Dal 3 dicembre al cinema il film sul Papa

2 dicembre 2015 Mondo di Francesco, News

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49 cover filmCi sono voluti due anni di lavorazione, un investimento di quindici milioni di dollari, riprese in Italia, Argentina e Germania e tanto coraggio ma, alla fine, il primo film su Jorge Mario Bergoglio arriva nei cinema di tutta Italia.

Da giovedì 3 dicembre Chiamatemi Francesco sarà nelle sale per raccontare chi era e chi è stato il Pontefice prima di arrivare sul trono di Pietro dalla fine del mondo.

A produrlo, con la sua Taodue, è stato Pietro Valsecchi che è abituato ai film biografici ma che stavolta, ammette, ha avuto davvero paura: «Per due anni mi sono svegliato di notte in preda al panico.

Nelle altre biografie, come quelle di Paolo Borsellino o Giorgio Ambrosoli, ho sempre avuto qualcuno con cui confrontarmi, la famiglia, gli amici. Per Chiamatemi Francesco non avevo nessuno e, certo, non potevo chiamare il Papa».

Questo film, però, Valsecchi voleva proprio farlo: «Mi sono chiesto: “Chi sono io per fare un film su Bergoglio?” E mi sono risposto che anch’io, come tutti, ero rimasto colpito da quel suo primo buonasera, pronunciato dal balcone della basilica di San Pietro il 13 marzo 2013 e che avevo voglia non solo di saperne di più su quell’uomo ma anche il dovere, in quanto produttore, di raccontarlo agli altri».

Ecco, dunque, Chiamatemi Francesco per il quale il regista Daniele Luchetti ha voluto due attori che interpretano il futuro Pontefice in due fasi differenti della sua vita: l’argentino Rodrigo De la Serna gli presta il volto dai 25 ai 60 anni mentre il cileno Sergio Hernández è prima l’arcivescovo e, poi, il cardinale Bergoglio fino al momento in cui il Conclave lo elegge Papa.

Un lungo arco temporale, insomma, in cui Luchetti ha ripercorso le fasi salienti della vita di Jorge Mario Bergoglio, soffermandosi in modo particolare su alcuni momenti. Primo fra tutti, anche perché occupa una buona parte del film, il periodo della dittatura di Videla, un pezzo di storia con cui l’Argentina non ha ancora chiuso i conti.

Ecco dunque, nel film, il giovane provinciale dei gesuiti nonché rettore del Colegio Máximo darsi da fare in ogni modo per salvare più persone possibile dal regime. Tra queste, ci sono anche Yorio e Jalics, due gesuiti rapiti e torturati per cinque lunghi mesi dagli aguzzini di Videla. La loro storia è stata usata dai detrattori di Bergoglio all’indomani della sua elezione per accusarlo di avere fiancheggiato la dittatura e, addirittura, avere denunciato i due religiosi. 

A questo proposito, Luchetti racconta: «Durante le riprese a Buenos Aires mi è capitato più volte di essere avvicinato da qualcuno che sosteneva che Bergoglio non aveva fatto niente contro il regime. Queste accuse, però, cadevano tutte davanti alla credibilità del personaggio che stavo costruendo». 

Bergoglio, appunto, che nascondeva nel collegio chi scappava ed è arrivato a far fuggire un uomo che gli somigliava vestito da prete e con la sua carta d’identità. E non ha esitato a chiedere allo stesso Videla la liberazione di Yorio e Jalics.

Per Rodrigo De la Serna e Sergio Hernández interpretare Bergoglio è stata un’esperienza straordinaria che li ha cambiati profondamente: «Quando mi hanno offerto questo ruolo ho pensato che, prima di tutto, dovevo essere credibile. Perciò ho lasciato tutti gli altri lavori che stavo facendo e ho iniziato ad ascoltare i suoi discorsi, a guardare documentari.

Sono andato a Buenos Aires per sentire come parlano le persone e come parlano gli abitanti del quartiere in cui Bergoglio è nato e cresciuto. Sono entrato in ritiro e ancora oggi faccio fatica a togliermi il personaggio di dosso» racconta Hernández. De la Serna conferma: «Interpretandolo, ho ritrovato un’intimità con me stesso che non avevo da tanto tempo.

È stata una responsabilità enorme avvicinarsi a Bergoglio, soprattutto alla sua monumentale dimensione spirituale». Una responsabilità che lo ha portato a prepararsi con la massima cura: «Ho studiato tutto quello che ho potuto, anche la vita, le opere e gli esercizi di sant’Ignazio di Loyola (il fondatore dei Gesuiti; ndr)».

L’attore argentino non nasconde la sua ammirazione per Francesco: «È un uomo di un’intelligenza straordinaria e con un sottile senso dell’umorismo. Credo che in un contesto mondiale così delicato sia il miglior Papa che si potrebbe avere». Ciò nonostante o, forse, proprio per questo De la Serna ci tiene a sottolineare che, per quanto verosimile, Chiamatemi Francesco rimane un film: «Il cinema è incapace di riprodurre, per esempio, quello che succede quando preghiamo.

Per quanto i nostri tentativi di avvicinarci ad una figura storica siano laboriosi e rispettosi, la realtà non si riproduce mai perfettamente. Io non ho interpretato un Papa. Ho solo provato ad avvicinarmi il più possibile alle esperienze della sua vita». 

Un  tentativo riuscito, almeno secondo quanto, come riferisce Valsecchi, ha detto monsignor Guillermo Karcher dopo aver visto Chiamatemi Francesco: «Ha detto che abbiamo fatto un film veritiero. E io, che ho cominciato a lavorare a questo progetto quando tutti mi dicevano che il Papa non voleva film su di lui, ho tirato un sospiro di sollievo».

Che è diventato ancora più grande quando ha saputo che la Santa Sede stava organizzando un’anteprima del film nell’Aula Paolo VI (che si è svolta martedì 1 dicembre) con un pubblico d’eccezione: circa settemila senzatetto, invitati in Vaticano per l’occasione.  

di Tiziana Lupi

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