Don Ciotti e quel caffè regalato al Santo Padre

27 marzo 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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Papa Francesco lo ha detto più di una volta: «Di fronte alle ingiustizie non si può stare zitti». E le parole del Papa le ripete a gran voce anche lui, don Luigi Ciotti, il prete che ha dedicato tutta la sua vita ai più poveri e agli emarginati. Non per niente don Ciotti vive da ventinove anni sotto scorta e porta avanti le sue battaglie con passione e amore per gli ultimi. Con il gruppo Abele (la onlus fondata nel 1965), si occupa di problemi sociali (droga, Aids, prostituzione e immigrazione) e con “Libera” (creata nel 1994) si propone di contrastare mafia ed illegalità diffusa.

In occasione dell’uscita del suo libro, Lettera a un razzista del terzo millennio don Ciotti è stato invitato lo scorso 17 marzo da Fabio Fazio alla sua trasmissione Che tempo che fa su Raiuno. Parlando con il popolare presentatore, il religioso veneto (ma torinese di adozione) ha approfittato per sottolineare la grandezza di papa Francesco.  Il Santo Padre e don Luigi si sono incontrati in più occasioni. Sollecitato da Fazio, don Ciotti ha raccontato, con particolari e aneddoti divertenti, i suoi incontri con Francesco. 

Queste le sue parole: «Quando sono andato a incontrarlo la prima volta, gli ho portato un piccolo regalo, un pacco di caffè. Lui è italiano, il papà italiano… Il caffè come lo tostiamo noi non lo tosta nessuno… Sono arrivato da papa Francesco, gli ho detto che lo avevo preso in un piccolo bar di Torino in via Pietro Micca dove ci entrano al massimo sette persone ma dove fanno un gran caffè…». Il racconto continua: «Quando sono tornato a Torino dopo quella visita in cui abbiamo anche lavorato e preso decisioni insieme, sono passato dal mio amico al bar, che, appena mi ha visto, è saltato da dietro il banco e mi ha detto: “Il Papa mi ha scritto”. Francesco, infatti, aveva recuperato l’indirizzo sull’adesivo che tiene incollato il pacchetto e aveva scritto testualmente: “Il caro don Luigi Ciotti mi ha portato in dono il vostro caffè. Io me lo sono fatto, molto buono, grazie…”». 

Don Luigi ha proseguito così: «Durante il nostro secondo incontro gli ho portato due pacchi del caffè di Torino. Perché nella vita i segni sono importanti… a volte non abbiamo bisogno di grandi parole. Ci sono parole che passano attraverso i gesti e ci permettono di avere relazioni e di incontrarci…». Dal racconto di don Ciotti a Fazio non è sfuggito un particolare: il prete dava del tu a Bergoglio. «Beh sì. Lui dava del tu a me e io a lui.  I rapporti sono fatti di sostanza, nel rispetto» ha subito precisato don Ciotti. 

Bergoglio ha sempre sostenuto le iniziative del fondatore di “Gruppo Abele” e Libera”. Quello tra il prete di strada torinese e papa Francesco è un rapporto di fiducia e di stima reciproca iniziato il 21 marzo del 2014. 

È ancora viva negli occhi di tutti l’immagine di papa Francesco che prendeva per mano il fondatore di “Libera” arrivando nella chiesa di San Gregorio VII a Roma alla vigilia della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie che quell’anno si svolse a Latina. I due si abbracciarono, dopo aver ascoltato il lungo elenco delle vittime. In quella sede Francesco aveva ammonito i mafiosi: «Smettete di fare il male o per voi sarà l’inferno». Aveva incontrato un migliaio di familiari delle vittime, tra cui quelli di don Peppe Diana e don Pino Puglisi. Al momento della benedizione, don Ciotti, con grande commozione, appoggiò, sulle spalle del Papa, la stola di don Peppe. Da quel momento Francesco ha sempre confermato la sua stima e la sua vicinanza al sacerdote di strada impegnato in un percorso di educazione al bene contro ogni forma di ingiustizia e di corruzione.

LE ATTIVITA’ DI DON CIOTTI E IL SUO LIBRO…

Don Luigi Ciotti, 73 anni di Pieve di Cadore (BL) e torinese di adozione, è fondatore e animatore del gruppo “Abele” (contro droga, Aids, prostituzione e immigrazione) e di “Libera” (contro le mafie) con i quali si è sempre schierato a fianco degli ultimi. Il suo ultimo libro “Lettera a un razzista del terzo millennio” è la critica ad un Paese diviso e incattivito ma anche l’invito a superare il sentimento di intolleranza sempre più diffuso.

di Antonella Silvestri

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