare la  per salutare un paraplegico tra la folla. «Gli ho chiesto come facesse a sapere che quel malato fosse proprio lì, in mezzo a tutta quella gente: “Lo sento”, è stata la sua risposta».

I malati sono i primi fedeli che il Papa incontra durante l’udienza del mercoledì; poi saluta un centinaio di fedeli in attesa sul sagrato destro, i novelli sposi al centro, infine gli argentini sul sagrato sinistro. «Il Papa non vuole un momento esclusivo per l´Argentina: vuole che i suoi connazionali partecipino con gli altri fedeli per vivere insieme questa grande emozione».

Il Papa ha anche una grande attenzione per Roma:«Si sente innanzitutto vescovo di Roma», dice ancora monsignor Karcher, che ricorda una visita di papa Francesco nella basilica di San Paolo fuori le Mura: «In quella circostanza ha indossato il pallio in uso agli arcivescovi. È stato emozionante vederlo con lo stesso paramento che aveva quando era mio Primate a Buenos Aires! Il Papa ha voluto rimarcare così che si sente pastore di Roma», spiega don  Guglielmo.

Monsignor Karcher ha vissuto fino a 27 anni a Buenos Aires, dove era diacono e vice parroco della Chiesa della Mater Admirabilis; poi si è trasferito a Roma per completare un dottorato in Liturgia. Madre argentina e padre tedesco, durante la celebrazione di santificazione di papa Giovanni XXIII e di papa Giovanni Paolo II ha avuto il compito di assistere Benedetto XVI: «Mi ha emozionato molto rivederlo», confessa. Un legame forte, il suo, quello fra Germania e Argentina, vissuto anche nella devozione alla “Madonna che scioglie i nodi”, il celebre dipinto trovato da Bergoglio in Germania e portato in Argentina. E conclude: «Al suo fianco sento sciogliere anche i nodi della mia vita...».

di Adriano Alimonti

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