Docce per i senzatetto in San Pietro: la storia di Bruno

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Papa Francesco saluta alcuni senzatetto durante l'udienza generale, 17/12/2014 (credits: Getty Images)

Papa Francesco saluta alcuni senzatetto durante l’udienza generale, 17/12/2014 (credits: Getty Images)

Sono le 9.30 di lunedì mattina e a piazza San Pietro la fila di turisti per entrare a visitare la basilica è già lunga. Dal colonnato spunta Bruno: «Sto bene, vero? Senza barba né capelli sembro un ragazzino!», mi dice sorridendo con quell’allegria che sembra non abbandonarlo mai e che, da stamattina, ha una ragione in più. Sono le docce di papa Francesco.

Bruno ne è entusiasta: «È una manna dal cielo. Oh, prima di lui non ci aveva mai pensato nessuno. Qui è tutta un’altra cosa rispetto ai posti dove mi lavo di solito: c’è una signora gentilissima che, appena hai finito, pulisce tutto prima di far entrare un altro. Tu non devi fare niente. Non bisogna nemmeno prenotarsi e prendere l’appuntamento, come devo fare al Binario 95 (un centro di accoglienza e di assistenza che si trova vicino alla stazione Termini, ndr). E, poi, non c’è l’acqua calda a tempo che, dopo qualche minuto, finisce», dice.

Che simpatia quei barbieri volontari”
Mi racconta piacevolmente stupito, che stamattina, in occasione della sua prima visita alle docce, gli hanno dato «un kit con lo shampoo, l’asciugamano e la biancheria di ricambio: maglia, slip e calzini. Anche il barbiere è stato bravo, abbiamo pure fatto due chiacchiere: si chiama Marco e ha un negozio che il lunedì è chiuso. Così lui può venire a fare volontariato qui a san Pietro. Però, mi ha fatto solo i capelli, la barba te la devi fare da solo: ti danno la schiuma, la lametta e il dopobarba. Mejo de così!».

Bruno, che ha 55 anni ed è «romano de Roma», l’ho conosciuto quasi per caso. Ma è stato uno di quegli incontri che, se non ti cambiano la vita, certo ti danno una mano a rivedere la scala delle priorità. Tutto è cominciato quando il direttore del giornale, Aldo Vitali, mi ha incaricato di scrivere un articolo sulle docce volute da papa Francesco per i senzatetto. All’inizio, lo ammetto, sono rimasta un po’ perplessa: i luoghi comuni sui clochard sono tanti e io non sapevo bene chi avrei trovato e, soprattutto, se sarei riuscita a trovare qualcuno da intervistare: qualcuno disponibile a raccontare perché mai fosse finito a farsi la doccia sotto il colonnato del Bernini.

Poi ho incontrato Bruno e i miei timori sono svaniti in un attimo. Jeans, giacca a vento, cappellino di lana, borsello a tracolla: se lo avessi visto qualche metro più in là, lo avrei scambiato per una delle tante persone che, per le ragioni più diverse, gravitano intorno a San Pietro. Forse una guida in cerca di turisti da portare ai Musei Vaticani “saltando la fila”, come assicurano in tutte le lingue.

“Avevo una vita normale, ma poi…”
Bruno, invece, è un senzatetto. Di nome e di fatto: perché non ha una casa né una residenza, ma solo un indirizzo fittizio che serve per poter usufruire di alcuni servizi indispensabili come il medico di base. Insomma, uno di quelli che con un eufemismo vengono definiti “nuovi poveri”. Una categoria nata con la crisi economica che racchiude chi, come Bruno, ha perso tutto, ma non vuole perdere la dignità. È soprattutto a loro, probabilmente, che papa Francesco ha pensato quando, stupendo il mondo intero, ha fatto installare le docce a qualche metro dalla basilica di San Pietro.

A chi, come Bruno, non molla e continua a farsi doccia, barba e capelli perché domani, si sa, è sempre un altro giorno. E chissà cosa può riservare. Per questo, quando gli dico che Francesco legge “Il mio Papa”, esclama: «Allora vedrà anche l’articolo su di me! Magari mi aiutasse a trovare un lavoro… Perché io, anche se lo incontrassi di persona, non gli chiederei soldi, ma un lavoro. Con quello potrei trovare anche una stanza per dormire e tornerei alla vita di prima».

Nella “vita di prima”, Bruno aveva una famiglia, un lavoro e una casa. Poi li ha persi a uno a uno, e ora dorme in una casa di accoglienzama solo nei mesi invernali, quando il vicariato apre dei posti per l’emergenza freddo, nel resto dell’anno c’è la strada»), mangia alla mensa della Caritas e trascorre tutte le giornate da solo alla stazione Termini dove «guardo la gente che passa e raccolgo le cicche dai portacenere per recuperare il tabacco e farmi le sigarette».

Quella dignità che Francesco ha capito
Man mano che parla, mi si spalancano le porte di un mondo che troppo spesso vediamo solo nei reportage sulla crisi. Gli chiedo di visitarlo insieme, di andare nei “suoi” luoghi. Una parte di quello che ho trovato, lo vedete nelle foto di questo servizio. Il resto potete
immaginarlo: la dignità di tanti, come Bruno, che sono precipitati nel baratro, ma non hanno perso la speranza di risalire grazie anche alla disponibilità di persone come gli addetti alle docce di San Pietro che offrono un ascolto e una parola, non solo acqua e sapone. Una dignità e una voglia di non mollare che, anche stavolta, Francesco ha visto prima di tutti.

di Tiziana Lupi

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