Domenico Giani, l’uomo che veglia sul Santo Padre

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L’angelo custode del Papa ha compiuto 52 anni lo scorso 16 agosto, si chiama Domenico Giani ed è nato ad Arezzo. Attento e discreto, poco amante dei riflettori e della ribalta mediatica, veglia giorno e notte sulla sicurezza di papa Francesco. Da otto anni è comandante del corpo della Gendarmeria pontificia. Ma, come è nel suo stile, ci tiene a non personalizzare troppo il suo ruolo.Gli angeli custodi del Pontefice in realtà sono 150, tanti quanti sono i gendarmi in servizio in Vaticano: ne sarebbero previsti molti di più, ma la «spending review» è arrivata anche Oltretevere e pure gli angeli devono fare gli straordinari. A essi si aggiungono le 120 Guardie Svizzere che fanno capo invece al comandante Daniel Rudolf Anrig. Con i gendarmi condividono il compito di proteggere il Papa e la Città del Vaticano.

Alcuni gendarmi arrivano dall’arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato italiana, altri hanno fatto qualche esperienza nell’esercito o, molto semplicemente, sono entrati attraverso l’apposita selezione che periodicamente organizza il Governatorato della Città del Vaticano. Come diceva un anziano comandante, «il gendarme deve essere a metà tra il sacrestano e il militare», cioè esperto di sicurezza e ordine pubblico, ma anche credente e fedele alla Chiesa; infatti, vale sempre il detto che «chi è generoso con il parroco lo sarà con il Papa» e perciò conta soprattutto la provenienza ecclesiale. Non a caso ogni anno, durante la Quaresima, i gendarmi vanno tutti in ritiro a Castel Gandolfo, vicino Roma, accompagnati dal loro cappellano, il salesiano don Sergio Pellini; e questi gendarmi hanno scelto come loro protettore e patrono, l’arcangelo Michele, l’angelo guerriero, rivestito da un’armatura dorata e in perenne lotta contro il demonio.

Ogni anno, in vista della ricorrenza di san Michele arcangelo (il 29 settembre), la Gendarmeria festeggia il suo patrono nei giardini vaticani con una sfilata, l’esecuzione della banda musicale, i discorsi delle autorità ecclesiastiche, il messaggio del Papa e persino i fuochi d’artificio. Quest’anno l’appuntamento è per il 26 settembre e, come di consueto, non mancheranno le autorità italiane, i rappresentanti del Corpo diplomatico presso la Santa Sede e tanti amici della «polizia del Papa». Laureato in Pedagogia e in Scienze della sicurezza economico-finanziaria con il massimo dei voti, Domenico Giani è stato ufficiale della Guardia di Finanza e ha lavorato per i Servizi segreti italiani. Molto attivo nel volontariato (in particolare con l’associazione Rondine cittadella della Pace di Arezzo), nel 1999 è entrato a far parte della Gendarmeria vaticana e sette anni dopo è diventato comandante generale. È l’unico dei gendarmi a vivere giorno e notte stabilmente in Vaticano, con la moglie Chiara che è docente universitaria. Domenico e Chiara si sono conosciuti nella parrocchia del Sacro Cuore di Arezzo e nel cammino francescano legato al santuario di La Verna e hanno avuto due figli, Luca, che ora ha 24 anni e Laura di 18.

La giornata comincia presto e finisce tardi
La giornata del comandante della Gendarmeria inizia molto presto al mattino, prima delle sette. Ogni mercoledì, in occasione dell’udienza generale in piazza san Pietro, il comandante segue la vettura scoperta del Pontefice insieme con gli altri colleghi della Gendarmeria e della Guardia Svizzera. Se c’è da preparare qualche viaggio in Italia o all’estero si reca sul posto per i sopralluoghi e prende contatto con le forze di polizia locali. Se ci sono visite in Vaticano di capi di Stato e altre personalità dispone i servizi di scorta per garantire la sicurezza, attività che vengono seguite dai suoi ufficiali. La giornata di lavoro finisce tardi la sera. I gendarmi, nella loro caserma, hanno anche un’eccellente palestra: hanno bisogno di tenersi in forma per correre dietro alla papamobile ed essere pronti in caso di aggressioni. Come accadde nella notte di Natale del 2008 quando il comandante bloccò una cittadina italo-svizzera, Susanna Maiolo, che tentò di saltare addosso a Benedetto XVI.

Nonostante questi episodi, i gendarmi pontifici non si sentono affatto i «Rambo» di papa Francesco. Tuttavia i loro compiti sono davvero tanti e delicatissimi: oltre alle funzioni di pubblica sicurezza e ordine pubblico, svolgono servizio di polizia di frontiera, polizia giudiziaria e intelligence, persino di polizia stradale (solo nel 2013 sono transitati in Vaticano 2.557.000 veicoli ed entrate circa 240.000 persone, oltre i 3.000 dipendenti giornalieri). Ora i gendarmi si stanno specializzando anche nell’antiriciclaggio e nei reati legati al traffico di valuta. Al comandante Giani fanno capo, inoltre, il corpo dei Vigili del fuoco del Vaticano e tutti i servizi di sicurezza e protezione civile vaticani. Dal 2008 la Gendarmeria aderisce all’Interpol, l’Organizzazione internazionale di Polizia criminale. Una sala operativa all’avanguardia presso porta Sant’Anna in Vaticano consente alla Gendarmeria di tenere sotto controllo tutta la situazione e di scambiare informazioni con la centrale dell’Interpol a Lione.

Componendo il 112 sul territorio vaticano è possibile attivare l’intervento immediato delle forze dell’ordine, dell’ambulanza e dei Vigili del fuoco vaticani. I gendarmi si tengono continuamente aggiornati con corsi e training specifici, anche all’estero. Perciò oggi, mentre si parla delle minacce del terrorismo islamico, la «polizia del Papa» può mostrare una discreta tranquillità: il livello di attenzione intorno al Pontefice è
sempre alto e la collaborazione con le forze di polizia e gli organismi di intelligence degli altri Paesi è ottima: perciò, spiegano, non c’è da allarmarsi inutilmente.

Duecento anni di storia al servizio dei Pontefici

Il Corpo della Gendarmeria pontificia venne fondato il 14 luglio 1816 da Pio VII a difesa della persona del Papa dopo la drammatica esperienza della prigionia. Per ben cinque anni, dal 1809 al 1814, Pio VII
infatti era stato tenuto prigioniero da Napoleone Bonaparte prima a Grenoble e poi a Savona, a seguito dell’annessione dei territori dello Stato Pontificio alla Francia. Dopo il Concilio Vaticano II, papa Paolo VI, il 14 settembre 1970, abolì tutti i Corpi militari dello Stato della Città del Vaticano, a eccezione della Guardia Svizzera Pontificia. Il 15 dicembre dello stesso anno la Gendarmeria fu sciolta e al suo posto fu costituito presso il Governatorato del Vaticano un «Ufficio centrale di vigilanza». Nel 2002 tale organismo prese il nome di «Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano»

di Ignazio Ingrao

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